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Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario di Amara Lakhous

Testata: Littlemissbook
Data: 26 luglio 2013

Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario il titolo mi ricorda tanto qualche film di Alberto Sordi come Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? o Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata. Di certo, Amara Lakhous non si spreca con le parole, palesando una certa ironia che ritroviamo in queste pagine.

La vicenda si apre con un fatto di cronaca nera. Torino è scossa da ben sette omicidi di albanesi e rumeni, a pochi mesi dell'entrata nell'Unione Europea della Romania. A prima vista potrebbe sembrare una faida tra i due gruppi etnici, in realtà la matassa è ben aggrovvigliata.
Di questa situazione ne vorrebbero approfittare il direttore e il caporedattore dell'edizione locale di un quotidiano nazionale. Enzo Laganà, giornalista di questo quotidiano, non deludere le loro aspettative: pur di guadagnare visibilità credono agli abili magie di Enzo, facendoli giocare al ruolo di Carl Berstein e  Bob Woodward.
Ne nasceranno una serie di equivoci, versioni inventate da informatissime Gole Prodonde, a dar voce a presunti Buscetta albanese e a un Riina rumeno, a una pacificatrice nigeriana.
Mentre a San Salvario, il quartiere multietnico di Torino, la comunità musulmana è alle prese con il caso del maialino Gino. A San Salvario Enzo abita ed è costretto a destreggiarsi anche in questa vicenda. Joseph è riunchiuso da settimane in casa insieme a Gino per le minacce rivolte dai musulmani: il maialino è statto introdotto a sua insaputa e filmato nella moschea e per questo motivo deve essere consegnato per rimediare all'offesa.
Gino diventa l’oggetto delle attenzioni, pacifiche e non, di diverse fazioni, dai musulmani agli animalisti, fino al comitato “Padroni a casa nostra” di Mario Bellezza.

I musulmani, diversamente da noi, non mangiano la carne di maiale perché è haram, illecita. Un maialino piemontese, italiano, anzi italianissimo come Gino, diventa un simbolo, una bandiera, un baluardo per salvaguardare la nostra italianità

Enzo Laganà è “un terrone di seconda generazione” come ama definirsi, di origine calabrese, alle prese con una madre onnipresente che lo controlla anche a distanza, grazie all'aiuto della zia Quiz e alla colf ucraina, e facendo i conti con lo zio affiliato alle cosche della 'ndrangheta.
Non c'è alcun detective o commissario ad occuparsi della vicenda, ma è un giornalista ad osservare e a portare a galla pregiudizi e controsensi. Per di più la polizia, non fa una bella figura non riuscendo veramente ad indagare.

Devo scrivere che la copertina è molto bella, è stata la molla definitiva che per prendere il libro, dopo aver letto il lunghissimo e bellissimo titolo.
Consiglierei a tutti questo libro: ironico e ben strutturato, che non annoia mai, piacevole in tutto, nella vicenda e nel linguaggio. Non saprei come definirlo, forse una commedia in giallo.
Una risata amara sulle  contraddizioni tipicamente italiane: integrazione, collusione tra impreditoria, politica e poteri mafiosi. Ma è anche una chiara critica nei confronti della comunità musulmana, impegnata a non scendere a compromessi pur di mantenere intatta la propria "integrità". Inoltre, il libro vuole porre l'attezione su un certo tipo di informazione, troppo interessata a mantenere in alto l'audience a scapito della verità.
Infatti, la storia di Gino è una vera e propria critica alle fobie  della gente e alle imcomprensioni che derivano dalla incomunicabilità interculturale.
Da notare che il libro si apre con due estratti di lettere della «Gazzetta del Popolo» e della «Stampa» (1959-60). Nel primo un torinese lamenta la troppa disponibilità nei confronti dei meridionali, che non badano a lavorare ma a comportarsi da delinquenti. Nel secondo, invece, un merdionale è esasperato dai pregiudizi nei suoi confronti al punto da un riuscire a trovare una casa o un lavoro. La lettera si chiude con una domanda sempre attuale:

Come celebrare il Centenario dell'Unità d'Italia con questi sentimenti?

Cambiano le pedine del gioco, ma i risultati sono sempre gli stessi.
Una fotografia a tutto tondo su molte realtà, sottolineate sempre con uno sguardo ironico.

Vi consiglio una tazza di tè alla menta, giusto per ricordare le origini tunisine dello scrittore.