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Il Sacrificio di Polissena

Autore: Mauro Castelli
Testata: Economia Italiana
Data: 11 novembre 2013

A questo punto riflettori puntati sulla polacca Marta Guzowska, ricercatrice presso l'Istituto di Archeologia dell'Università di Varsavia dove si occupa, in particolare, di reperti in ceramica relativi al secondo millennio avanti Cristo provenienti dalle regioni dell'Egeo e dell'Anatolia occidentale, in Turchia. Lei che ha partecipato a spedizioni archeologiche in Grecia e Israele, oltre che agli scavi della città di Troia, appunto sulla costa dell'Anatolia. Dove ha peraltro ambientato il suo romanzo d'esordio, Il sacrificio di Polissena (Edizioni e/o, pagg. 452, euro 18,50), primo episodio - nelle intenzioni dell'autrice - di una serie di romanzi gialli che ha per protagonista l'eccentrico antropologo Mario Ybl, affiancato dall'affascinante quanto tirannica collega Pola Mor. Romanzo che, tradotto come si conviene da Valentina Parisi, prende il via dal ritrovamento delle presunte spoglie della mitica figlia del re Priamo, Polissena, a fronte di resti cosparsi di foglie d'oro. Ma non solo di vecchi corpi si nutre il canovaccio in quanto, per dare la giusta svolta alla storia, ben presto viene ritrovato il cadavere di Nadia, una delle partecipanti alla spedizione. Insomma, un doppio appuntamento con il destino: quello antico condito di ancestrali sopraffazioni e quello moderno, dove in ballo ci sono certamente interessi diversi (con il sito preso di mira da speculatori edilizi, mentre un losco miliardario si offre di finanziare gli scavi). Riusciranno i nostri "eroi" a... scavare anche in questa brutta faccenda? La trama, portata avanti da una mano calda che sa di cosa scrive (curiosamente la Guzowska fa parte del collettivo di scrittrici "Sorelline criminali"), si propone di piacevole quanto accattivante lettura, soprattutto per chi ama la storia antica e vuole ulteriormente acculturarsi. Anche se l'autrice - sia pure attraverso le parole della voce narrante - non manca di affermare che l'archeologia è noiosa e che gli archeologi lo sono ancora di più dal momento che risultano privi del senso dell'umorismo. Forse anche per questo, nella postfazione, ecco l'autrice ammettere di aver commesso parecchi abusi, sebbene i dati fondamentali risultino esatti. E poi lo ha fatto perché la semplice verità raramente entusiasma se non ha quel pizzico di sale che deriva dalla fantasia. Quindi siano benvenuti i peccati veniali nella ricostruzione di un passato che, tradotto in pagine di libro, deve intrigare e coinvolgere scavando nelle regole del gioco. Soprattutto se lo si fa giocando sul ritmo, sulla psicologia del personaggi, oltre che su dialoghi "incalzanti e mai banali".