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L’ATTRICE DI TEHERAN | Nahal Tajadod | Recensione

Autore: Sara Cappai
Testata: 40Secondi
Data: 15 ottobre 2013

L’attrice di Teheran (traduzione del ben più significativo titolo originale Elle Joue) è un romanzo tratto dalla vera storia dell’attrice iraniana Golshifteh Farahani, nota al pubblico per le sue interpretazioni nei film Come pietra paziente e Pollo alle prugne. L’autrice è Nahal Tajadod, figlia di intellettuali iraniani immigrati in Francia prima dello scoppio della rivoluzione islamica e moglie del noto sceneggiatore e scrittore Jean-Claude Carrière.

Il libro diventa uno specchio, in cui le due donne si guardano, si misurano, e sono incredibilmente vicine e lontane allo stesso tempo. Vicine in quanto donne originarie di un paese come l’Iran in cui il genere determina molteplici aspetti della vita quotidiana e lontane perché sono stati sufficienti i trent’anni che le separano per trasformare radicalmente questo stesso paese.

L’attrice di Teheran è un libro davvero ben scritto in cui ogni pagina, ogni parola, strappa il velo con cui l’espediente della fiction vorrebbe celare la cruda verità che sottende questa storia. La rabbia, la passione, la vita di queste due donne ci investono e ci scuotono con veemenza. Nel riflettersi speculare delle loro storie non può passare inosservato il percorso storico dell’Iran e il suo veloce mutamento.

Nahal Tajadod ci lascia con la volontà di indagare e ciò, senza dare un senso di incompletezza, arricchisce ulteriormente la sua opera.