Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

La Grande Guerra, quella vera

Autore: Marilù Oliva
Testata: L'Unità.it
Data: 3 febbraio 2014

Titolo:   La paura e altri racconti della Grande Guerra
Autore:   Federico De Roberto 

Editore:   edizioni e/o

Collana:   Gli Intramontabili

Il libro:  La paura è una devastante accusa contro la guerra. Un gruppo di soldati italiani provenienti da varie regioni è bloccato in una trincea sotto il tiro micidiale di un cecchino austriaco che impedisce loro di uscire allo scoperto. L’ufficiale, un uomo sensibile ai sentimenti e alle paure dei suoi soldati, deve però mandarne fuori uno alla volta per raggiungere un posto di vedetta sguarnito. Vediamo così sfilare e morire uno ad uno i suoi uomini. Ognuno di loro racconta in dialetto il proprio terrore. Nel Rifugio  la storia di un disertore e della sua fucilazione viene raccontata da un ufficiale che casualmente viene ospitato e rifocillato dai genitori del soldato fucilato. La retata  è invece una divertente parodia delle agiografie belliche. Un soldato  racconta in romanesco (tutti i fanti dei racconti di de Roberto parlano in dialetto, dando realismo e vivacità alle vicende raccontate) di come, caduto nelle mani del nemico,  riuscì a sua volta a catturare un intero plotone austriaco inventando decine di manicaretti che avrebbero costituito, secondo lui, il “rancio” delle truppe italiane.  Gli austriaci, increduli all’inizio, si fanno  via via sedurre dal racconto straordinario dell’italiano, fino a decidere di disertare  e di seguirlo.  Nell’Ultimo voto il capitano Tancredi ha per missione di informare una bella contessa del decesso del suo eroico marito.  Dopo solo poche settimane apprenderà con amarezza del matrimonio tra la vedova allegra e un imboscato.  Questo racconto ben rappresenta la contraddizione, evidenziata da De Roberto, tra etica del sacrificio e opportunismo.

Uscito  gennaio 2014

Pag.  144

Euro   14

ISTRUZIONI PER L’USO

Categoria farmacologica:

Antisettico.

Composizione ed eccipienti:

Quattro racconti lunghi che costringono ad entrare nelle piaghe della guerra, nei controsensi delle trincee e nelle assurdità di comandi che seguivano tattiche disumane. Così il lettore scopre da vicino l’orrore della prima guerra mondiale, come avvenne qui da noi. Non quella raccontata sui libri di scuola, ma quella quotidiana fatta di ammonizioni e di silenzi, di noia, linee nemiche, tane oscure e fetide. E soprattutto di personaggi indimenticabili, tutti votati alla loro umanità, anche quando questa viene disarmata da un conflitto di cui molto soldati ignorano le ragioni. Essi sono «Eroi pentiti o traditi, antieroi esecrabili o spassosi», come ha scritto Antonio Di Grado nella sua bellissima prefazione.

Indicazioni terapeutiche:

Disinfetta le ferite di guerra.

Consigliato a tutti, benefico per:

Chi esegue gli ordini senza porsi domande.

Chi si ammanta di troppe medaglie.

Chi è sottomesso a un capo incapace.

Chi litiga per un nonnulla.

Chi, per la disperazione, finge di essere quello che non è.

Chi pensa che il coraggio sia inattaccabile.

Chi ha subito atti di nonnismo.

Controindicazioni:

Non assumere in concomitanza di farmaci austriaci.

Posologia, da leggersi preferibilmente:

Senza il fucile puntato.

Effetti (in)desiderati:

Smetterete di rispondere: «Signorsì».

Avvertenze:

Conservare di fianco a I vicerè, dello stesso autore.

 

Somministrazioni:

«Era stupido e crudele, infatti.

[…] Ma nessuno rispondeva nulla e, contro i lontani comandi, contro i pezzi grossi ben tappati al sicuro da ogni pericolo, andavano le mormorazioni dei soldati esposti a morte certa, inutile e ingloriosa.

[…] umili fanti che si logoravano nei fossi delle trincee, che sostenevano tutte le fatiche, che affrontavano tutti i pericoli, che pativano tutte le torture, esprimevano il cruccio e lo sdegno contro i fieri proponimenti ostentati dagli imboscati, dagli eroi da poltrona, dagli speculatori che lucravano sulla grande sciagura ».

- – - – - – - – - – - – - – - – -

«L’inverno, sulla montagna, fu terribile: oscurità di nebbie, furie e ridde di venti, squassi di bufere, rabbie di tormente, diluvii di piogge, sassaiole di grandinate, e sopra ogni altra cosa neve, neve e poi neve. Venne giù come Dio la mandava, tranquillamente e vorticosamente, ad aghi, a bioccoli, a falde, dalla bioscia della fine d’ottobre al sinibbio del dicembre e del gennaio, ai folli mulinelli del febbraio e del marzo: si distese a lenzuoli, s’ammontò nelle conche, incappucciò le cime, precipitò in valanghe, agguagliò tutti gli accidenti del terreno».

 

L’autore: Federico De Roberto, nato a Napoli nel 1861, ebbe una prima formazione scientifica alla quale affiancò presto l’interesse per gli studi classici. Sin dai primi anni della sua carriera fu impegnato in collaborazioni con importanti riviste e quotidiani e con alcune case editrici. Autore di numerosi romanzi e raccolte di novelle e racconti, morì a Catania nel 1927.