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Madame la France salvata da Sanantonio

Autore: Massimo Carlotto
Testata: Tuttolibri / La Stampa
Data: 20 gennaio 2014

È tornato Il commissario Sanantonio! Gli appassionati della serie francese, nata dalla prolifica genialità di Frédéric Dard, hanno esultato e hanno ricominciato a rileggere e collezionare le nuove ristampe targate E/O perché i lettori sanantoniani sono decisamente particolari, appartengono a un mondo a parte dove l’edizione, la traduzione hanno un valore preciso. Bisogna possederle tutte e i prestiti non sono contemplati. Eppure i volumi pubblicati non sono pochi. Dal 1949 al 2000, anno della scomparsa dell’autore, ne sono stati sfornati ben 175 e il figlio Patrice ha contribuito con un’altra ventina. Le vendite hanno raggiunto negli anni cifre stratosferiche, pare milioni e milioni di copie. Un fenomeno che ha coinvolto il fumetto, il cinema, la televisione, la radio e il teatro. 
 
Puro romanzo popolare, amato e letto in tutti gli strati sociali, perfino da Georges Simenon che lo dichiarò apertamente firmando una dotta prefazione. Tra l’altro la stima nei confronti di Dard si trasformò in amicizia facilitata anche dal fatto che entrambi si erano trasferiti in Svizzera per sfuggire al fisco. Con Sanantonio non ci sono mezze misure e d’altronde fin dal titolo non vi possono essere fraintendimenti. Se si accetta di aprire un romanzo intitolato Piombo nella trippa, Obitorio per signore o Nespole come se piovesse può facilmente capitare di essere travolti fin dalla prima riga dalla delirante marea di parole che l’eroe narrante, rovescia addosso al lettore. Irriverenti, sarcastiche, beffarde, truculenti, farcite di regionalismi, calembour, argot e... inventate. 
 
Dard ha sempre affermato di aver scritto con un vocabolario base di 300 parole e il resto di averle inventate. Sanantonio da questo punto di vista è un raffinato progetto narrativo di parodia del noir francese. Nulla è lasciato al caso. Trama e scrittura si fondono in un meccanismo che funziona sempre e non invecchia mai anche perché l’autore ha sempre saputo adeguare il personaggio ai cambiamenti avvenuti in cinquant’anni. Dard amava Céline anche se l’influenza di Rabelais è molto più presente; molto è stato detto e scritto su Sanantonio, saggi e tesi di laurea si sprecano, ma il segreto di questo straordinario successo è che i romanzi sono divertenti, un vero toccasana contro la noia, il cattivo umore, le rogne delle quotidianità. Non si leggono per capire come funziona il mondo ma per sghignazzare di gusto, immersi in storie improbabili vissute da personaggi indimenticabili. Come Bérurier, «immonda massa di grasso», aiutante e amico del commissario (interpretato al cinema da un Depardieu in gran forma). Sua moglie, l’infedele Berthe. Cèsar Pinaud detto «La reliquia». E molti altri. Insieme salvano la Francia a ogni avventura. Il crimine viene puntualmente sconfitto come nella miglior tradizione del romanzo poliziesco anche se i cadaveri abbondano. Sanantonio adora la mamma Félicie e la patria ma molto di più le donne che cadono ai suoi piedi una dopo l’altra. Il kamasutra sanantoniano è una chicca che i lettori più fedeli citano a memoria come «Il settimo colpo del gondoliere cinese». A parte Parigi il resto del pianeta è territorio di luoghi inventati come il Kelsaltan, il Boukamba o il Rondunbraz. E la Francia è un pretesto per mettere in evidenza i difetti della piccola borghesia senza mai riuscire però a domare l’orgoglio nazionale. 
 
Tradurre Sanantonio è sempre stata un’impresa complicata e saggia è stata la decisione delle Edizioni E/O di ripubblicare quelle di Bruno Just Lazzari, unanimemente giudicate le migliori. 
 
Inoltre l’operazione della casa editrice romana di rispettare l’ordine cronologico delle edizioni francesi è molto utile ai nuovi lettori per entrare nell’universo sanantoniano seguendo le orme del premier flic de France e per gustare l’arrivo alla spicciolata degli altri personaggi.
 
Il primo romanzo della serie l’ho letto nel ’70 e poi non ho più smesso.