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Gli americani innamorati dei libri di Elena Ferrante

Autore: Pier Luigi Razzano
Testata: La Repubblica / Napoli
Data: 24 febbraio 2014

INCONTENIBILE e "fantastic", secondo il New York Times, il successo di Elena Ferrante negli Stati Uniti è confermato dalla pubblicazione, per Europa Editions, del secondo volume della trilogia "L'amica geniale". La scrittrice è paragonata a "un raro uccello", per la sua capacità e "la freschezza" dello stile, senza per questo concedersi alle mode.

La Ferrante riesce a far "sentire l'eco della letteratura" con la storia di Elena Greco e Lila Cerullo, e della Napoli dagli anni di Achille Lauro ai giorni nostri, costruendo una narrazione simile a una cattedrale, che quando si arriva "alla fine ti riduce in lacrime". Un rigoroso, asciutto realismo, e la ribellione romantica sprigionata dall'amicizia delle due protagoniste, per la Los Angeles Review Book, che la neapolitan novel, con l'epopea di un'umanità raccolta nel microcosmo di un rione, nella geografia definita da botteghe di calzolai, pasticcerie, condomini, è paragonabile a "Cime Tempestose". E oltre l'attenzione critica rivolta dal New Yorker, dal San Francisco Gate, dal The Boston Globe o dal The Seattle Times, il clamore negli Usa è quantificabile in più di 30 mila copie vendute del primo volume ("L'amica geniale"), e dalle oltre 15 mila, destinate a crescere nei prossimi mesi, del seguito "Storia del nuovo cognome". Un massiccio effetto Ferrante oltreoceano, rafforzato anche dalle vendite delle opere precedenti, come "I giorni dell'abbandono", sempre sulla soglia delle 30 mila copie. Cifre considerevoli, se si considera che la società Usa, come ha analizzato in un articolo dell'11 febbraio la rivista californiana di scienze e società, la Pacific Standars, dal titolo "Stai perdendo la Grande Letteratura", ha la tendenza a essere sempre meno in contatto con la produzione letteraria internazionale. Un'accusa di isolazionismo testimoniato dal tre per cento che il mercato librario americano dedica a opere tradotte in un'altra lingua. A eccezione per la Ferrante, di cui i romanzi, secondo la Pacific Standards, sono tra i migliori degli ultimi anni. Si afferma, colpisce i lettori per le atmosfere della Napoli appena uscita dalla guerra, e le dinamiche sociali che scuotono Elena, Lila, e tutto il mondo del rione in preda all'ansia di riscatto, lanciato verso la crescita economica, contro le avversità del destino, attraverso scene di "high emotion", per il The Boston Globe. Sfida, delle due amiche, a "caos e povertà dei primi anni '50", e una sopravvivenza emozionante, "così straziante, così disperata, che un lettore può sentirne l'odore", scrive il San Francisco Gate. Merito anche dell'accurata traduzione di Ann Goldstein. È riuscita — approfondisce il New Yorker — a lavorare sulla lingua della Ferrante, elegante e nuda. Sedotti anche dal mistero aleggiante attorno alla scrittrice, di cui non si sa nulla: né una foto, poche e rare interviste rilasciate via mail. Ha sempre chiarito che i libri, una volta terminati, non hanno più bisogno dell'autore, quindi inutile apparire o andare in giro a promuoverli. Quasi sicuramente nata a Napoli, avrebbe vissuto all'estero per qualche tempo, forse in Grecia, e anche gli americani si sono spinti a ipotizzare che dietro Elena Ferrante ci sia Domenico Starnone. Il critico del New Yorker, James Wood, l'ha battezzata come "la più sconosciuta delle autrici italiane contemporanee conosciute", più riservata di come lo era Salinger, e che Thomas Pynchon, il grande recluso, lo scrittore fantasma degli Stati Uniti, paragonato a lei, è di una visibilità spregiudicata. Restano le opere della Ferrante, che nell'immaginario degli americani riporta al tormento di Elsa Morante, verso il neorealismo dei film di Visconti e De Sica, scava più in profondità nel solco della grande narrazione meridionale da Verga in poi, emozionano scrittrici, una lunga lista, da Alice Sebold fino al Premio Pulitzer Elizabeth Strout, abbagliata, "come in un'eccitazione infantile, trascinata, facendomi sentire lì, nel suo mondo".