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Magica Didion (sottotitolo: gli Intramontabili sono Bellissimi)

Autore: Laura Pezzino
Testata: Vanityfair.it
Data: 26 novembre 2013

Io non so qual è la trama di questo libro.
Mi spiego. Il fatto di non riuscire a raccontarvela significa due cose: che è stato un colpo di fulmine (accecante e capitato mentre ero immersa in tutt’altro, una sera tardi alla luce dell’abat-jour) e che è amore vero (tutte le volte che mi sono innamorata per davvero non riuscivo mai a ricordar bene la faccia).

Di Joan Didion (a sinistra, da giovane, bellissima; foto LaPresse/Ap) per dirla tutta, avevo letto L’anno del pensiero magico (Il Saggiatore), il memoir dell’anno successivo alla morte del marito cui seguì, poco dopo, anche quella della figlia Quintana, raccontata poi in Blue Nights (sempre Il Saggiatore). O meglio, lo avevo iniziato, ma lo avevo subito riposto nella pila dei libri «che posso aspettare» (un giorno parliamo della scala Richter dei libri in attesa): scottava troppo per la me di allora.
Da Charlotte Douglas, la protagonista di Diglielo da parte mia (e/o, pagg. 269, 15 euro; traduzione Adriana Dell’Orto), invece, sono stata presa in ostaggio nel mio letto, senza avere la possibilità di leggerla altrove, che ne so, in metropolitana o dal dentista, perché ci son libri che richiedono un’attenzione da figli.
Nel romanzo, scritto nel 1977 e ora ripubblicato, Charlotte viene ritratta a pennellate impressioniste dalla voce narrante, che si presenta come Grace Strasser-Mendana nata Tabor. La prima volta che sentiamo Grace parlare ci dice: «Testimonierò per lei», e: «Morì, piena di speranze. Questo, in sintesi. Così, sapete come sono andate le cose. Naturalmente, la vicenda comportò circostanze attenuanti, condizioni atmosferiche, marciapiedi sconnessi e analgesici, ma solo per i vivi».
In sostanza, Grace sta a Charlotte come Nick Carraway sta a Jay Gatsby, se non fosse che la magnificenza di Charlotte non odora di caviale ma di afror di coloniali e motel di persiane tirate giù.
Charlotte è una norteamericana della California che, dopo il coinvolgimento della figlia Marin in un attentato terroristico e la sua, conseguente, latitanza, parte per un viaggio che pare un’allucinazione tra il sud degli Stati Uniti e una serie di Paesi del Centro America (da brividi la carrellata all’indietro che la Didion fa verso metà del libro). Cosa succede in un questo viaggio? Di tutto: va a letto con degli uomini, scappa col primo marito malato, passa le giornate al bar dell’aeroporto, fa la volontaria in una clinica medica, partorisce una bambina idrocefala che muore e lei la seppellisce. Ma è come se a spingerla in avanti non fosse una volontà ma una forza altra di cui non conosce la meta fino al momento in cui il suo destino, tragico, si sta per compiere. Poiché sappiamo che morirà e la sua morte sarà come la sua vita: mai in presa diretta, ma un «dicono che».

Quando la Didion (a sinistra, foto Getty) fa agire la sua protagonista (così simile, per la verità, a lei stessa), la accosta sempre a una negazione: Charlotte non sa, Charlotte non ricorda, Charlotte non pensa, non riesce, non vuole capire: un tentativo, forse, di definirla andando per esclusione.
In fondo questo libro assomiglia a una mostra antologica dal titolo «Chi è Charlotte Douglas», e sta poi al visitatore (a noi) collegare tra di loro le opere con un filo che non è affatto evidente.
Charlotte vive da una distanza, dentro una bolla la cui composizione chimica non è dato di conoscere nemmeno a lei stessa. Una forma di isolamento che esercita sugli altri (mariti, uomini, donne) una inquietante malìa, come un campo magnetico che sballa la percezione e apre uno squarcio in un mondo altro.
La scrittura della giornalista, sceneggiatrice e grande saggista di Sacramento, che compirà 80 anni il prossimo 5 dicembre, si trasfigura in una dimensione onirica, dove le parole pronunciate sono sconnesse eppure piene, di contenuti misteriosi, persino profetici. Le frasi a volte si ripetono quasi uguali ma con minimi slittamenti di significato, come quando dentro la testa ci ripetiamo le cose e, sfumandole, le mettiamo a fuoco per noi stessi.
Grace la testimone dice, verso la fine: «Credo di avere amato Charlotte in quel momento così come un genitore ama un figlio che è appena caduto dalla bicicletta, si è imbattuto in un pervertito, ha perso un premio, si è scontrato, insomma, in un modo qualsiasi contro le durezze del mondo. Credo di essermi anche arrabbiata con lei, anche in questo caso come un genitore, furiosa perché non aveva agito diversamene, furiosa perché si era sbagliata».
Grace aggiunge:
«NON SO PIÙ IN CHE CONSISTANO I FATTI ESSENZIALI. SONO PIÙ SIMILE A CHARLOTTE DI QUANTO PENSASSI DI ESSERE.»
Che è come dire che la nostra memoria crea e ricrea incessantemente il passato. E infatti io non so qual è la trama di questo libro. So che dovrò rileggerlo per saperla, e forse nemmeno allora.
Diglielo da parte mia (il cui titolo originale è molto più bello, A Book of Common Prayer) è stato scritto 36 anni fa, ed è una delle cose più belle che ho letto quest’anno.
Nel 2014 dovrebbe uscire il film. Christina Hendricks, la Joan di Mad Men, sarà Charlotte (io me la immagino diversa, ma stiamo a vedere), il regista è Campbell Scott, il Victor ammalato di Scelta d’amore. Sono curiosa.
E per la serie «letture consigliate dagli scrittori», il libro preferito di Joan Didion è Vittoria di Joseph Conrad scritto secondo tre punti di vista differenti (già messo in lista). Della Didion, invece, voglio leggere (oltre agli altri romanzi che e/o ripubblicherà) Verso Betlemme (Il Saggiatore), una raccolta di saggi-articoli fondamentale per mettere a fuoco l’infrangersi del sogno americano negli anni ’60.
Un’ultima curiosità: Joan Didion è la scrittrice preferita di Bret Easton Ellis, convinto detrattore del Premio Nobel Alice Munro. Io le amo entrambe, i casi della vita.

NOTA FINALE (MA IMPORTANTE): Diglielo da parte mia fa parte di una nuova collana delle Edizioni e/o chiamata gli Intramontabili.
«GLI INTRAMONTABILI STANNO AI LIBRI COME I BELLISSIMI DI RETE 4 AI FILM. »
In onda dal 1992, cioè 21 anni che in Tv non son pochi, i Bellissimi si chiamano così perché sono davvero bellissimi.
Gli Intramontabili sono intramontabili (e bellissimi) e sono nati perché la permanenza dei libri sugli scaffali delle librerie è sempre più breve, mentre gioielli come Bella di giorno di Joseph Kessel, Collages di Anais Nin e altri titoli che usciranno nl 2014 (tra i quali un Melville doc) è un peccato cadano nell’oblio.