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Massimo Carlotto, Cristiani di Allah

Autore: Francesco Gnerre
Testata: Pride
Data: 6 giugno 2008

Redouane e Othmane, il primo albanese, il secondo tedesco, si sono conosciuti e amati durante l’assedio di Firenze, quando combattevano entrambi tra i lanzichenecchi di Carlo V per quattro fiorini al mese. «Era bastato uno sguardo per capire che a entrambi piacevano gli uomini», ma il loro amore diventa presto “troppo amore” per passare inosservato e così, per sfuggire alla morte a cui due mercenari sodomiti sono destinati in qualsiasi posto in Europa, i due hanno intrapreso un lungo viaggio per raggiungere Algeri, dove si sono fatti circoncidere, si sono rasati il capo, eccetto un ciuffo sulla parte anteriore chiamato zerro, segno distintivo dei convertiti, e sono diventati corsari e rinnegati. Può sembrare strano oggi che due sodomiti europei debbano fuggire in un paese musulmano per vivere il loro amore liberamente e pubblicamente, ma anche se il Corano, come ogni testo “sacro” delle religioni monoteiste condanna la sodomia, ci sono stati tempi in cui le autorità religiose musulmane sono state molto più tolleranti di quelle cristiane e Algeri, al tempo della storia narrata in questo romanzo, è una città cosmopolita dove coesistono ebrei, cristiani e musulmani e dove confluiscono uomini da ogni parte del Mediterraneo spinti da motivazioni che poco hanno a che fare con la fede religiosa.

Da Algeri i nostri due sodomiti partono per le loro razzie e le loro avventure e come loro i corsari che saccheggiano le nostre coste sono per lo più ex cristiani che hanno scelto di “farsi turchi” non solo perché sodomiti o perché spinti dalla fame, ma perché «ad Algeri, a Cherchell, a Tunisi e in ogni altra città corsara il destino non era deciso dalla nascita ma dalla fortuna, dal coraggio e dal valore di ognuno». Nel 1541, data di inizio della nostra storia, su Algeri regna Hassan Agha, un saggio e a suo modo giusto ex pastore sardo che, rapito durante una scorreria corsara e cresciuto all’ombra del suo padrone Kheir ed-Dine, vassallo del gran Sultano, è diventato degno del titolo di beylerbey. Insieme a lui, Redouane e Othmane e i tanti convertiti di varia provenienza che popolano la città, resistono all’assedio di Carlo V che proprio nell’autunno del 1541 sferra il più grande attacco della Cristianità contro i musulmani, ma è costretto ad una ritirata umiliante. Il sogno dei nostri eroi di invecchiare insieme, magari nel Nuovo Mondo di cui si sentono strani e affascinanti racconti, non si realizzerà perché uno dei due si perde in un labirinto di sentimenti e di passioni senza riuscire più a orientarsi e tutta la vicenda evolverà inevitabilmente in un susseguirsi di agguati, vendette e indicibili atrocità. All’alchimista che lo bacia con sensualità e che vorrebbe trattenerlo con sé, Redouane, che non sente più il consueto brivido corrergli lungo la schiena ogni volta che bacia un uomo, dirà: «Questa storia non è come quelle che leggi nei tuoi libri. Qui non ci sono dame e cavalieri, ma corsari e giannizzeri».

Il romanzo, costruito su fonti storiche, è popolato da numerosi altri personaggi, tra cui spiccano due schiavi musicisti, uno di origine sarda, l’altro armeno e una cantante veneziana, pure lei schiava. Sono loro che con la loro musica e il loro canto addolciscono in parte la violenza delle vicende narrate, perché il potere della musica sembra essere più forte di ogni crudeltà. Il loro ruolo nel romanzo è alla base della scelta dell’autore di accludere al libro un cd che raccoglie brani strumentali e canzoni a cura di Maurizio Camardi e Mauro Palmas che ripropongono in maniera molto suggestiva alcuni dei momenti salienti del romanzo. L’avventura dei numerosi Cristiani di Allah, che tra il Cinquecento e il Settecento hanno abbandonato la fede cattolica per stabilirsi nelle città della Barberia fino ad assumere posizioni di potere nel mondo islamico è una importante pagina di storia, spesso negata dalla storiografia occidentale, che ha preferito camuffare da scontro di civiltà e di religione, una realtà di tutt’altro genere. Massimo Carlotto, utilizzando i modi del noir e del romanzo d’avventura, ci restituisce una storia di grande fascino per molto tempo occultata e ci racconta nello stesso tempo una bella storia d’amore tra due uomini, intensa ed essenziale, lontana dai modi delle storie gay moderne alle quali siamo abituati, che evidentemente non appartengono al tempo in cui la vicenda è ambientata.