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"Venga pure la fine", torna in libreria il colonnello Riccardi. Ilmiotg intervista l'ufficiale

Autore: Rossella Montemurro
Testata: ilMioTg
Data: 24 ottobre 2013

“La vita non torna indietro a offrirti di correggere uno sbaglio. Lei è già altrove, a decidere per qualcun altro che, come te, si crede eterno ed è solo l’ennesimo granello nella polvere del tempo”.

E’ irreprensibile, testardo, con un alto senso del dovere. Ha un solo difetto, si fa sfuggire le donne che ama perché non riesce a osare: se sul lavoro è pronto a tutto pur di raggiungere un obiettivo, negli affetti è un po’ più incerto, preferisce non correre rischi. Stiamo parlando del tenente Rocco Liguori - “straniero in ogni terra, straniero perfino a se stesso”, sottolinea l’autore, il colonnello dell’Arma dei Carabinieri Roberto Riccardi – alle prese con una nuova missione in Venga pure la fine (edizioni e/o, collana Sabot/age).  Dal Messico, dove il protagonista sventa un traffico internazionale di droga – accade in “Undercover. Niente è come sembra” il primo libro in cui il protagonista è Liguori – il teatro operativo si sposta all’Aia, nel Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. L’ufficiale deve far luce sull’ipotesi del tentato suicidio del colonnello Dragojevic, condannato per la strage di Srebrenica e altri delitti. Secondo il procuratore Silvia Loconte potrebbe esserci dell’altro e le indagini le ha affidate proprio al tenente che sette anni prima in Bosnia aveva arrestato Dragojevic.

“Che senso ha cercare un assassino per mezza Europa senza accorgerti che lo hai accanto? Affrontare un male di cui non riconosci i segni?”.

Rocco Liguori è ancora una volta solo e deve misurarsi con le ombre e i ricordi del passato (l’indagine costretta al segreto, il disinteresse della politica, il silenzio degli ufficiali, la bella Jacqueline) e i ritmi serrati di un’indagine che svela ogni giorno nuovi e inaspettati scenari.

La storia recente del conflitto nella ex-Jugoslavia, il dramma della pulizia etnica hanno ampio spazio nelle descrizioni di Riccardi. L’incipit – siamo in Bosnia Erzegovina nel 1995 - è una lucida fotografia di scene strazianti che confermano quanto la crudeltà umana (o la banalità del male, per parafrasare la Arendt) non abbia limiti. Il registro narrativo, a causa della tematica calata in una realtà tragica, è ovviamente diverso rispetto a quello di “Undercover”.  Quello del colonnello Riccardi è uno stile asciutto, quasi da cronista che, tuttavia, affianca sporadiche e piacevolissime parentesi intimiste: “Quando il mio cuore si fermerà, non chiedo l’enormità di un’altra vita. Mi piacerebbe che restasse solo un frammento di coscienza, per ripescare dal buco nero del passato ogni tanto un’immagine. I miei sogni, i miei viaggi. I momenti d’amore e di rabbia, i due impulsi dominati dalla passione in cui risiede il senso di tutto. Perché non perdere la calma è da forti, ma se nulla ti scuote vuol dire che dentro non hai nulla”. Oppure: “E adesso venga pure la fine, venga pure la notte.  Sono pronto ad accoglierle. Venga pure un nuovo inizio, perché è solo quando tutto finisce che incomincia davvero qualcosa”.

Traspaiono la profonda e appassionata conoscenza della storia e, per deformazione professionale dell’autore, l’estrema padronanza di tecniche investigative.

Ilmiotg, in occasione dell’uscita di Venga pure la fine, ha intervistato il colonnello Riccardi.

Come è nato Venga pure la fine?

“Come tutti i miei libri finora, da esperienze professionali mescolate con la fantasia e l’invenzione”.

Il tenente Liguori è l’emblema di un ufficiale integerrimo. Si è ispirato a qualcuno in particolare per il suo profilo?

