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Venga pure la fine

Testata: Sud Press
Data: 1 dicembre 2013

"Ci sono libri che si scrivono con la vita. “Venga pure la fine” è uno di quelli, è nato mentre i miei anfibi si sporcavano di polvere a Sarajevo e la mia anima di dolore. Neppure sognavo, allora, di diventare scrittore"
E invece  il colonnello Roberto Riccardi, 47 anni barese, è divenato un noto scrittore e ha vinto molti premi letterari. Nonostante questo il colonnello che oggi vive a Roma  dove dirige la Rivista Il Carabiniere è sempre rimasto un uomo semplice. Innamorato della verità e della giustizia,  Riccardi per molti anni ha lavorato in Calabria e in Sicilia. Poi trasferitosi a Roma ha comandato la sezione antidroga del Nucleo investigativo, svolgendo indagini in ambito internazionale. I suoi occhi hanno visto milioni di volti le sue esperienze lo hanno portato a scrivere tante verità. Leggerlo è come vivere davvero alcune scene ormai lontane nel tempo. Nei suoi romanzi si  respira vita vera, ma anche dolore e sofferenza, c'è voglia di verità e soprattutto c'è passione. Roberto Riccardi non è soltanto un uomo dell' Arma e un giornalista, ma è anche uno scrittore. Uno scrittore che compie il proprio dovere: regala emozioni. Noi di SUD lo abbiamo incontrato pochi giorni fa presso la libreria Volta Pagina dove ha presentato il suo ultimo libro "Venga Pure la Fine".
 
“E adesso venga pure la fine, venga pure la notte. Sono pronto ad accoglierle. Venga pure un nuovo inizio, perché è solo quando tutto finisce che incomincia davvero qualcosa“
 
Ecco l'intervista-
 
 
Il protagonista dei suoi libri è un ufficiale dei carabinieri, Rocco Liguori, investigatore coraggioso che lavora sotto copertura. Si è ispirato alla sua lunga esperienza professionale, considerato che lei è anche stato a capo dell’antidroga romana, per costruire il personaggio di Liguori o Liguori rappresenta il tipo di investigatore che il vero colonnello Riccardi avrebbe voluto essere? Esiste per il colonnello Riccardi un modello di investigatore?
Direi il falso se non ammettessi che Rocco Liguori è un protagonista nel quale mi rispecchio. Naturalmente però si tratta di un personaggio di fantasia, con caratteristiche non sovrapponibili alle mie. Il modello al quale mi ispiro, tanto nel lavoro nell’Arma quanto nella scrittura, è quello di un investigatore che non si piega e non si vende, che non ha certezze assolute, che non si sente migliore delle persone sulle quali indaga, che non nega le proprie paure ma cerca come può di affrontarle. 
E’ realmente possibile, in base all’ordinamento italiano, condurre operazioni investigative così ardite come quelle raccontate in molti libri oppure prevale la consuetudine burocratica?
È possibile, ma a prezzo di rischi non indifferenti e a condizione di avere inventiva, cercando nel rispetto delle norme la soluzione tecnica più adatta al singolo caso.  
 
Lei ha scritto alcuni libri, peraltro molto premiati, in cui ha trattato dal punto di vista umano il dramma degli ebrei e della Shoah, perché si è appassionato a questo tema e perché secondo lei rimane così d’attualità?
L’ho fatto perché ho avuto la ventura d’incontrare un sopravvissuto ad Auschwitz, Alberto Sed, al quale mi sono molto legato. Credo che la Shoah sia un tema attuale perché l’antisemitismo e il razzismo sono piaghe che non scompaiono mai del tutto.
Cosa spinge un uomo così professionalmente impegnato a dedicare gran parte del proprio tempo libero a trasmettere in un libro i propri pensieri? Qual è il messaggio che vorrebbe passasse attraverso i suoi scritti?
Mi porto dietro la passione per la letteratura fin da quando, bambino, divoravo i romanzi di avventure e quei personaggi mi sembravano reali quanto i miei amici. Con i libri che scrivo cerco sempre, nel mio piccolo, di gettare qualche seme. Ma sto bene attento a non prendermi troppo sul serio. Non sono un  profeta ma un romanziere, e in un romanzo le cose si possono dire conleggerezza, facendo parlare le storie, i personaggi.  
 
Lei è stato impegnato anche nelle investigazioni relative ad alcune delle stragi più inquietanti della storia recente, Falcone e Borsellino tra tutte. E’ stato fatto tutto il possibile per trovare la verità, per andare oltre gli esecutori materiali? Si poteva fare di più?
Indagini come quelle sulle stragi del ’92 sono sempre complesse. In ogni caso non sta a me dare simili giudizi, per rispetto verso i magistrati e i colleghi che tuttora si occupano di quei procedimenti. 
 
Nel suo ultimo libro, “Venga pure la fine”, emerge il disinteresse, la mancanza di sostegno del mondo politico alla ricerca della verità in casi scottanti. E’ così nella realtà o anche peggio?
Nel romanzo c’è una vicenda di fantasia legata a un contesto molto particolare, le operazioni di stabilizzazione nei paesi usciti dalle guerre. Per quanto attiene alla realtà non posso pronunciarmi in modo generico, un uomo delle istituzioni se ravvisa comportamenti illeciti di chicchessia procede a norma di legge e ne riferisce coi suoi atti, nelle sedi opportune.   
Come si troverebbe il protagonista Rocco Liguori nella realtà del settore investigativo in questa fase storica in Italia?
Di Rocco Liguori, per fortuna, in Italia ce ne sono migliaia. Sono tutti quegli investigatori, di qualunque estrazione, che compiono il loro dovere ogni giorno, in silenzio, alle prese con mille difficoltà. Nella mia vita professionale ho avuto la fortuna d’incontrarne moltissimi. Persone oneste e piene di dignità, spesso umili, e non mi vergogno di dire che ho imparato il mestiere da tanti che avevano meno gradi di me sulle spalline. Saranno sempre nel mio cuore e a loro dedico ogni pagina, ogni singola riga che scrivo.  

Roberto Riccardi nato a Bari. Il suo debutto avviene nel 2009 con Sono stato un numero. Alberto Sed racconta ,coraggiosa biografia di un sopravvissuto ad Auschwitz, opera vincitrice del Premio “Acqui Storia” e finalista nella sezione Ragazzi del “Premio Letterario ADEI -WIZO Adelina Della Pergola”.Nello stesso anno pubblica  Legami di sangue  che gli è valso il “Premio Tedeschi”. Poi nel 2012 Condannati (Giallo Mondadori). Nello stesso anno e nel  2013, sul tema della Shoah  ha scritto altri due libri. La foto sulla spiaggia, in cui ci presenta le storie, destinate ad incontrarsi, di Alba, una bambina sensibile cresciuta nell’Italia degli anni ’50 del Novecento, e di Simone, deportato ad Auschwitz, il quale vive nella speranza di ritrovare la moglie e la figlioletta, perdute di vista all’arrivo nel lager e  La farfalla impazzita, in collaborazione con la protagonista, Giulia Spizzichino, ebrea romana la cui vita fu sconvolta dalle deportazioni e dalla strage delle Fosse Ardeatine, dove furono uccisi ben ventisei suoi congiunti.  Undercover  invece scritto nel 2013 è uno dei tre finalisti della seconda edizione del Premio di Letteratura gialla noir spy story “Mariano Romiti 2013” (proclamazione del vincitore il 21 settembre). Il suo ultimo libro  libro è "Venga Pure la FIne" presentato pochi giorni fa a Catania presso la libreria Volta Pagina.