Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Bella di giorno di Joseph Kessel di nuovo in libreria [recensione]

Autore: inachisio
Testata: Dire Fare L'amore
Data: 28 ottobre 2013

Attenzione, attenzione. Torna in libreria Bella di giorno, il romanzo del 1929 da cui Luis Buñuel trasse nel 1967 il celebre film con Catherine Deneuve. Ora, se tanti hanno visto il film e pochi letto il libro è forse anche perché questo volume è stato assente per molti anni dagli scaffali delle nostre librerie (ultima edizione nel 1994, se non mi sbaglio). Oggi Bella di giorno è nuovamente disponibile in brossura e in ebook nella nuova collana Intramontabili curata per le edizioni e/o da Giulio Passerini (un “giovane talento” del quale, se fosse quotato in borsa, comprerei qualche pacchetto di azioni come investimento per la – mia – vecchiaia). L’operazione della collana è, oltre che meritoria, intelligente: recuperare capolavori del passato per costituire un catalogo di opere destinate a durare e capaci di parlare ancora oggi al lettore.

È perfettamente il caso di Bella di giorno. Scritto nel 1929, ambientato in un contesto alto borghese, è qualcosa di più di un romanzo erotico: è un’opera letteraria che scava nei risvolti psicologici della sessualità e della solitudine. La doppia vita di Séverine, che incontra i suoi clienti ogni pomeriggio dalle 14 alle 17, è in realtà un viaggio nella società e della mente. Lo scandalo che ha accompagnato il libro e il film (più il film, a onor del vero), non rende ragione della profondità dell’opera di Kessel. Gli scandali infiammano ma si spengono presto. Il valore letterario e psicologico invece resta.

Ad anni di distanza, infatti, il personaggio di Séverine ha dato ispirazione nemmeno tanto indiretta al blog di una escort londinese che si firmava – guarda caso –  Belle de Jour, da cui è stato poi tratto Diario intimo di una squillo per bene, a cui ha fatto seguito nel 2007 la serie tv.

La parabola è questa: libro, film, scandalo, epigoni, diario, serie tv. Siamo nell’epoca delle escort, passate da fenomeno sociale a icone da imitare, sdoganate dalla tv e dalla politica, promosse opinion leader. E così però anche banalizzate e stereotipate dal passaggio in prima serata. La fine della curva di addomesticamento, appunto.

Ecco perché con grande gioia e emozione ho preso in mano in anteprima l’altro ieri la nuova edizione di Bella di giorno, nella traduzione di Elisabetta Sibilio. Leggere il romanzo è stata una scoperta continua di tanti dettagli, sfumature, dinamiche che nel film non avevo colto, come spesso succede (anche alcuni passaggi sono significativamente diversi). Nello spazio mentale che la letteratura concede più del cinema, ho potuto crearmi la “mia” Séverine, far correre l’immaginazione, scoprire in me qualcosa di lei. Ho ripreso la filiera dall’inizio in un certo senso. Via il glamour e i brillantini, riscopro il coraggio di Kessel nel sondare le zone di confine tra affetto e passione, tra desiderio di sottomissione e dignità, o ancora tra obbedienza e libertà:

 «Il suo pudore si era consumato, e anche il suo terrore. Poteva appartenere a un uomo sotto gli occhi di molti altri. Charlotte, o Mathilde, o tutte e due potevano partecipare a degli esercizi di cui lei non sentiva il sapore, a Séverine non importava più di nulla. persisteva in lei solo un debole trasalimento quando madame Anaïs la chiamava per essere scelta e lei avanzava sottomessa. In quei momenti assaporava la propria obbedienza.»
Temi molto forti, problematici in un certo senso, spinti al limite, ma proprio per questo interessanti perchè vanno a toccare le nostre zone oscure. Credo che con l’arrivo/ritorno in libreria di Bella di giorno ci sia offerta finalmente la preziosa opportunità di ritornare per così dire “alla fonte”. Grazie.

E attenzione, la collana continua con l’uscita settimana prossima di un testo ancora più interessante: Collages di Anaïs Nin. Lo sto leggendo, presto la recensione.