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L'amante piange l'indipendentista corso

Autore: Giovanni Bogliolo
Testata: TuttoLibri / La Stampa
Data: 21 ottobre 2013

Chi è rimasto colpito dalla scabra bellezza de Il sermone sulla caduta di Roma non si lasci sfuggire questo Ba/co Atlantico che, come gli altri romanzi pubblicati da Jéròme Ferrari prima del Goncourt dell'anno scorso, alla sua uscita (nel 2008) era passato inosservato. Vi ritroverà la stessa dinamica di tensioni e passioni estreme e lo stesso microcosmo corso capace di nutrirle e farle deflagrare che costituivano il nucleo del romanzo maggiore e soprattutto quella che si è rivelata come la cifra specifica del narratore: la contagiosa commossa empatia in cui avviluppa tutti i suoi personaggi.

Ma non solo. Ba/co Atlantico racconta, se non proprio l'antefatto, una serie di vicende che precedono quelle che costituiranno la materia del Sermone e hanno tra i protagonisti qualcuna delle sue comparse. Anche qui, non una sola vicenda, ma una serie, che si articola negli ultimi vent'anni del secolo scorso e si conclude con la scena magistrale che apre il romanzo: Stéphane Campana a ' terra col ventre squarciato da due pallettoni e, stesa sopra di lui, la giovane Virginie nuda e urlante. A intrecciarsi, ma il più delle volte a scorrere paralleli, .sono tre filoni narrativi: quello del nazionalismo corso, con i suoi generosi entusiasmi e poi i personalismi che ne segnano rapidamente il declino; quello di un professore di etnologia schizofrenico che non riesce a distinguere i sogni, le esperienze vissute e quelle allucinazioni retroattive che chiama «eccessi di memoria»; quello infine di due fratelli marocchini, Khaled e Hayet, che nell'emigrazione trova no una realtà diversa da quella che avevano sognato a Larache quando contemplavano il tramonto da quel Ba leo Atlantico che dà il titolo al libro. Esile com'è, questo, dei tre filoni, sembra il minore e il meno congruente. Invece è quello a cui Ferrari affida la chiave più profonda di lettura, così come nel romanzo premiato, per dare un senso non effimero al destino di qualche modesto. abitante di un piccolo borgo corso, farà con il· grande sermone che Agostino aveva pronunciato quando era giunta a Ippona la notizia del sacco di Roma. Qui la stessa funzione di moltiplicatore epico è affidata al discorso fatto da Tariq ibn Ziyad alle sue truppe nel711, appena posato piede in Andalusia: «Dietro di voi è il mare, davanti a voi il nemico e voi, per l'Altissimo, non avete altro che sincerità e resistenza ». E questa frase, che risuona come un bordone nella titolazione dei capitoli, dovrebbe suggerire il nesso tra i due temi maggiori del romanzo, l'irrevocabilità del destino umano e la necessità della memoria nella costituzione dell'identità, sia individuale che comunitaria. E' un nesso ancora debole, per certi versi forzoso. Ma contiene allo stato embrionale la formula che di lì a poco consentirà a Ferrari di fondere felicemente epica ed elegia.