Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

L'attrice di Teheran - Nahal Tajadod

Autore: Sara Papetti
Testata: Gli Amanti dei Libri
Data: 21 marzo 2014

“Sheyda non parla di sé in particolare, ma di tutti gli attori senza nome: gli studi, un radioso avvenire, il dolce focolare domestico, e tutto per finire in una casella cancellata con un tratto di penna. Come se non avessimo alcun lavoro. Quello che facciamo non rientra nella categoria delle libere professioni. No, non abbiamo un mestiere, o meglio, il nostro mestiere equivale a niente. Io volevo essere quel niente. Tutta la mia esistenza tendeva al niente. Per quel niente ero disposta a dare la vita, a diventare una martire” (pag. 169).

Una volta c’era l’Iran della Principessa Soraya, ripudiata perché sterile e sostituita da una seconda moglie dallo scià di Persia; tutto ciò fino alla rivoluzione islamica e l’avvento dell’Ayatollah Khomeini, che instaurò un regime autoritario basato sulla più rigida repressione religiosa. Niente più spettacoli, niente più musica e, soprattutto, niente più film non approvati dal regime. Tutto questo ci viene raccontato ne L’attrice di Teheran attraverso le voci della scrittrice Nahal Tajadod e quella, più giovane e abituata al regime, dell’attrice Sheyda, costretta a cambiare Paese per continuare a svolgere il lavoro che amava.

Dal salotto parigino nel quale si svolge il racconto, Sheyda ci racconta la sua infanzia nella casa stretta, la sua nonna baha’a e i suoi inizi nel mondo del cinema iraniano, quando lei era apprezzata e ben voluta da tutti, soprattutto dopo aver interpretato il ruolo di una mamma uccisa da un attacco di invasori. Poi la notorietà, il film di Hollywood con l’attore e il regista famoso e qualcosa che si rompe…

Attraverso questo racconto, che per alcuni tratti ricorda i flussi di coscienza della vecchia letteratura inglese, veniamo a conoscenza di due immagini molto diverse dello stesso Paese, presentata attraverso l’evoluzione dell’amicizia tra due donne che, alla fine, sembrano provenire da due mondi diversi.  Tutto questo sullo sfondo di una realtà storica crudele: il personaggio di Sheyda è infatti ispirato a Gloshifteh Farahami, attrice iraniana che – come Sheyda – è nata nel 1983 da una famiglia di attori e vive tuttora a Parigi con il marito. Il racconto delle censure, dei lunghi interrogatori e delle ripercussioni è reale, ricavato dalle testimonianze di molti attori che sono riusciti a raccontare la loro esperienza.

Un libro molto ben scritto, dettagliato nel racconto di due immagini così diverse, eppure appartenenti allo stesso Iran. Un libro che coinvolge e che fa riflettere, dalla prima all’ultima pagina.