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Trinacria Park, o della menzogna

Autore: Giuseppe Giglio
Testata: LE FATE - Arte Cultura Identità Siciliana
Data: 20 gennaio 2014

Sono tutti impazienti di cominciare, a Montelava: su quello scoglio che guarda all’isola-madre, alla Sicilia, di fronte all’Etna, a poche miglia da Catania. Perché proprio lì, a Montelava (isoletta di rara bellezza, ora dimenticata: dopo gli stupri del cemento selvaggio, e gli assalti dei vacanzieri senza scrupoli), sta per essere inaugurato il Trinacria Park, un parco tematico di ventiduemila ettari, finanziato da capitale americano e con la Regione Siciliana tra gli azionisti che contano, che si avvia a diventare il più importante d’Europa. Un immenso polo turistico, una cosa mai vista: una specie di Disneyland insulare, con un set cinematografico di richiamo internazionale, dove persino qualche star holliwoodiana darà lustro alla Sicilia (attraverso alcuni remakes: da "Il Gattopardo" di Visconti, al "Salvatore Giuliano" di Rosi, con tanto di rievocazione della strage di Portella della Ginestra). Ecco cosa si scopre nelle prime pagine del nuovo romanzo del catanese Massimo Maugeri, che proprio "Trinacria Park" si intitola, uscito per i tipi delle Edizioni e/o, con un’emblematica prefazione di Valerio Evangelisti.

Una storia corale, tra la Sicilia e gli Stati Uniti, dove brulica un campionario di varia umanità: un  vecchio e umorale direttore artistico siciliano, che odia la sua isola e ama la sua terra; un regista con gli occhi di diverso colore, dalle sconcertanti manie; un attore siculo-americano, divenuto famoso oltreoceano grazie ad uno spot sui pannolini per cani, schiacciato da un incessante tormento; un senatore della Repubblica, ex ministro dello sviluppo economico, che nasconde terribili segreti; un presidente della Regione Siciliana inconsapevole vittima di un mostruoso ingranaggio; e poi tre donne: una potente e bellissima produttrice americana, figlia d’arte, prigioniera del proprio potere; una giornalista televisiva in carriera, cui il padre sempre ripeteva: «bisogna flettersi alla vita»; un’attrice focosa e vendicativa, ossessionata dalla rivoluzione, in nome di una Sicilia indipendente. Tre donne che sembra incarnino le  Gorgoni del mito: Steno, la forte; Euriale, la spaziosa; Medusa, la distruttrice. Di un mito  reinventato in un antico poema epico in greco da poco scoperto: quasi la leggenda attesa per lanciare un così grande e ambizioso progetto/sogno nel mondo.

È assai sorprendente, "Trinacria park": sembra un giallo, un thriller; e invece i meccanismi del genere sono al servizio di un sottile gioco a nascondere, intramato tra saggismo, storia ed invenzione romanzesca: a lasciar scoprire al lettore, ancora una volta, e sciascianamente, una Sicilia come metafora di un modo di essere, di stare al mondo. Una Sicilia che nell’immaginaria Montelava ha il suo inquietante doppio: un luogo che finge, che recita, un luogo «travestito da altro luogo e che si atteggia ad altro  luogo ancora». Nulla è come appare, nessuno è quel che sembra. Tutti (ciascuno con le proprie ragioni) recitano: la finzione costituendo una sorta di fil rouge, di mezzo di contrasto che svela la vera vita dei personaggi (così come nella vita reale di molti accade), tra fragilità e orgoglio, frustrazione e vergogna. Ed è anche, la finzione, una filigrana che dà corpo e sangue alle trame del potere, agli affari più sporchi e impensabili; e che lascia percepire l’indifferenza e il torpore in cui anche un’intera comunità può affogare. Non è difficile che la realtà superi ogni immaginazione, a Montelava; ma l’immaginazione è indispensabile, per avvicinarsi il più possibile alla realtà. «L’intera Sicilia è una dimensione fantastica. Come si fa a viverci senza immaginazione?», recita una delle due epigrafi del romanzo, con le parole di Leonardo Sciascia. Ed è proprio entro siffatta dimensione, che si svolgono alcune declinazioni dell’esistere, della vita: quando il senso dello stare al mondo può risultare assurdo, grottesco, finanche un non-senso; quando un potere economico grigio e strisciante (che agisce su scala globale e che è alla base di un oscuro groviglio di interessi industriali e finanziari) finisce per condizionare la vita di molti, oltre che quella di chi – direttamente o indirettamente – vi ha a che fare. E viene scatenata persino una violenta e misteriosa epidemia, a Montelava: fatta passare per attacco batteriologico da parte di cellule terroristiche islamiche. Molte le vittime, soprattutto eccellenti.

Si dipana nello spazio di pochi giorni, l’intreccio di "Trinacria Park"; eppure, leggendo il romanzo di Maugeri (tra l’altro vincitore del Premio Vittorini 2013), si abita un apologo contro la menzogna, si avverte quell’«effetto isola», quel «male sano e oscuro» che è alla radice di una melanconia antica, che nasce da ciò che da sempre resta irrisolto. E viene in mente un libro come "Che cos’è questa Sicilia?" (1945), di Sebastiano Aglianò. Nel senso che, come l’autore di quel famoso ritratto della vita siciliana, anche Maugeri sembra vestire i panni di un «cronista antropologico»: rigoroso e affabile, che ha scelto di romanzare la sua cronaca, di affidarla ad una scrittura agile e visionaria. Per narrare di un’isola-mondo dove la fortissima luce lascia a volte intravedere, di se stessa, la brancatiana «ripresa buia», il lato oscuro: qui cristallizzato in una menzogna che – a furia di spacciarla per verità – diventa più vera della realtà stessa. Come il falso mito, il poema sulle Gorgoni inventato per costruire un gigantesco imbroglio mediatico. E intanto un moderno aedo, armato di chitarra, sul traghetto tra Montelava e la Sicilia, si guadagna da vivere cantando. Canta alla sua terra, alla Sicilia. Ed è un canto contro l’indifferenza, contro la rassegnazione, contro il sonno. È un canto d’amore, sulle note della popolare canzone di Calì e Formisano: «e vui, bidduzza mia, durmiti ancora».