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Romanzo con colonna sonora

Autore: Stefano Salis
Testata: Domenicale Il Sole 24 ore
Data: 6 aprile 2008

Ci sono forti risonanze mediterranee, venti levantini, arie maghrebine e isolane in questo ultimo libro – non solo un noir…– di Massimo Carlotto, Cristiani di Allah ( e/o, pagg. 198, € 19,50), che, fin dal titolo, riecheggia un magistrale saggio omonimo di Bartolomé e Lucile Benassar (Rizzoli, 1991): lo tradusse, a suo tempo, Sergio Atzeni, lo scrittore sardo troppo presto scomparso che Carlotto omaggia con rispetto in esergo. Ma non sono solo echi metaforici. I suoni mediterranei, nel libro, sono presenti alla lettera. Lo scrittore ha voluto, infatti, che questa storia particolare di corsari rinnegati che hanno abbracciato la religione islamica e che vanno incontro a vicende d’amore, armi e guerra, ambientata in una speziata e selvatica Algeri del 1541, non si esaurisse solo nel testo narrativo. E così, insieme al testo, c’è un cd con musiche e canzoni composte da Maurizio Camardi, Mauro Palmas, Patrizia Laquidara e dallo stesso Carlotto che lo accompagna come una sorta di colonna sonora. Le sonorità, gli strumenti, le lingue sono quelle del formidabile intreccio multietnico tipico delle sponde del mediterraneo, tra le nostre isole e i loro dirimpettai africani. L’esperimento (non nuovo) è interessante e avrà un capitolo ulteriore nello spettacolo che Carlotto ha tratto dal testo e recitato e che sarà in scena nei prossimi mesi (le date su www.massimocarlotto.it).

Collocato dal suo storico editore (la e/o di Sandro Ferri e Sandra Ozzola in una collana, «Assolo», un po’ defilata rispetto ai gialli dell’Alligatore, il noir (?) di Carlotto ha avuto un’alta tiratura iniziale di 25mila copie, nonostante il prezzo – causa la presenza del cd – un po’ più alto del solito per la e/o. Ma confidiamo che Ferri, e Carlotto, vinceranno la scommessa. Anche perché, in questi anni, la e/o di soddisfazioni se ne è levata davvero tante: a testimonianza che un’editoria di proposta e di ricerca intelligente e attenta può non solo vivere bene ma arrivare, talvolta, anche a veri colpi di teatro come il recente L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, che dall’alto delle sue 400mila copie vendute in pochi mesi, troneggia nelle classifiche.

E conferma una tradizione di scoperte che, da Chrisa Wolf a Hrabal alla Ferrante a Izzo ha sempre caratterizzato la casa. Come dimostra un prezioso libro appena uscito di Gianfranco Tortorelli (Il lavoro della talpa. Storia delle edizioni e/o dal 1979 al 2005, Pendragon, Bologna, pagg. 196, € 14,00) che analizza con minuzia di particolari l’attività della casa editrice: un vero e proprio caso di studio, in molti casi da imitare. Un editore con la voglia continua di rimettersi in discussione e continuare a “scavare”, come testimoniano, da ultimo, i coraggiosi progetti di espansione in America (dal 2005) e di produzione di libri in arabo, prossimo azzardo escogitato dal poliedrico Ferri.