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Il tormento e l'estasi di una bella di giorno

Autore: Giuseppe Scaraffia
Testata: Sette / Corriere della Sera
Data: 1 gennaio 1970

Quando Belle de Jour uscì da Gallimard, nel 1928, lo scandalo fu enorme. I motivi erano complessi. Il caso raccontato con un tocco di verità da consumato cronista, da Joseph Kessel era innegabilmente imbarazzante. Di mariti che portavano le consorti nelle case chiuse se ne erano visti diversi, da Céline che contemplava, dietro uno specchio segreto, la sua amante tra le braccia di sconosciuti a Simenon che condivideva le prostitute con la seconda moglie. Ma in questo caso a prendere l'iniziativa non era un maschio vizioso, ma una donna, e per di più non un'irregolare, ma una di quelle algide signore dell'alta borghesia che sembravano vivere al di sopra del fangoso torrente della prostituzione. Nell'euforia del primo dopoguerra, la prostituzione era dilagata, confondendosi con l'inarrestabile libertà dei costumi. Il vertice della dissipazione parigina era un famoso locale, il One Two Two, al 122 di rue de Provence. Lì si potevano incontrare celebrità di ogni tipo, dall'Aga Khan a Leopoldo del Belgio, da Churchill a Fernandel, Jean Gabin, Chaplin, Cary Grant o Humphrey Bogart. E non mancavano neppure le dive, da Katharine Hepburn a Mae West, Mistinguett, Marlene Dietrich ed Édith Piaf. Spesso andavano in quello sfarzoso stabilimento solo per conversare liberamente. Altrimenti li attendevano le inimitabili camere escogitate per fare da sfondo ai piaceri del sesso. Ci si poteva rotolare in un fenile o avvinghiarsi in una cabina da transatlantico, rabbrividire in un igloo, o sognare viaggi erotici in uno scompartimento dell'Orient Express. I più avventurosi potevano approfttare del letto oscillante della stanza del pirata. Gli amanti dell'antico consumare tra i geroglifci egiziani o sui bordi di un triclinio. Ai monarchici era riservata la camera rinascimento in omaggio alle rinomate cortigiane dei re di Francia. Chi non era mai sazio della propria immagine aveva a disposizione una replica della Galleria degli Specchi di Versailles. I particolari erano molto curati. Chi aveva preso la stanza campagnola trovava vicino al letto uova di giornata e, invece delle pantofole, degli zoccoli di legno. I sadomasochisti potevano scegliere tra la camera della tortura, attrezzata di arnesi medievaleggianti e la camera dei supplizi, in cui era possibile simulare una crocefssione. Chi riemergeva da quelle fabe di carne poteva contare sull'ottimo ristorante del locale, servito da cameriere vestite soltanto del grembiule. L'esotismo sontuoso e caricaturale degli sfondi attenuava l'erotismo dello One TwoTwo. Niente del genere in Bella di giorno, in cui tutto era sconvolgentemente normale. L'autore, Joseph, detto Jef Kessel, era il tipico avventuriero, sintesi di azione e pensiero, prediletto dal Novecento. Che non fosse un topo di biblioteca, lo si vedeva già dalla fgura alta e massiccia. Le rughe precoci sulla fronte non attenuavano l'aria da boxeur, subito contraddetta dalla una calma gentilezza. Prima di uscire da Gallimard, Kessel, ebreo e futuro eroe della resistenza, aveva pubblicato a puntate su Gringoire, una vivace rivista di destra, Bella di giorno che ritorna ora da E/O (pp. 176, 14 euro, traduzione di Elisabetta Sibilio). È l'ambigua parabola della bellissima e frigida Séverine che, dopo essere stata violentata da piccola, non riesce a condividere i trasporti sensuali del paziente, innamoratissimo marito. Nella ben regolata esistenza della coppia alto borghese si insinua un primo disagio per il corteggiamento del libertino Husson. Ma il fattore scatenante è il pettegolezzo di un'amica che racconta a Séverine uno scandaloso episodio: una giovane signora del loro giro si prostituisce in una casa d'appuntamenti. Séverine, fno ad allora insensibile ai temi del sesso, riesce appena a nascondere il suo turbamento. «Fu nel glaciale mistero dello specchio che ritrovò se stessa. Dapprima credette di vedere un'estranea. Ma a poco a poco si rese conto che quella donna si avvicinava, l'avvolgeva, s'incorporava in