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L'allievo di Pasteur che scoprì il bacillo della peste nera

Autore: Ruggiero Corcella
Testata: Il Corriere della Sera
Data: 8 settembre 2013

«Cara madre sono certo che siate piuttosto ansiosa di ricevere questa lettera, poiché sono consapevole di trovarmi in un luogo dove non ci si reca esattamente per un viaggio di piacere!». Alexandre Emile John Yersin (nato il 22 settembre 1863 a Lavaux, vicino ad Aubonne, sulle rive del lago Lemano in Svizzera, e morto il 28 febbraio 1943 a Nha Trang in Vietnam) usa l'arma dell'ironia per descrivere la situazione ad Hong Kong. Alexandre scrive alla madre Fanny due volte la settimana, costantemente, da quando ventenne è andato a studiare Medicina prima a Marburgo, poi a Berlino, a Jena (qui, da Carl Zeiss acquista il microscopio migliore, che porterà sempre con sé in giro per il mondo e grazie al quale farà le scoperte più importanti) e a Parigi. È il 24 giugno 1894 e da nove giorni il medico trentunenne, allievo di Louis Pasteur, sta combattendo la battaglia contro il morbo che da lui prenderà il nome, Yersinia pestis, e che lo innalzerà fino all'Olimpo della scienza. Sul terreno dell'ex colonia britannica, il giovane svizzero naturalizzato francese deve misurarsi non solo con la «Morte nera» (così veniva definita la peste), ma anche con il collega-rivale giapponese Shibasaburo Kitasato, discepolo di Robert Koch ed elemento di spicco dell'Institut fondato dal Premio Nobel tedesco a Berlino. La lotta è senza esclusione di colpi: Yersin accusa Kitasato e il suo team di accaparrarsi l'esclusiva sui cadaveri da sezionare, a colpi di «mazzette». Lui però farà lo stesso aiutato da Padre Viganò, un missionario italiano francofilo. Il confronto tra i due microbiologi fa da spartiacque del racconto in «Peste & colera», il libro di Patrick Deville sull'«ultimo dei pasteuriani », nelle librerie dal 6 settembre (Edizioni e/o). Lasciamo all'autore descrivere l'esito della disputa: «Viganò unge le ruote dei marinai inglesi in servizio all'obitorio dell'ospedale dove sono accatastati i cadaveri in attesa del rogo o del cimitero e gliene compra qualcuno. Yersin lavora di bisturi ... "Il bubbone è ben evidente. Lo estraggo in meno di un minuto e salgo nel mio laboratorio. Faccio rapidamente un preparato e lo metto sotto il microscopio. Al primo colpo d'occhio riconosco un purè di microbi tutti simili fra loro. Sono piccoli bastoncini tozzi dalle estremità arrotondate". Tutto è già stato detto. Nessun bisogno di scrivere un libro di memorie. Yersin è il primo uomo a osservare il bacillo della peste ...». Nonostante le polemiche a suon di pubblicazioni su riviste internazionali, alla fine il mondo scientifico dichiarerà vincitore Yersin (anche se qualcuno continua a reclamare almeno un ex aequo...). Alexandre chiamerà il bacillo Pasteurella pestis, in onore del suo mentore. Sarà ribattezzato Yersinia solo nel 1944. Non è falsa modestia, quella di Yersin. Al «grande vecchio» fondatore della moderna microbiologia, deve molto. E non solo dal punto di vista professionale. Alcune biografie riportano che nel 1886 Yersin, ancora studente, si infetta durante un'autopsia sui cadaveri dei pazienti di Pasteur all'obitorio dell'Hotel Dieu e viene salvato dal siero antirabbia. Ad iniettarglielo sarebbe Émile Roux, il più famoso dei «pasteuriani ». Nel suo libro, Deville sorvola sull'episodio. Racconta solo che Yersin manda i risultati delle analisi batteriologiche sulle salme a Roux. Entrambi orfani di padre, Yersin e Roux si conoscono all'obitorio «in mezzo ai cadaveri morti di rabbia, e la loro vita ne viene sconvolta». Comunque sia andata, continua Deville, «Roux presenta Yersin a Pasteur. Il giovane timido scopre il luogo e l'uomo, e in una lettera a Fanny scrive: "Lo studio di Pasteur è piccolo, quadrato, con due grandi finestre. Sopra a un tavolino vicino a una finestra ci sono dei calici che contengono il virus da inoculare". Di lì a poco Yersin si stabilisce in rue d'Ulm». Lavora sui pazienti colpiti dalla rabbia, ma assieme a Roux scopre anche la tossina della difterite. Alexandre non è però un «topo» da laboratorio. Fin da piccolo coltiva la passione per le esplorazioni. Già ai tempi del suo breve soggiorno di studio a Berlino scrive alla madre: «Mi rendo conto che giungerò fatalmente all'esplorazione scientifica. Ho troppa passione per questa cosa, e tu ricorderai come sia sempre stato il mio intimo sogno quello di ripercorrere da lontano le tracce di Livingstone ». Eccolo dunque nel 1890 imbarcarsi sulla nave Oxus, in partenza per l'Estremo Oriente. La lettera di presentazione di Pasteur gli ha spalancato le porte della compagnia Messageries Maritimes come medico di bordo: prima sulla linea Saigon-Manila e poi Saigon-Hanoi. Da allora il Vietnam gli entra nel sangue. A 29 anni, Yersin si stabilisce a Nha Trang. È il primo medico occidentale della regione. Gli abitanti del posto lo chiamano con affetto dottor Nam, «lo zio Cinque, in onore dei cinque galloni dorati sull'uniforme bianca», spiega Deville, che Yersin portava quando era medico di bordo. Sul «promontorio dei Pescatori» il medico svizzero si fa costruire una baita di legno dove cura gratuitamente i poveri. Nha Trang diventa il campo base delle esplorazioni che nei due anni successivi Yersin condurrà anche in Cambogia e Laos, scoprendo terre vergini e inaugurando così nuove vie di comunicazione. I suoi resoconti sono pubblicati nella rivista della Société de Géographie. È la sua consacrazione al rango di esploratore internazionale. Assieme a Paul Doumer, allora governatore generale dell'Indocina francese e futuro presidente della Francia, fonda anche una città: Da Lat. Ma il genio multiforme di Yersin trova modo di esprimersi anche nel campo dell'agricoltura e dell'allevamento. Nel 1899 introduce l'albero della gomma in Indocina. Nel 1915 apre una stazione agricola attorno al suo chalet di Hon Ba. Conduce esperimenti per acclimatare le piante di Cinchona, dalle quali si ricava il chinino necessario a tutta l'Indocina. Anche per questo Yersin, quasi sconosciuto in Svizzera e Francia, è invece venerato come un bodhisattva (cioè, un saggio illuminato buddista) nella pagoda di Suoi Cat a Nha Trang e la sua tomba è meta di pellegrinaggio. Patrick Deville racconta un particolare curioso e sconosciuto. Nella fattoria di Suoi Giao (dove è sepolto), Yersin fa piantare «anche piante medicinali, fra le quali mille gambi di Erythroxylum coca per la preparazione della cocaina, a quel tempo utilizzata in farmacia». «Yersin incrementa la produzione e immagina un concentrato liquido, che avrebbe potuto fare di lui il miliardario inventore di una bibita nera e frizzante, se solo ne avesse depositato il brevetto. Dà a quella cosa il nome di Kola-Cannelle, che potrebbe abbreviare in Ko-Ca. Da Nha Trang scrive a Roux: «Vi ho spedito, per pacco postale, una bottiglia di Kola-Cannelle. Ne prenda un centimetro cubo e mezzo circa in un bicchiere d'acqua zuccherata quando si sentirà affaticato. Mi auguro che questo "elisir di lunga vita" abbia su di lei la stessa azione ricostituente che ha su di me». © RI