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Alcazar – Ultimo spettacolo

Autore: Elena Zucconi
Testata: Pistoia in Giallo
Data: 18 gennaio 2014

Difficile impresa recensire un libro così bello e così complesso che mal si presta a qualsiasi classificazione.

Non è un giallo, ma c’è un mistero; non è un romanzo storico ma è ambientato nel 1939; non è un saggio, ma ricostruisce con un’attenzione scrupolosissima quel periodo e quei luoghi; non è una storia d’amore, ma l’amore è comunque uno dei tanti aspetti di questa storia che si snoda tra Roma, Napoli e Marsiglia.

O forse è davvero una storia d’amore: l’amore che questa scrittrice ha verso la città che l’ha accolta, dove andò per quindici giorni, perché Marsiglia le “parlasse” di Jean-Claude Izzo e da dove non è più venuta via, trasformandosi in una del luogo perché, parole sue: «nessuno a Marsiglia è uno straniero, a Marsiglia si diventa marsigliesi.»

Ed era proprio quello che voleva diventare Silvana Landi, giovane signorina di buona famiglia che per necessità – il padre aveva il vizio del socialismo in dittatura – diventa una donna di spettacolo, una trasformista, l’emula di Fregoli, che con estrema attenzione cura i suoi numeri ma anche la sua reputazione. Sarà un altro personaggio dello spettacolo, il cantante Gino Santoni, in arte Cordera, che l’aiuterà ad entrare in questo mondo e ad avere un grande successo, ottenendo in cambio la sua sincera ed eterna amicizia.

Cordera dovrà fuggire dall’Italia a causa della caccia fascista agli omosessuali e Silvana lo aiuterà nella fuga, anche trasferendo l’intera compagnia a Marsiglia dove le assicurerà un ingaggio per il mitico teatro Alcazar.

Iniziano pagine incredibili sulla Marsiglia dei primi anni ’40, una città che affascina e che a volte turba ma che non può lasciare indifferenti. Una città con tantissimi italiani che si sono portati dietro tradizioni, santi e cucina ma che ha accolto allo stesso modo tante razze diverse che convivono qui, nei vari quartieri della città, in un equilibrio precario che l’invasione tedesca prima e le leggi del governo di Vichy poi, faranno saltare.

Una città che la malavita, organizzata tra due “famiglie” avversarie, da sempre si spartisce. È questo un altro equilibrio precario che la situazione politica interromperà.

In questo romanzo si vive un pezzo di vita di qualcun altro: si ascoltano le canzoni dell’epoca – Amapola è la colonna sonora di tutto il libro – si assaporano le alici fritte di Rosa, si rimane incantati dal mare e dal sole sul Vieux Port e basiti di fronte alle zone più povere e più sporche della città, ma soprattutto, insieme a Silvana, non si giudica nessuno. Il suo atteggiamento di fronte ai grandi cambiamenti di quegli anni è di non voler sapere niente, di non volersi occupare di politica, finché il suo amico omosessuale rischia la vita e il confino, finché a Marsiglia arrivano tantissimi ebrei che cercano solo la possibilità di imbarcarsi e di espatriare, finché i suoi amici sono costretti a lasciare la loro casa per una rappresaglia tedesca. Tutti sono in attesa di qualcosa, a Marsiglia. E in un mondo privo di certezze, è il sospetto a logorare i nervi e a spaventare perché, come dice a Silvana il suo amico Nando, le parole le viviamo come il pericolo peggiore, anche se è proprio allora che il sapere diventa importante, fondamentale, vitale.

Silvana Landi a Marsiglia si innamorerà perdutamente e l’amore la renderà vulnerabile. Dovrà scendere a patti, dovrà diventare una clandestina e in cambio di documenti falsi, si dovrà disfare del suo passaporto un gesto piccolo eppure pesava come un addio, dovrà passare il confine tra l’Italia e la Francia e poi di nuovo tra la Francia e l’Italia con un bagaglio di emozioni molto diverso.

Forse anche le emozioni di chi legge sono cambiate, scoprendo alla fine perché il personaggio di Silvana è così “reale” austero e tenero insieme e come tutta la trama sia intessuta di realtà storiche attentamente studiate e inserite quasi con leggerezza nel romanzo.

Se il lettore non si fa stordire dai pastis e dai caffè e letteralmente stregare dalla luce e dal mare di Marsiglia, si renderà conto che ha un desiderio molto forte, quello di sapere di più. Sapere di più sugli ebrei che Varian Fry ha salvato grazie ai soldi raccolti da Eleanor Roosevelt, sapere di più su un’isola del Mediterraneo, San Domino, prigione naturale e confino per gli omosessuali. E ancora, sapere chi è uno degli ultimi personaggi del libro, la scrittrice ebrea che si fa chiamare Anna anche se il suo vero nome è Lisa cui le nuove leggi razziali, forse, impediscono l’accesso al nobel e che cerca, anche lei, la salvezza, come tutti al Vieux Port di Marsiglia.