lei. Séverine fece un movimento per staccarsi dallo specchio, per fuggire un violento dominio cui la sua volontà resisteva». Ma è quella oscura forza a spingerla, dopo mille ritrosie, a presentarsi da Madame Anaïs, dove ogni cosa, dai clienti alle compagne, l'attrae e le ripugna. È una discesa agli inferi in cui la donna gusta la torbida voluttà di sottomettere il suo corpo snello alle voglie di uomini rozzi e banali. Finché l'inattesa visita di Husson e l'incontro con un giovane criminale non sconvolgono quella fragile costruzione. Il marito viene gravemente ferito dal fuorilegge e resta paralizzato dalla vita in giù. Lo scandalo temuto non esplode, quando però Séverine gli confessa la sua doppia vita, Pierre, costretto in una sedia a rotelle, smetterà per sempre di parlarle. Gli angoli bui. Nella prefazione Kessel si difendeva dalle accuse di pornografa. Lui, spiegò, intendeva «esporre il dramma dell'anima e della carne» e poteva farlo solo parlandone liberamente. Il dramma esemplare di Bella di giorno era la prova del «terribile divorzio tra il cuore e la carne, tra un vero, immenso e tenero amore e l'implacabile esigenza dei sensi». Eppure il nodo a cui allude emerge solo in due momenti. La prima volta è quando Séverine rivolge alla tenutaria «uno sguardo così fsso e pieno di angoscia animalesca che, per un secondo, quella ebbe forse l'oscura sensazione del dramma carnale al quale presiedeva ogni giorno». La seconda è quando Husson e Séverine, travolti dalla sorpresa, si guardano «come due povere bestie sottomesse a un male incu- rabile che non comprendevano». In entrambi i casi emerge una concezione tragicamente schopenaueriana dell'esistenza in cui l'animalità del corpo domina lo spirito, travolgendo le sue pretese di razionalità, e la sessualità si riduce alla sua essenza animale, l'unica, sembra insinuare Kessel, in cui il corpo può essere veramente soddisfatto. Ma nella nostra civiltà non sembra esserci spazio per questi sfoghi segreti, per queste verità inaccettabili che vengono quindi confnate negli angoli bui del vizio e della perversione. Insomma, secondo Kessel, la prostituzione sarebbe il paradigma inconfessabile del rapporto uomo donna. Il destino del romanzo di Belle de Jour è inseparabile da quello del flm che fece rileggere quel libro così profetico. Quando, nel 1967, Louis Buñuel lo traspose sullo schermo, le case di tolleranza e quelle d'appuntamenti erano state, almeno uffcialmente, chiuse da tempo dalla legge voluta da un'ex prostituta, Marthe Richard. Il regista sosteneva di avere «interamente pervertito il senso e il tono» del libro. Certo aveva moltiplicato le avventure di Séverine, ma una notevole fetta del pubblico aveva immediatamente collegato il flm alla clamorosa vicenda di Madame Claude e della prostituzione di lusso da lei incarnata. La disciplina e l'accuratezza con cui le ragazze diMadameClaude venivano preparate – «sono gli insegnamenti inculcatimi dalle suore. Li ho trasmessi alle mie giovani amiche per il loro proftto » – divennero famosi. La bellezza e la disponibilità non erano suffcienti. Per essere ammesse bisognava avere una cultura generale e leggere attentamente i giornali per potere eventualmente discorrere dei temi più attuali. Inoltre era indispensabile almeno la conoscenza di una lingua straniera. Un cliente di Madame Claude confessava di avere incontrato la moglie di un funzionario del ministero degli Esteri francese che «non contenta di avere un marito, un amante e dei fgli» si offriva nella celebre casa d'appuntamenti dalle quattordici alle diciannove, come Bella di Giorno. «E la sera offre al marito il viso fresco di una moglie appagata». Simenon, grande frequentatore di mercenarie, raccontava di essersi imbattuto nella moglie di un amico, ma di non avere esistato a goderne per non preoccuparla. Purtroppo la grande festa organizzata da Madame Claude il 31 dicembre 1985 nella casa di campagna, in presenza di celebrità come la scrittrice Françoise Sagan, era stata interrotta da un'irruzione della polizia. In carcere, la maîtresse ha dichiarato: «Non ho mai voluto vendere sesso. Ho offerto dei sogni con delle magnifche creature».