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L'attrice di Teheran

Autore: Marta Traverso
Testata: Mangialibri
Data: 8 novembre 2013

Sheyda deve cambiarsi, ha poco tempo, il red carpet la attende. Davanti a sé ha due vestiti: se sceglierà il primo, con il velo a coprirle il capo, onorerà la sua patria; se indosserà il secondo, senza velo, dovrà dire addio all'Iran. I fotografi e i fan impazzirebbero per lei in ogni caso. Parigi, 2011. Sheyda e la narratrice si incontrano spesso, tra una festa del jet-set e l'altra. La prima è attrice, la seconda scrittrice, le separano circa trent'anni. È a questa donna che Sheyda sceglie di affidare la storia della sua vita. Il padre attore, dagli ideali laici e per questo spesso incarcerato. La bisnonna baha'i, eretica. L'aggressione con l'acido, alla schiena, mentre camminava per strada. L'adolescenza trascorsa vestita da maschio, con i capelli rasati, a fare a botte e giocare a pallone. La difficoltà nello scegliere tra il Conservatorio (la madre la vorrebbe pianista) e la recitazione. Il primo film a quattordici anni. Le lunghe conversazioni telefoniche con il prescelto, un uomo che dice di venire da un altro mondo. La carriera e il matrimonio... 
Il confronto tra queste due donne, connazionali ma che di fatto provengono da due Paesi diversi, è un brillante ritratto di amicizia al femminile che al tempo stesso illustra i due volti dell'Iran: la narratrice ha vissuto sotto il governo dello Scià ed è fuggita nel 1979, mentre la giovane attrice è nata nel 1983, durante la guerra Iran-Iraq e in pieno regime khomeinista. L'attrice di Teheran è uno specchio di come l'arte e gli artisti sono stati vissuti in questo Paese, nelle diverse “ere” che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. Fare l'attrice è un dono di natura per donne come Sheyda, perché fin dall'infanzia vengono abituate a recitare e mentire. Inoltre, come nella vita devono essere sottomesse ai rispettivi padri, fratelli e mariti, così deve avvenire nella finzione. L'unico contatto fisico ammesso tra un attore e un'attrice è che il personaggio maschile picchi quello femminile. Se un dialogo mostra una donna troppo indipendente o autoritaria, la scena deve essere doppiata evidenziando l'immoralità del personaggio. Se i comportamenti o le scelte di un'attrice sono ritenute sconvenienti, le può essere negato il visto di uscita per girare un film, sostenere un provino o partecipare a un Festival all'estero. Tutti eventi reali: il personaggio di Sheyda è infatti ispirato a Gloshifteh Farahami, attrice iraniana che – come Sheyda – è nata nel 1983 da una famiglia di attori e vive tuttora a Parigi con il marito. Gli episodi della vita di Sheyda, con particolare attenzione alle censure e alle vessazioni che deve subire in quanto donna e in quanto attrice, sono del tutto sconosciuti alla narratrice. Eppure lei stessa viveva in un presunto regime, l'impero di Persia che la rivoluzione del 1979 ha abbattuto. L'Iran che la donna ricorda, tuttavia, era fatto anche di gonne corte, liceo francese e musica occidentale. La vita di Sheyda – Gloshifteh è dunque lo spunto per una domanda: la libertà portata dalle Rivoluzioni e dalle recenti Primavere arabe è realmente più libera (si conceda il gioco di parole) di quella di cui si godeva sotto i regimi ormai abbattuti?