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Una mini Sicilia con tutti i difetti dell'isola madre

Autore: Felice Modica
Testata: Libero
Data: 18 agosto 2013

L'idea di costruire un grande parco a tema su un'isola di fronte al Golfo di Catania, che riproduca in miniatura la Sicilia («l'isola madre»), sarebbe stata senza ombra di dubbio classificata tra le «prave intenzioni » dal grande Rosario Assunto. Il filosofo del Paesaggio e l'Estetica si rivolterebbe nella tomba, poi, nell'apprendere che, su quest'isola - una trentina di ettari scarsi - è stato edificato un vulcano artificiale alto trenta metri, che erutta magma, sintetico ma molto realistico, e che, per soprammercato, vi si sono accampate intere troupe di produttori, registi e più o meno scalcinati attori hollywoodiani. Poi, lo schivo, riservato Assunto ringrazierebbe Iddio di essere morto, venendo a conoscenza del fatto che, sull'isoletta, si rappresentano senza interruzioni, attingendo generosamente al parco attori locale («Ho detto tutto», sottolineava il sommo Peppino de Filippo...), scene che ripropongono episodi importanti della storia siciliana. Per esempio i Vespri, o un remake de Il Gattopardo o de La terra trema di Visconti o, ancora, la strage di Portella della Ginestra ispirata alla narrazione cinematografica di Franco Rosi in Salvatore Giuliano. Per fortuna l'isola esiste solo nella fantasia (malata?) di Massimo Maugeri, scrittore catanese che si è inventato tutto: una Disneyworld in salsa mediterranea degna di un Matt Groening (quello dei Simpson, per intenderci...) particolarmente cinico; una Siciliuzza in miniatura portatrice, a un altissimo grado di concentrazione, di tutti i difetti dell'isola madre. Ecco, in questo inferno a metà tra il reality show e le americane giornate celebrative della guerra di Secessione, quel birbone di Maugeri ha ambientato il suo ultimo romanzo, Trinacria Park (e/o, pp. 228, euro 16), vincitore dell'ultima edizione del premio Vittorini. Un apologo sulla doppiezza dei tempi, in cui nulla è come sembra e tutto è falso. S'è divertito, Maugeri, immaginando un melting pot siculo che, dall'ultimo impero americano, si saldi idealmente alla millenaria matrice greco-classica. Sullo sfondo ci sono, nientemeno: il ritrovamento di un poema antico sulle Gorgoni (non solo Medusa, come dicono Omero e Caravaggio, ma anche Steno ed Euriale); un'interpretazione del mito in chiave femminista; spionaggi industriali e intrighi internazionali; guerre batteriologiche, epidemie, scontri tra realpolitik e ingenue quanto violente tensioni separatiste (ma lo aspettiamo ancora, sulla scena politica siciliana, un personaggio - discutibile, certo - ma col carisma e la cultura di un Andrea Finocchiaro Aprile...). Insomma, una specie di Hollywood party, però in chiave tragica, come da sempre si addice alla Sicilia: «La Sicilia e l'Islam», diceva Vitaliano Brancati in uno dei suoi momenti di irrefrenabile buonumore, «insegnano soltanto a morire...». Beh, però Rosario Assuntosi sarebbe almeno parzialmente consolato, leggendo il menù della giornata d'inaugurazione del Parco: un tripudio della cucina siciliana. Lui che (giustamente) inorridiva constatando che «nella Messina del pescespada in salmoreglio il cosmopolitismo straccione ostenta salmone d'Islanda, mentre un afrore di ferro da stiro da hamburger dell'International Styleha sostituito le bistecche odorose di fumo di legna», di fronte all'elenco, lunghissimo, di sicule prelibatezze di mare e di terra immaginate da Maugeri, avrebbe annuito soddisfatto. E noi con lui.