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Cronache del mal d'amore

Autore: Lucia Ravera
Testata: Mangialibri
Data: 17 settembre 2013

Delia, Olga e Leda sono tre donne. Abitano in città diverse. Hanno diverse età. Diverse sono le loro storie personali. Eppure c'è qualcosa che le accomuna. Delia, single cronica, è alle prese con i fantasmi del passato. Sua madre è appena morta annegata. Lei vuole scoprirne la ragione e per farlo volta indietro lo sguardo, costringendosi a ripercorrere l'incubo di lontane violenze domestiche e le fantasie contorte, pericolanti di bambina. Per Olga il dolore da tradurre e liberare è un altro. Non minore. Il suo è un caso di abbandono. Due figli da crescere, più un cane moribondo, meno un marito che all'improvviso esce di casa per andare con una giovinetta non sono come un bruscolino da mandar giù. Olga è infatti in asfissia.  Si interroga, non capisce, diventa persino colpevole di fronte ai suoi bimbi, per non parlare del povero cane... Per fortuna ci sono i vicini di casa. Tanto innocui e discreti quanto risolutivi e messaggeri di buone speranze. Leda, separata da oltre un decennio, sta sotto l'ombrellone. Ha deciso dopo anni di dedizione totale alle due figlie   di prendersela comoda, ma soprattutto di pensare un po' solo a se stessa. Una vacanza è tutto ciò di cui ha bisogno. Il punto è che fermarsi  può diventare rischioso. In spiaggia c'è una giovane madre circondata da un clan parentale chiassoso, volgare, ingombrante. Un flash riconduce Leda alla sua famiglia d'infanzia, quella da cui è fuggita poco più che adolescente. E quella donna così delicata, così dissimile al resto del gruppo, claustrofobicamente madre le fa tornare in mente un pertugio sospeso del suo essere...
Non conoscevo questa autrice. O autore, chissà: “Elena Ferrante è lo pseudonimo di una scrittrice (o scrittore) di cui si ignora la vera identità”, recita Wikipedia. Ho fatto il pieno ora grazie alle edizioni E/O, che hanno riunito i primi tre romanzi della scrittice (L'amore molesto, I giorni dell'abbandono, La figlia oscura) in un unico volume, Cronache del mal d'amore. Deliziosa la sua scrittura, nitida e concreta seppure capace di parentesi alte di stile e nicchie intime di poesia. Potenti i suoi racconti,  ricchi di esperienza femminile, mai banali, non una volta scontati o cedevoli nel sentimentalismo. Le donne di Ferrante sono protagoniste non esclusivamente di questi tre notevoli libri, ma in particolare della nostra corrente epoca, nella quale latitano gli uomini al cospetto di figure femminili decisamente più forti, lungamente migliori. Delia, Olga e Leda non hanno trascorsi “leggeri”. Fossero uomini scapperebbero, metterebbero sicuramente la testa sotto la sabbia per non vedere, per non sentire, per non toccare e annusare l'odore sporco e ruvido di certe cose che fanno male, che marchiano carne e anima senza tregua. Loro, le donne di Ferrante, affrontano quanto serve e sanno fare i conti  con ieri, oggi e domani. L'infanzia con i suoi incubi, ma anche i suoi momenti stretti al cuore, il rapporto duro, contrastato tra madri e figlie, nel tentativo di recuperare le proprie origini identitarie, risarcendo con la conquista di un sé evoluto le “impossibilità” delle genitrici. Il Sud omertoso di uomini rozzi e maneschi, di donne soggiogate e spiate. La rimozione della maternità, l'altra faccia della medaglia, quella che non curandosi dell'immaginario e del ruolo di madre imposto dalla società svela tutto il non detto scomodo, scandaloso, terribilmente vero di chi donna è diventata anche madre. Ferrante non scrive cose ovvie.  Decodifica l'esperienza delle donne, che è altra cosa rispetto al mondo narrato dagli uomini. Qualcuna, prima di lei, ha evocato “pozzi neri” dai quali attingere le parole delle donne. L'autrice di queste moderne Cronache cita la “frantumaglia”, per descrivere lo squassamento, quel percepirsi di qua e di là che di tanto in tanto capita al genere femminile singolare plurale. Vi sono immagini nella trilogia che restano impresse, rendendo vivida la sensazione: imperdibili ad esempio le scene dei pugni inferti dritti a moglie e figlia adulta dal marito-padre del primo romanzo. Terrificanti le ore dell'agonia del cane e della febbre del figlio nella casa “murata” de I giorni dell'abbandono. Prepotenti le pagine ne La figlia oscura che si soffermano su una Napoli detestabile. Elena Ferrante. Si firma così. Potrebbe essere, a sorpresa, persino un uomo a raccontare tanto bene il mal d'amore. Ne dubito. Poco importa. Oppure tanto.