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Una storia di provincia che arriva al cuore dello stato - MA L'AGENTE NON FU UCCISO DAL TERRORISTA

Autore: Luigi Forte
Testata: TuttoLibri - La Stampa
Data: 12 gennaio 2008

CHRISTOPH HEIN disse una volta di essere un cronista senza messaggio. Cioe' uno scrittore senza formule preconcette che interrogava la realta' in novelle e romanzi, come L'amico estraneo e La fine di Horn (e/o) raccontando dal suo osservatorio di Berlino Est, la provincia della ex Rdt ed esorcizzando la favola del socialismo coi fantasmi del disagio e della disillusione. Il suo realismo nasceva dal dubbio e dal disincanto e obbligava a guardare oltre la retorica quotidiana, cio' che ha fatto anche dopo la riunificazione tedesca con testi narrativi di grande impegno come Willenbrock e Terra di conquista (e/o). E la societa', come c'era da aspettarsi, non e' apparsa migliore; se mai, ancora piu' disorientata, con un'identita' incerta e problematica. Cosi' lo slesiano HEIN, con la sua scrittura sobria e impersonale, si tuffa nelle piu' aspre contraddizioni, come nel romanzo Nella sua infanzia, un giardino, ora egregiamente tradotto.

Qui non e' piu' il paese del socialismo a far da sfondo, ma la vecchia Germania federale, dove approda anche HEIN con una storia di provincia che arriva fino al cuore dello Stato, quello stesso che Oliver Zureck vorrebbe distruggere e di cui invece e' stato probabilmente vittima. Il romanzo si richiama a un fatto realmente accaduto: il drammatico scontro a fuoco, all'inizio degli Anni Novanta, nella stazione di una piccola localita' del Meclemburgo, Bad Kleinen, fra il terrorista Wolfgang Grams (Oliver, nel romanzo), membro della Raf, e la polizia. Si disse che il giovane, vistosi perso, si fosse suicidato non prima di aver ucciso un agente. Poi in realta' la procura di Stato comunico' che il poliziotto era stato ucciso per sbaglio da un collega e il terrorista non era morto suicida. Apriti cielo. Il ministro degli Interni dovette dimettersi, il procuratore generale fu silurato all'istante. La vicenda non fu mai chiarita.

Non era facile tradurre in racconto quel gravissimo fatto, che metteva in crisi l'idea stessa di giustizia e di trasparenza dello Stato di diritto. HEIN lo ha utilizzato infatti come punto di partenza per un'altra storia: la lenta ma inarrestabile presa di coscienza di Richard Zurek, padre di Oliver, i suoi interrogativi sull'identita' morale di un'intera societa' e il bisogno di giustizia al di la' delle connivenze e degli opportunismi. Eppure Richard, piu' che settantenne, ha alle spalle una carriera di professore e direttore di liceo, ha educato generazioni di giovani ispirandosi ai piu' grandi valori morali che egli credeva incarnati in quello Stato che sembra aver tradito la sua fiducia e al quale pur aveva giurato fedelta'. Ma la militanza del figlio, la sua clandestinita' e la morte in circostanze dubbie hanno finito per minare certezze decennali. Ora egli vuole chiarezza e giustizia a tutti i costi come il Michael Kolhaas del famoso racconto di Kleist. Eccolo pronto a mettere in gioco se stesso e i propri valori, a cercare risposte plausibili anche con l'aiuto dell'avvocato Feuchtenberger difensore di terroristi.

CHRISTOPH HEIN ha scritto un singolare romanzo di formazione, che condensa in se' il complesso rapporto fra violenza e diritto e l'itinerario di solitudine di chi scopre baratri dietro le proprie certezze. Richard e' portatore di un sentimento assoluto, di fronte a cui sfocano molte altre figure come il vecchio amico Lutz o il preside Kobelius, per non parlar della fioraia Suse, suo vecchio amore. Ne soffre il romanzo che non riesce a sottrarsi a certi stereotipi e fatica a convincere il lettore. Nonostante il fascino e la forza del protagonista che alla fine ottiene dalla sentenza definitiva del tribunale quasi l'impossibile: Oliver non ha ucciso il poliziotto, nessuno ha potuto dimostrare che egli fosse colpevole. Forse ora il vecchio Richard puo' ripensare, senza angoscia, al figlio di un tempo, in un'infanzia lontana, nell'idillio di un giardino.