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Al cinema nei racconti

Autore: Giosuè Calaciura
Testata: Il Sole 24 Ore
Data: 17 marzo 2014

comitati per le imminenti celebrazioni nel Centenario della Grande Guerra, spente le voci dei testimoni, dovranno misurarsi con gli archivi concreti e virtuali del grande scempio ma soprattutto con i "racconti" di chi ha vissuto la ferocia della trincea e della montagna, e di quanti hanno saputo spingersi oltre la cortina fumogena della retorica e della Vittoria per raccogliere il testimone dell'orrore che in ogni conflitto cade dalle mani degli uccisL Illuminanti i quattro racconti scritti da Federico De Roberto tra il 1919 e il '23 e adesso ripubblicati con il titolo La Paura e altri racconti della Grande Guerra dalla casa editrice e/ o. Un solco emozionante lungo il quale sforzarsi di ricordare e celebrare. Antonio Di Grado nell'introduzione che organizza le narrazioni dell'autore de I Vicerè, ricorda che solo un paio di volte questi racconti sono stati ripubblicati negli ultimi trenta anni. Sconcerta che non appartengano alla didattica storica e letteraria della scuola. Non solo per il brivido etico, per la vocazione pedagogica della scrittura di De Roberto, per la pietas e per il ripudio della violenza che sembra soverchiare la stessa volontà dell'autore, non solo per il coro dei dialetti, contrappunto perfetto e irridente al primo conflitto dell'Italia unita, che diventeranno perno delle scritture sulla Grande Guerra. Questa raccolta è una sorta di carotaggio nell'immaginario della prima metà del secolo scorso, sintesi di suggestioni, illusioni, canoni di una inedita declinazione dell'eroismo e dell'eroe che attraverserà tutto il Novecento. Quanto cinema, realtà narrativa dell'epoca, è possibile intuire in La Paura. Strisciano sui gomiti i soldati presi di mira dal cecchino, facendosi scudo con i corpi dei commilitoni uccisi uno ad uno per la conquista di una piazzola di guardia. Muoiono secondo il turno di corvèe sino al più valoroso del reggimento, M o rana, decorato e prode che "senza se e senza ma" rifiuta l'ordine, sparandosi col moschetto d'ordinanza in una sequenza che De Roberto sembra aver dettato a Kubrik in Full Metal Jacket. C'è il cinema, c'è il Futurismo nell'automobile del capitano Evangelisti nel sorprendente Il Rifugio ,lanciata a capitombolo nella notte a illuminare la tempesta con i fari. Il giovane graduato si è appena lasciato alle spalle l'orrore della fucilazione di un disertore. Un guasto al motore, la furia della natura, troverà riparo in un casolare. Verrà acc udito, sfamato, gli daranno un letto e un vestito asciutto. Scoprirà che l'accogliente famiglia è quella del disertore appena giustiziato, suo il letto, suo i i vestiti. Gli leggeranno le lettere del ragazzo dove si raccontano eroismi e medaglie al valore in una vertigine di innocue bugie e orrida verità. Grottesco e picaresco invece il racconto La retata. Il burino Frascalani fregiandosi di un pacchiano nastro al valore racconta, in un esilarante romanesco, come riuscì da solo e senza armi a catturare 49 nemici affamati prospettando la generosità della mensa Tricolore, capovolgendo il cliché degli italiani straccioni e degli austriaci mangia crauti. Ma è nelL'ultimo voto che si frantuma il mito dell'eroe bellico e della Patria afflitta, contrapponendo le lande ammantate e nebbiose dove giace il corpo sconciato e dissepolto dal disgelo del capitano Colombo e il salottino romano decò e lezioso della moglie impudicamente in attesa non della salma ma del vitalizio. Bellissime le pagine dove il capitano Tancredi, autentico uomo nuovo per sensibilità e sguardo, recupera il cadavere congelato nel gesto dell'inutile assalto. E questa Italia combattente, urgente e lacerata non solo nel corpo scende a valle con le sue tragedie, nelle città per l'ultima volta risparmiate da un conflitto globale, per scoprire che la Patria è già svilita dagli imboscati, corrosa sino all'intimità degli affetti. Per quanti hanno ascoltato il canto dei morti in trincea, sopravvivere alla disillusione è l'autentico eroismo.