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"Alcazar, ultimo spettacolo" di Stefania Nardini

Autore: Ilaria Guidantoni
Testata: Saltinaria.it
Data: 8 gennaio 2014

Un tuffo nella Marsiglia al tempo della Resistenza, una storia d’amore, di dolore, di delusione nutrita della luce, dei sapori e delle voci di questo porto meticcio sul Mediterraneo. Nel libro filtra, senza enfasi né eccessi sentimentali, il doppio legame dell’autrice con questa città, l’Algeri del nord, e con la madre della quale racconta la storia. E’ la storia della vita attraverso il teatro in un intreccio di finzione e realtà, molto più realista e spietato di un bollettino di guerra; è anche la storia della pietà e del rispetto per l’essere umano da una parte, della violenza che calpesta chiunque di qualifica come ‘diverso’ con la banalità del male: sia un omosessuale o una donna di teatro o ancora un oppositore del regime. Per questo il libro è anche di grande attualità. Suggestiva senza essere oleografica la ricostruzione del dedalo della città e dei suoi umori. Interessante la scrittura, asciutta, piegata alle infiltrazioni dell’argot, del linguaggio malavitoso e greve ma con inaspettate punte di lirismo, accoglie gli idiomi diversi di quella città di frontiera, rifugio e nascondiglio di persone in cerca di un altrove. E’ anche la storia dell’unico amore assoluto possibile per un uomo, quello per un figlio.
 
 
 
 
 
Ho visitato Marsiglia perché ho incontrato Stefania Nardini nell’estate del 2012 al Festival delle Storie della Valle di Comino; ho cominciato a leggere Jean-Claude Izzo perché lei mi ha raccontato del suo libro su questo scrittore, ho ripercorso sentieri camminati con questo libro che sposa un’altra mia grande passione, il teatro. L’Alcazar, il famoso teatro francese dove sono passati i grandi, diventa una metafora con lo spettacolo sul trasformismo, che in Italia in quegli anni ha dato grande prova di sé. E’ la fretta del vivere, di potersi cambiare camaleonticamente in tanti personaggi e insieme di restare se stessi nel fondo dell’anima, ma è anche il racconto di una passione più grande, quella dell’amore per un uomo per cui la protagonista, Silvana Landi, è disponibile a lasciare tutto, perfino il teatro. E’ una storia di grande generosità, di una vocazione ferita ma autentica perché si rompe nel momento in cui i compromessi morali mettono in discussione perfino l’essere madre. E’ quindi l’affermazione del coraggio e della profonda onestà morale di una donna, costi quel che costi, pagata con il sacrificio. È il 1939, sono scattate le leggi razziali, Marsiglia è una città italiana dove napoletani, siciliani, piemontesi fuggono dal fascismo e dalla fame. Da Napoli parte una nave, a bordo una compagnia teatrale: il Capocomico è Silvana Landi, detta anche “l’emula di Fregoli”, trasformista internazionale. Con lei l’amico del cuore Gino Santoni in arte Cordera, un omosessuale che si esibisce in scena vestito da donna. Marsiglia è anche la città del milieu. Gli italiani sono i caïd di una balorderia mediterranea che gestisce ogni sorta di traffico: dal parmigiano alla cocaina, dalle armi alla prostituzione. Alfredo Morello è uno di loro e il suo cuore verrà conquistato proprio da Silvana.

Pioggia di stelle è lo spettacolo che la compagnia dovrà rappresentare all’Alcazar, il mitico teatro dove si sono esibite le più importanti celebrità del mondo. Tra regolamenti di conti e l’occupazione nazista, gli italiani di Marsiglia organizzano la Resistenza. Dopo settant’anni, la Marsiglia raccontata da Jean Claude Izzo lascia balenare sotto le luci dell’Alcazar un colpo di scena che avrebbe potuto cambiare la storia. La vicenda si dipana tra la Francia, il confine, improbabili fughe, e la realtà di Roma e intreccia il mondo personale dei sentimenti, della miseria e dei sogni con quello politico e del malaffare internazionale. Una annotazione la merita certamente la scrittura che fa ricorso ad una lingua preziosa eppure popolare con un lirismo candido. Interessante – sarà perché mi specchio con tutta modestia in questo stile – la commistione di parole ed espressioni francese e qualche termine arabo che rende bene quel porto di mare, intreccio di gente diversa dove tutti sono italiani, ma di “Italiani di Marsiglia”. Il libro tra l’altro è dedicato a loro ed esiste la stessa espressione per gli italiani di Tunisi. Curiosa e divertente la titolazione dei capitoli tra i quali scelgo ‘clandestina in tacco dodici’ che rivela una leggerezza matura e ironica che non rende il romanzo né pesante né sentimentale, in nessun punto. Un buon equilibrio tra il mondo lirico e psicologico, e il romanzo storico, che è interessante proprio perché coglie lo spirito del momento al di là dei fatti, restituendocene il clima. Sembra di camminare per i vicoli e le piazze di Marsiglia e di sentirne addosso il mistral e la luce incantevole e tersa. Aspettiamo una sceneggiatura cinematografica.

L’autrice
Stefania Nardini, giornalista e scrittrice, è nata a Roma e vive tra Marsiglia e l’Umbria. È autrice di Matrioska (Pironti 2001), Gli scheletri di via Duomo (Pironti 2009) e di Jean Claude Izzo, storia di un marsigliese (Perdisa Pop 2010), biografia romanzata del grande autore francese grazie alla quale ha ottenuto numerosi riconoscimenti. I suoi racconti compaiono in diverse antologie.

Alcazar
Ultimo spettacolo
di Stefania Nardini
Collezione Sabot/age
Edizioni e/o
16,50 euro