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Carlotto, pagine verso il teatro Due anime in un mondo cupo

Autore: Niccolò Menniti-Ippolito
Testata: Il Mattino di Padova
Data: 21 marzo 2014

Torna in libreria Massimo Carlotto con “Il mondo non mi deve niente” (Edizioni E/O pp108, 9,50 euro) un racconto lungo che nasce, in realtà, da un testo teatrale che andrà in scena questa estate, interpretato da Pamela Villoresi e Claudio Casadio. Tra i testi di Carlotto si riallaccia, sin dal titolo, a “Niente più niente al mondo”, l’aspro monologo al femminile che lo scrittore padovano ha pubblicato nel 2008 e che ha avuto e continua ad avere ottimi riscontri teatrali.
Anche in questo secondo capitolo di quella che sarà una trilogia narrativo-teatrale, la protagonista è una donna, Lise, una sessantenne croupier di origine tedesca. Ma questa volta accanto a lei c’è un personaggio maschile, un ladro dilettante, con il quale si instaura un dialogo che mette a confronto due volti della crisi. Carlotto non rinuncia, infatti, alla contemporaneità.
L’incontro-scontro tra due personaggi totalmente diversi avviene all’ombra di un oggi in cui la banche si mangiano i risparmi con i loro cattivi investimenti e gli operai perdono il lavoro e non ne trovano un altro. E tuttavia, come in “Niente più niente al mondo”, il disagio si allarga in una dimensione esistenziale, sfonda il muro della attualità per fotografare una condizione di vita, che va oltre i limiti della economia. C’è in questo racconto un altro tema molto caro a Carlotto, che è quello della seconda possibilità. Se infatti il personaggio femminile si chiude e non accetta neppure il pensiero di una vita diversa da quella che ha avuto, che ha immaginato e che ha perso, il personaggio maschile, come rischiarato dalla epifania femminile, scopre in sé la voglia e la capacità di reinventarsi e rinnovarsi. In questo senso “il mondo non mi deve niente”, ambientato in una Rimini crepuscolare, si scosta in parte dalla produzione di Carlotto. Il delitto, l’aspetto criminale, sono motore della vicenda, ma sullo sfondo. In primo piano ci sono i personaggi, che in una situazione quasi paradossale si confrontano e si incontrano, venando di speranza anche un finale formalmente tragico.
La struttura teatrale è nitida, con una costruzione totalmente in interni, e la caratterizzazione dei personaggi lasciata unicamente ai dialoghi, senza interventi dall’esterno. Nonostante questo, la versione narrativa conserva una energia propria, una tensione che si svela nella progressione della storia, che esordisce con una situazione limite, quasi incredibile, ma si radica poi in un realismo dei sentimenti che cancella ogni iniziale forzatura e permette al lettore di condividere il senso di perdita dei personaggi.