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La combattente in nome del genere

Autore: Mauro Trotta
Testata: Il Manifesto
Data: 15 agosto 2013

Una storia pulp per la protagonista in lotta contro le secolari violenze sulle donne Una delle caratteristiche su cui si è basata e continua a fondarsi la letteratutura di genere è la serialità. E la dimensione seriale, spessissimo, deriva dalla creazione di un personaggio, di un eroe che ponendosi al centro della ribalta garantisca l'unità delle vicende raccontate trasformandole in saga. Negli ultimi vent'anni, la narrativa italiana ha assistito alla nascita di tanti personaggi del genere che non solo hanno adempito alla loro funzione primaria - garantire, appunto, unità, e al contempo assicurare il lettore sul ritorno e la centralità di determinati elementi nei vari romanzi che li hanno visti e li vedranno protagonisti - ma sono stati determinanti in quell'allargamento dei confini di quella che una volta veniva chiamata, anche con disprezzo, paraletteratura, sia dal punto di vista delle forme che degli argomenti affrontati, grazie all'interesse mostrato dagli autori nell'affrontare tematiche sociali e politiche e alla ricerca di stilemi narrativi e formali nuovi ed originali. Si è assistito così, anche nel nostro paese, al successo di personagi come il commissario Montalbano di Andrea Camilleri, l'inquisitore Nicolas Eymerich di Valerio Evangelisti, l'Alligatore di Massimo Carlotto. Proprio all'interno della collana diretta da quest'ultimo con Colomba Rossi, Sabot/age, per le edizioni e/o, è nata un'altra figura indimenticabile per l'immaginario collettivo, creata da Matteo Strukul. Si tratta di Mila Zago, soprannominata Red Dread per le sue treccine rosse in stile reggae, cacciatrice di taglie per conto dell'agenzia privata internazionale Bheg, ovvero Bounty Hunter European Guild, esperta nel combattimento corpo a corpo e letale con ogni arma, soprattutto con la sua katana. Dopo aver inaugurato Sabot/age con La ballata di Mila, Red Dread è appena tornata con il secondo capitolo della sua saga, intitolato Regina nera. La giustizia di Mila (edizioni e/o, pp. 203, euro 16). Questa volta Mila, indagando sull'omicidio di una ragazza, che è stata torturata e a cui hanno cavato gli occhi, si trova coinvolta nel rapimento della figlia di Laura Giozzet, prima donna candidata premier italiana che, per le tematiche che porta avanti, legate alla condizione femminile, dà fastidio a molti e per questo ha subito un grave attentato. La vicenda ha luogo principalmente in un ambiente inconsueto come i boschi del Trentino Alto Adige, a prima vista così sereni e distanti da ogni violenza. E si dipana tra clan giovanili legati alla mitologia nordica, settori delle istituzioni deviati, politici corrotti e senza scrupoli. Il tutto senza alcuna concessione alle sfumature o a qualsiasi deriva psicologistica, grazie soprattutto a una scrittura netta e tagliente, adrenalica, in grado di rendere sulla pagina il più puro stile pulp e il noir più estremo. Un pulp-noir in cui però è possibile leggere che secondo il rapporto Unicef del 2000 ogni anno scompaiono nel mondo, a causa della discriminazione sessuale, sessanta milioni di donne. O si possono trovare vari altri dati sulla discriminazione sul lavoro nei confronti dell'altra metà del cielo. O si possono vedere descritti magistralmente sia gli atteggiamenti violenti beceri e maschilisti, sia il paternalismo ipocrita e untuoso. Tanti sono i riferimenti che si possono rintracciare nella scrittura di Strukul: da Lansdale o Ellroy, per quanto riguarda la letteratura, a Quentin Tarantino - ma un Tarantino senza ironia - per quel che concerne il cinema, da Lara Croft, per quanto riguarda i videogiochi, alle bad girl o alle figure supereroistiche più tormentate e dark per il fumetto, come The Punisher o Batman, anche per il senso di vendetta che spinge Mila e la rabbia incontenibile che a volte la porta a spingersi troppo oltre. Il tutto, però, miscelato e condito in modo assolutamente originale dall'autore che riesce a dar vita a un personaggio non soltanto nuovo ed inedito per il panorama editoriale italiano, ma assolutamente originale nei suoi tratti e dotato di un proprio carattere unico ed inimitabile. E leggendo le sue gesta sono proprio il cinema e il fumetto che più vengono in mente. Del resto un fumetto dedicato a Mila già esiste, è intitolato Red Dread, vede ai testi lo stesso Strukul e ai disegni Alessandro Vitti ed è pubblicato da Lateral Publish. Strano che il cinema non abbia ancora scoperto il personaggio di Matteo Strukul.