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Edna O’Brien, la scrittrice che fece rabbrividire l’Irlanda dei Sessanta

Autore: Marina Bisogno
Testata: C'è vita su Marte
Data: 7 gennaio 2014

Quando nel 1962 Edna O’Brian, scrittrice irlandese vissuta a Londra e a New York, pubblica “La ragazza dagli occhi verdi” (in Italia riproposto da E/o, traduzione di Franca Cavagnoli), l’Irlanda cattolica ha un altro sussulto. Il romanzo – prosieguo di “Ragazze di campagna” (pubblicato nel 1960, riproposto in Italia da Elliot) - è un attacco neanche troppo velato al pensiero dominante – e bigotto -  dell’Isola smeralda. In più contiene troppi riferimenti al sesso e alle prime esperienze delle protagoniste, Kate e Baba.

Kate e Baba hanno poco più di vent’anni. Sono già scappate dalla campagna e convivono a Dublino. Kate è una ragazza emotiva, lavora in un negozio e passa il tempo a leggere. Baba, invece, ha modi spicci, scostanti. Se non lavorano, escono: si imbucano alle feste, fanno amicizia. Respirano, lontane dagli sguardi dei provinciali pettegoli. Kate si innamora di un ragazzo più adulto, sposato e pure divorziato. I due prendono a frequentarsi, finché la soffiata giunge fino alle orecchie del padre ubriacone di lei. L’uomo si fionda in città e trascina di peso la figlia là da dove era fuggita, in mezzo agli animali e ai parenti trogloditi. Per loro è impensabile che Kate frequenti un uomo divorziato, o peggio ci vada a letto.  Kate è affranta. Scappa di casa e ritorna a Dublino da Baba e quindi dal suo uomo, che le riserverà una spiacevole verità.

Il clamore intorno al romanzo è legato alla sua matrice autobiografica. Edna O’Brien non l’ha mai taciuto: ha attinto a piene mani dalla sua esperienza. Da qui l’imbarazzo della famiglia che non è riuscita a gioire del talento della ragazza. Un talento titillato dalle diverse e numerose letture di gioventù, e dalla scoperta di poter romanzare la propria vita, senza inventare chissà che. Così i lettori (anche Philip Roth e Alice Munro sono suoi estimatori), hanno gioito della cura per i dettagli, della capacità di far risaltare la contraddizione tra la voglia e la paura di vivere e i tentativi della società di riferimento di contenere quest’energia.

La smania di tastare il mondo sta tra le righe di quei periodi semplici e scivola sui dialoghi, rievocando sentimenti giovanili, e comunque umani. L’intera esistenza della O’Brian è stata una battaglia contro i lemure di chi le stava accanto: prima i genitori, poi il marito. Ma il coraggio le ha illuminato la strada verso il successo, una forma di felicità.

Curiosità

Kate e Baba compaiono tra le pagine di ben tre libri, tutti incentrati sulla difficoltà di crescere senza stravolgersi troppo.