“Per fortuna ce ne sono tanti, di tenenti Liguori, in giro per l’Italia. Bisogna saperli e volerli vedere. Quando nei miei libri ci sono personaggi appartenenti all’Arma dei Carabinieri, mi ispiro a tanti colleghi che conosco e rispetto, ma in definitiva scrivo secondo la mia personale sensibilità”.  

Così come è accaduto per Undercover, le protagoniste femminili da lei descritte sembrano prive di malizia, altruiste, con una bontà di fondo non sempre riscontrabile nella realtà. Come mai questa scelta?

“Così come accade nella vita reale, anche in un universo letterario una persona pulita come Rocco Liguori non può innamorarsi di una donna che non abbia certe qualità. Naturalmente la mia è una scelta, si può decidere di tracciare protagonisti positivi oppure il contrario. Ma nei miei romanzi le figure oscure mi pare non manchino…”.

Qual è il personaggio di Venga pure la fine al quale è più affezionato?

“Sono senz’altro il carabiniere Steve Soriano, autista di Liguori, e l’amico Antonio, docente di italiano a Banja Luka. Loro due esistono anche in carne e ossa, ecco spiegato il mio particolare affetto”. 

Ha all’attivo missioni nei Balcani. Quanto ha influito, per il suo ultimo romanzo, quello che ha potuto constatare in quei territori?

“Moltissimo. Finora sto cercando di portare Liguori in territori che ho esplorato, per scrivere di cose che conosco e al tempo stesso per far conoscere al lettore scenari diversi, episodi di attualità che possono essere interessanti per tutti. La guerra in Bosnia ci ha riguardati da molto vicino, anche se quasi, della sua esistenza, non ci siamo accorti…”.

Sono in programma altre missioni per il tenente Liguori, leggeremo presto un nuovo libro basato sulle sue indagini?

“Il buon Rocco come avrà notato è un giovanotto pieno di entusiasmo, lo possiamo mandare in pensione dopo due sole indagini?”.  

Ha pensato alla possibilità di una trasposizione televisiva delle avventure dell’ufficiale Liguori?

“Per Undercover l’opzione per i diritti è stata acquistata poco dopo l’uscita. Venga pure la fine è appena stato pubblicato, staremo a vedere. Ma i progetti per lo schermo sono complessi, occorrono investimenti economici importanti e sono pochissime, in percentuale, le navi letterarie che arrivano nel porto del cinema o della televisione”. 

Come riesce a conciliare la sua professione, all’insegna della riservatezza, con la passione della scrittura e con il mondo letterario che spesso propendono verso un approccio mondano?

“Con l’equilibrio e la misura che il tempo e le mie esperienze mi hanno dato. Si possono fare molte cose nella vita, quel che conta è il modo in cui si fanno”.

Tra le sue altre pubblicazioni alcune riguardano lo sterminio ebraico.  Qualche mese fa è uscito il volume La farfalla impazzita di Giulia Spizzichino, scritto con lei. Nel libro sono riscostruite le vicende delle persecuzioni ebraiche a Roma, dal 16 ottobre 1943 al caso Priebke. Può commentare il recente caso dei funerali dell’ex SS?

“Un triste epilogo che non restituisce nulla alle vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine e ai loro cari”.

Roberto Riccardi è colonnello dell’Arma e direttore della rivista Il Carabiniere. Ha lavorato per anni in Sicilia e Calabria e ha comandato la Sezione antidroga del Nucleo investigativo di Roma svolgendo indagini in  campo internazionale. Ha esordito nel 2009 con Sono stato un numero (Giuntina) a cui è seguito il thriller Legame di sangue (Mondadori, 2009), il romanzo storico La foto sulla spiaggia (Giuntina, 2012) e il giallo I condannati (Giallo Mondadori, 2012). Per le Edizioni E/O è uscito nel 2012 Undercover (vincitore del Premio letterario Mariano Romiti 2013 e del Premio Azzeccagarbugli 2013).