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De Roberto, in trincea c'è l'orrore della guerra

Autore: Fiorella Iannucci
Testata: Il Messaggero
Data: 10 marzo 2008

Sono due parole,orrore e pietà, a far da filigrana a La paura, la novella (1921) di Federico De Roberto proposta ora dalle edizioni e/o (80 pagine, 8 euro). E se nella dotta postfazione Antonio Di Grado parla del "più crudo fa i racconti" che l'autore de I Vicerè dedicò al primo conflitto mondiale, La paura è anche "fra le prove più eminenti dell'opera sua". Una scrittura scarna ed essenziale, che nulla concede alla retorica e al patriottismo. Eppure siamo sul fronte della Grande Guerra, in una trincea scavata "a furia di mine" in uno "scenario da Sabba romantico, la porta dell'Inferno". " Nell'orrore della guerra l'orrore della natura" - è il folgorante incipit. La storia è altrettanto essenziale. Il fuoco inesorabile di un cecchino nemco uccide, uno ad uno, i soldati che tentano di raggiungere un posto di vedetta sguarnito. Una via crucis, come finiscono per rendersi conto il tenente Alfani e i suoi soldati. E man mano che cresce lo stillicidio senza senso di vite, avanza la paura. Descritta "fisicamente" da De Roberto, che si attarda sui volti dei soldati, sui loro ultimi piccoli gesti. Ma soprattutto sugli scarni commenti nei tanti dialetti, lombardo, marchigiano, campano, siciliano, di un'Italia di poveri cristi destinata, ancora e ancora, a soccombere alle leggi della razza padrona dei "vicerè". E se la pietà cresce nel tenente Alfani, schiacciato dal senso del dovere non meno che dalle implacabili regole militari, è l'orrore ad accompagnare il lettore fino allo sconvolgente epilogo. Un racconto che è anche l'attualissimo, amaro manifesto dell'insensatezza e della crudeltà della guerra.