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In cerca di un nuovo destino fra i "tormenti" dell'Iran di ieri e di oggi

Autore: Maddalena Dalli
Testata: Economia Italiana
Data: 29 novembre 2013

Non fa sconti Nahal Tajadod nel raccontare, attraverso l'amicizia di due donne, la parte migliore e peggiore del suo Paese, ovvero l'Iran. Lei che in Italia ha conosciuto la fama con il romanzo Passaporto all'iraniana, pubblicato da Einaudi nel 2008, e che ora non manca di angosciarci, di intrigarci e di catturarci, facendoci peraltro anche sorridere, con L'attrice di Teheran (Edizioni e/o, pagg. 298, euro 19,50), un lavoro pubblicato in Francia nel 2012 dalla casa editrice Albin Michel sotto il titolo originale, quanto allusivo, di Elle joue.
Per questa sua nuova intrigante storia la penna di Tajadod si è ispirata alla vita dell'attrice Golshifteh Farahani, un escamotage per mettere nero su bianco quel che succede in un Paese tuttora alle prese con due mali di vecchia data, ovvero il maschilismo e il fondamentalismo. E lo fa mettendo a confronto episodi di vita di due amiche che peraltro rappresentano due diverse generazioni: la prima, nata dopo la rivoluzione del 1979, ha infatti conosciuto soltanto il regime islamico ed è diventata un'attrice di grande successo; la seconda, a sua volta scrittrice affermata, è invece nata e cresciuta ai tempi dello Scià e si è quindi trovata a confrontarsi con le trasformazioni radicali legate al cambiamento politico. Cambiamento che ovviamente si è riflesso sugli usi e costumi di una società ancora oggi in mutamento.
Da questo "abboccamento" fra due donne che si confrontano su due diverse realtà attraverso il racconto di episodi legati alla loro vita (di ieri e di oggi, ma con un occhio puntato anche al domani) il lettore potrà cercare di capire, appunto attraverso questo viaggio fra la parte migliore e peggiore del Paese, i molti percome e perché dei mutamenti. Senza ovviamente voler prendere posizione sul prima e sul dopo. Anche perché l'autrice, riprendendo quanto ebbe a dire il grande regista svedese Ingmar Bergman a proposito del suo film Persona, tiene a precisare che «la storia che si ascolta non è la stessa che si racconta».
Angolature socio-politiche a parte, questo libro si legge con la piacevolezza che ci regala un bicchier d'acqua fresca d'estate; ci fa entrare in punta di piedi nelle case e nel modo di vivere della gente; ci intriga facendoci partecipi dei rapporti familiari; ci proietta in un'altra dimensione (o forse è sempre quella?) dei sentimenti; ci fa riflettere attraverso i dubbi di una giovane donna alle prese con una scelta per lei difficile, quella cioè di indossare il chador o l'abito da sera alla prima di un suo film a New York, ma anche su quello che potrà o non potrà dire; ci cattura, mettendoci sulla difensiva, quando il racconto si sofferma sulle vessazioni subite dai familiari dell'attrice in quanto laici e artisti; ci intriga quando il filo narrativo si aggrappa ai cambi di rotta della società (nuovi ma anche vecchi, come ad esempio quando il Paese si dovette confrontare con la forzata modernizzazione imposta dalla monarchia filo-occidentale dello Scià).
Insomma, attraverso l'incontro-confronto fra due generazioni, ne affiora il ritratto di un Paese che si dibatte fra contraddizioni e motivazioni culturali delle quali certamente abbiamo scarsa conoscenza. E qui sta forse l'errore più comune nel giudicare, perché farlo stando dall'altra parte della barricata risulta spesso superficiale e in ogni caso mai facile.
Detto questo, ricordiamo, a titolo di cronaca, che Nahal Tajadod è nata a Teheran il 25 febbraio 1960 in una famiglia di intellettuali che si sarebbe trasferita in Francia nel 1977, quindi prima dello scoppio della rivoluzione islamica e dell'avvento del regime dei mullah. "Sinologa ed esperta di religioni orientali (forte della sua laurea in Cinese), ha scritto diversi saggi sul buddhismo e sul manicheismo e ha pubblicato alcuni libri ispirati alla vita del poeta mistico Rumi, curando anche l'edizione francese dei suoi canti insieme al marito Jean-Claude Carrière, a sua volta noto scrittore e sceneggiatore".