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"Venga pure la fine” sbarca a Grosseto

Autore: Irene Blundo
Testata: La Nazione
Data: 29 ottobre 2013

Grosseto, 28 ottobre 2013 – “La scrittura è una vita in più, è una passione che ho dentro e cerco di trovare il tempo per i miei libri alzandomi presto la mattina”. Roberto Riccardi, colonnello dell’Arma e direttore della rivista “Il Carabiniere”, ha presentato il suo nuovo romanzo “Venga pure la fine” alla libreria “Mondadori” di Grosseto, insieme alla scrittrice Roberta Lepri. L’autore ha lavorato per anni in Sicilia e Calabria e ha comandato la Sezione antidroga del nucleo investigativo di Roma svolgendo indagini in campo internazionale. Ha fatto parte dei contingenti di stabilizzazione in Bosnia e Kosovo, esperienza che ritroviamo in “Venga pure la fine”. Riccardi ha esordito in campo letterario nel 2009 con “Sono stato un numero” (Giuntina), a cui sono seguiti il thriller “Legame di sangue” (Mondadori), il romanzo storico “La foto sulla spiaggia” (Giuntina) e il giallo “I condannati” (Mondadori). Per le Edizioni e/o sono usciti nel 2012 “Undercover” (vincitore del Premio letterario Mariano Romiti 2013 e del Premio Azzeccagarbugli 2013) e quest’anno “Venga pure la fine”.
Descrivendo i luoghi e gli stati d’animo – città e famiglie smembrate da un conflitto che ha trasformato in nemico persino i parenti – in cui si muove il tenente Rocco Liguori, protagonista del romanzo, Riccardi lascia immergere il lettore negli orrori della guerra in Bosnia Erzegovina. Ma dalle prime pagine dense di disumanità si apre presto un percorso alla ricerca dei motivi che spingono gli esseri umani a farsi portatori del bene o del male, attraverso la psicologia dei personaggi che formano la trama del libro dall’azione incalzante. Al tenente arriva inatteso un ordine dal comando generale: deve partire per l’Aia, a disposizione del tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. Il colonnello Dragojević, condannato per la strage di Srebrenica, è in coma per aver ingerito una dose massiccia di antidepressivi. Il procuratore Silvia Loconte, non credendo all’ipotesi del tentato suicidio, chiama a indagare Liguori, che sette anni prima in Bosnia aveva arrestato Dragojević. L’indagine lo riporta indietro nel tempo, facendogli ritrovare anche l’affascinante Jacqueline, funzionaria della Croce Rossa con cui era nato un amore più immaginato che vissuto.

Colonnello, quanto emerge della sua esperienza in Bosnia e Kosovo nel libro?
“Finora ho portato  Liguori in territori che ho esplorato, per scrivere di situazioni che conosco e al tempo stesso per far conoscere al lettore scenari diversi, episodi di attualità che possono essere interessanti per tutti. La guerra in Bosnia ci ha riguardati da molto vicino, anche se quasi non ci siamo accorti della sua esistenza”. E presto ce ne siamo voluti scordare.

Le piacerebbe vedere il suo tenente sullo schermo?
“Per quanto riguarda Undercover, i diritti per una trasposizione cinematografica sono stati acquistati poco dopo l’uscita. Venga pure la fine è appena stato pubblicato, staremo a vedere”.
Chi immagina come attore per il suo protagonista trentenne?
“Non ci ho pensato quando ho scritto i romanzi. Forse Scamarcio, anche per l’età”.
 
Ha già in mente altre indagini?
“Ho sentito Liguori al telefono e ha detto che vuole uscire di nuovo, pare voglia andare a Palermo e magari anche a New York”.
Un racconto adrenalinico per arrivare alla cattura del “macellaio” e di altri responsabili della pulizia etnica, che non nasconde i giochi di potere tra i vari Governi. Ci sono ordini da eseguire da ogni parte, sul fronte del bene e su quello del male che spesso si confondono. Per rispettarne alcuni bisogna rinunciare a sé stessi, alla propria coscienza. Ma per Liguori l’ideale di giustizia viene prima di tutto. Un romanzo avvincente che, nella suspense delle indagini internazionali, conosce i turbamenti dei sentimenti.
“Anche in tempo di guerra c’è spazio per l’amore. Il tenente è un uomo forte, completamente dedito al suo lavoro, ma ha bisogno di tenerezza. Ancora è giovane e non pensa di aver trovato la donna giusta”.