Login
Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Prove tecniche di desideri enciclopedici

Autore: Guido Caldiron
Testata: Il Manifesto
Data: 6 dicembre 2013

Una serie di let­tere d’amore ano­nime irrompe nelle esi­stenze degli abi­tanti di Piazza Guy d’Arezzo a Bru­xel­les. Sarà que­sta la ben­zina che incen­dierà le loro vite, sca­te­nando pas­sioni, risve­gliando un desi­de­rio che si pen­sava sopito da tempo, susci­tando una feb­bre ero­tica dif­fi­cile da saziare.La gio­stra del pia­cere — que­sto il titolo del suo ultimo romanzo appena pub­bli­cato da e/o (pp. 660, euro 19,50) — che Eric-Emmanuel Sch­mitt mette in scena in una pla­cida zona resi­den­ziale della capi­tale belga, è un mec­ca­ni­smo a oro­lo­ge­ria capace, come certi caril­lon che alla fine della musica sve­lano segreti celati al loro interno, di rive­lare e met­tere in movi­mento, ingra­nag­gio dopo ingra­nag­gio, un intero mondo.Quello che Sch­mitt, tra i pro­ta­go­ni­sti della let­te­ra­tura fran­cese degli ultimi anni, autore curioso e pro­li­fico — 17 le opere pub­bli­cate solo nel nostro paese da e/o -, a suo agio con i ritmi musi­cali e i colpi di scena della com­me­dia (lavora da anni anche per il tea­tro), ci rivela è il mondo della pas­sione, delle mille forme che può assu­mere il desi­de­rio, decli­nate una ad una attra­verso una sorta di geo­po­li­tica del sesso. Una gio­stra che tra­volge ogni cosa, cam­bia defi­ni­ti­va­mente vite e destini finendo però per mostrarci, sor­pren­den­te­mente, non tanto i gusti ses­suali dei pro­ta­go­ni­sti, quanto piut­to­sto la loro anima. Senza falsi mora­li­smi e inu­tili pudori, lo scrit­tore tran­sal­pino sem­bra così voler met­tere a dispo­si­zione di tutti un vali­dis­simo anti­doto all’unico vero peri­colo che corre il sesso in tempi di bunga bunga e rea­lity: quello della banalità.Eric-Emmanuel Sch­mitt è tra gli ospiti della Fiera inter­na­zio­nale Più libri Più liberi, che si tiene a Roma fino a dome­nica. Pre­sen­terà il suo romanzo oggi, alle ore 17.Set­te­cento pagine che descri­vono quasi un cata­logo dell’erotismo: il suo nuovo romanzo sem­bra muo­vere da una sorta di «desi­de­rio enci­clo­pe­dico», per­ché que­sta scelta?Mi piace la defi­ni­zione di «desi­de­rio enci­clo­pe­dico», la sento molto mia, visto che con­si­dero Dide­rot come il mio più grande mae­stro e lui all’Enciclopedia alter­nava i romanzi. In effetti, volevo rac­con­tare in forma roman­ze­sca tutti i modi pos­si­bili di desi­de­rare, toc­care, amare ed essere amati. Per­ché? Per­ché credo che sia l’unica maniera che abbiamo per aiu­tare la dif­fu­sione della tol­le­ranza. Mi spiego: in genere, le per­sone rifiu­tano, e spesso temono, ciò che non cono­scono. Così non capi­scono come si possa desi­de­rare in un modo diverso dal loro. Ma quando si legge un romanzo non si fini­sce per iden­ti­fi­carsi un po’ con tutti i per­so­naggi? Quindi, descri­vendo ogni forma di desi­de­rio, ho spinto i let­tori a ritro­varsi let­te­ral­mente nei panni degli altri, a guar­dare all’amore con altri occhi, altre mani, altri corpi. Io stesso, nello sfi­darmi a scri­vere di una ses­sua­lità che non era la mia, ho voluto guar­dare le cose con occhi nuovi. È così che la let­te­ra­tura rag­giunge ciò che credo sia il suo vero obiet­tivo: abo­lire la distanza tra gli indi­vi­dui, creare una sorta di fra­ter­nità uni­ver­sale. Per me, La gio­stra del pia­cere è que­sto: un romanzo uma­ni­sta sulla sessualità.Al di là dei com­plessi gio­chi di sedu­zione e ero­ti­smo, que­sto sem­bra però essere soprat­tutto un romanzo sull’amore. È il «vero amore» ciò che stanno inse­guendo i per­so­naggi. Non le sem­bra una contraddizione?Direi di no. Il tema di fondo del libro non è tanto come si può fare all’amore, ma quale sia l’articolazione tra amore e ses­sua­lità. Si tratta di cose che pro­ce­dono sem­pre insieme o che, al con­tra­rio, si pos­sono esclu­dere reci­pro­ca­mente? Cerco di rac­con­tare come la ses­sua­lità possa rap­pre­sen­tare il cam­mino