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Torna Rocco Liguori, il carabiniere inventato da un colonnello vero

Autore: Eloisa Covelli
Testata: IlPunto.it
Data: 1 ottobre 2013

«Una catena di odio ha trasformato la giustizia in vendetta, le vittime in carnefici». Rocco Liguori, un tenente dei carabinieri inventato da uno scrittore che il carabiniere lo fa davvero, Roberto Riccardi, torna in Serbia a 18 anni dal massacro di Srebenica. In “Venga pure la fine” (edizioni e/o, 16,50 euro) il colonnello Dragojevic, uno dei condannati della strage, è in coma per aver ingerito una dose eccessiva di farmaci. Suicidio o omicidio? Ad indagare è chiamato il tenente Rocco, già protagonista di un giallo di successo “Undercover, niente è come sembra” della stessa casa editrice (con questo libro Riccardi ha vinto recentemente il premio Mariano Romiti ed è tra i finalisti del premio Biblioteche di Roma).
 
Per Rocco sarà un viaggio all’interno delle ragioni che hanno fatto scoppiare il conflitto nella ex Jugoslavia, alla ricerca delle motivazioni profonde che hanno spinto a questa guerra fratricida, nella quale il massacro di Srebenica è stato l’acme, in parte ancora impunito. Per Rocco Liguori l’inchiesta si intreccerà con un momento delicato della sua vita. L’incontro con un vecchio compagno d’armi e un amore mancato, lo portano a interrogarsi su questioni esistenziali della vita a due, l’amicizia, l’onore, la giustizia. In “Venga pure la fine” i buoni e i cattivi si fondono e si confondono come nella vita reale.
 
Il libro dà anche uno spaccato attualissimo dell’intervento internazionale nei teatri di guerra. Dove la burocrazia e la diplomazia contano più dei diritti umani (lo stesso scrittore è stato impegnato nei Balcani, quindi c’è da giurare che l’immagine ritratta sia più che reale).  E dove gli arresti ad orologeria servono anche per accapparrarsi un posto all’Onu. «In varie situazioni siamo chiamati a fare da negoziatori ed è un ruolo piuttosto invidiato – spiega Jacqueline, l’amore mancato di Liguori, che è una funzionaria della Croce Rossa – Ai nostri colleghi questa corsia preferenziale non piace. Per stare sulla linea del fuoco non c’è la fila, ma per sedersi al tavolo della pace sì. E’ lì che si ottengono le commesse per le imprese, le concessioni per lo sfruttamento delle risorse. E negli organismi internazionali, al di là della facciata, sono i singoli Paesi che contano e fanno il loro gioco». Niente è come sembra, appunto. Come nella vita reale.