che ci con­duce all’amore, ma possa descri­vere anche un per­corso a se stante. Il sesso è anche una sorta di scam­bio, di con­tratto, basato su una sorta di equi­li­brio degli egoi­smi. Il pia­cere però può essere anche total­mente ego­cen­trico, diven­tare quasi il con­tra­rio dell’amore. E c’è anche chi per amare qual­cuno, come accade nel libro, non ha biso­gno di alcun con­tatto fisico. I miei per­so­naggi fanno l’esperienza di tutto ciò, e fini­scono per chie­dersi cosa dav­vero stiano cer­cando. E la rispo­sta è ine­so­ra­bil­mente l’amore.Il romanzo rac­conta il domi­nio eser­ci­tato dal sesso sulle nostre vite, ma rifiuta cate­go­ri­ca­mente l’uso del potere sul sesso. Il per­so­nag­gio più dete­sta­bile è Zachary Bider­man, un com­mis­sa­rio della Ue che costringe una came­riera ad un rap­porto ses­suale e che è stato para­go­nato a Domi­ni­que Strauss-Kahn, anche se sem­bra asso­mi­gliare molto ad un poli­tico ita­liano, oggi in fase deca­dente. Come stanno le cose?Sono con­tento che lei non citi solo Dsk, come fanno invece in Fran­cia, visto che io mi sono ispi­rato a molti altri ani­mali poli­tici, com­presi pro­prio quelli del vostro paese. Sono anni che osservo i poli­tici e prendo nota men­tal­mente dei loro com­por­ta­menti; mi sono fatto l’idea che molto spesso abbiamo a che fare con per­sone che si cre­dono dei supe­ruo­mini, men­tre nella vita pri­vata fanno vera­mente schifo. Zachary, ad esem­pio, è un poli­tico noto per le sue prese di posi­zione in favore della giu­sti­zia sociale, ma in realtà è un egoi­sta, un porco, osses­sio­nato dall’idea di poter mole­stare ogni donna che gli capiti a tiro. Sia chiaro che non sto espri­mendo un giu­di­zio morale, ci man­che­rebbe altro, credo che nell’espressione della ses­sua­lità non ci debba essere nulla di «vie­tato» e tutto vada vis­suto libe­ra­mente. Tutto, tranne lo stu­pro. Tutto, tranne la vio­lenza inflitta in modo fisico o per­pe­trata attra­verso l’imposizione psi­co­lo­gica. Que­sta io non la con­si­dero una forma di ses­sua­lità, piut­to­sto la vedo come un’articolazione del potere. Un eser­ci­zio di potere com­piuto da qual­cuno che pensa di poter fare degli altri ciò che più desi­dera. Ed è que­sta l’unica vera forma di osce­nità che rilevo nel sesso, l’unico cri­mine. Dide­rot diceva «tutto è per­messo tranne ciò che mette la pro­pria salute o quella degli altri in peri­colo». E io sono d’accordo con lui.Torna in que­sto libro uno dei temi ricor­renti in tutte le sue opere, fin dai tempi di «Mon­sieur Ibra­him», il libro che per primo le ha dato noto­rietà inter­na­zio­nale, quello dell’identità. In que­sto caso, è attra­verso il sesso che ci si tra­sforma e s’incontra l’«altro». Nella realtà è dav­vero così?Ad alcuni per­so­naggi del romanzo accade, c’è addi­rit­tura chi cam­bia iden­tità ses­suale nel corso della sto­ria. Per­ciò sì, credo sia pos­si­bile. Comun­que è vero, que­sto tema rap­pre­senta una sorta di osses­sione che carat­te­rizza tutti i miei libri: parlo della con­vin­zione che la nozione stessa di iden­tità sia estre­ma­mente fra­gile. Gli uomini hanno biso­gno di cre­dere di avere un’identità solida, che la loro fede reli­giosa rap­pre­senti la «verità», invece che un credo tra i tanti, che la loro «razza», nazio­na­lità, ori­gini — ma anche la ses­sua­lità -, siano uni­che e magari supe­riori, o in ogni caso migliori, rispetto a quelle degli altri. Io, invece, mi diverto un mondo a dimo­strare che tutte que­ste iden­tità incrol­la­bili sono in realtà deboli e spesso del tutto passeggere.Così, mi sem­brava impor­tante sot­to­li­neare come per­fino l’identità ses­suale, che spesso viene pre­sen­tata come «natu­rale» e impe­ri­tura, sia in realtà qual­cosa di tutt’altro che defi­nito una volta per sem­pre. C’è un prin­ci­pio bud­di­sta che sin­te­tizza bene quest’idea e parla della non-permanenza di tutte le cose, del fatto che tutto cam­bia e si tra­sforma, all’esterno come all’interno di noi stessi. E io aggiungo: per fortuna.