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Il mio commissario, straniero fra le ombre della Storia

Autore: Roberta Scorranese
Testata: Corriere della sera
Data: 26 luglio 2008

IL PERSONAGGIO VEIT HEINICHEN, D' ORIGINE TEDESCA, RACCONTA NEI SUOI GIALLI I LUOGHI DI SVEVO E SABA: IL PROTAGONISTA È UN DETECTIVE SALERNITANO

Qui non trovi delitti "normali", qui ogni cosa è ramificata, innervata per tutta l' Europa. Se un manigoldo ruba un carico di calze, certamente dietro c' è qualche mafia esotica. Ecco perché il gioco letterario si fa affascinante

Transennate le edicole: dopo queste sessantatrè righe Trieste non sarà più la stessa. Sì, perché sotto questo cielo irredento abbiamo osato l' inaudito: abbiamo intervistato uno scrittore senza sederci al Caffè degli Specchi. Senza nominare piazza Unità d' Italia, senza evocare suggestioni asburgiche o annuire con aria grave a inquietudini mitteleuropee. Ci voleva uno scrittore tedesco di Villingen per partire da «laggiù, dal molo, dietro la stazione marittima». Veit Heinichen fa strada e punta dritto laddove Trieste si fa bruma e inghiotte contrabbandieri e lestofanti, poliziotti ruspanti e intrighi limacciosi: «Vedrete, sarà una sorpresa». Ci voleva un tedesco di Villingen per trasformare la Trieste rarefatta di Svevo e di Saba in una succursale della Marsiglia di Jean-Claude Izzo. «O nella Vigata di Montalbano», ride questo bel cinquantenne brizzolato, ex imprenditore, ex libraio, ex straniero che, dieci anni fa, seguì una malia impenetrabile, la stessa che sedusse Joyce e Rilke. «Venni a vivere qui - dice - perché sentivo che dovevo parlare di questa città, raccontarla con i miei occhi».

Ed eccola qua la sua Trieste, immortalata in alcuni best seller pubblicati da e/o: traffici clandestini che si perdono a est; strane tratte del piacere che fluiscono dal molo verso il Mediterraneo; pure la fortezza di San Giusto perde la sua ineluttabilità medievale per diventare l' ombra che custodisce intrighi internazionali. «Qui non trovi delitti "normali" - osserva Heinichen -, qui ogni cosa è ramificata, innervata per tutta l' Europa. Se un manigoldo ruba un carico di calze, certamente dietro c' è qualche mafia esotica. Ecco perché il gioco letterario si fa affascinante». Così, in «A ciascuno la sua morte» un carico di cozze diventa l' epicentro di un terremoto poliziesco che investe l' Austria e la Turchia. In «Le lunghe ombre della morte», la scoperta di un cadavere restituito dalla collina fa rivivere l' occupazione tedesca. E, ne «I morti del Carso» riaffiora l' inevitabile fantasma dell' odio etnico, le foibe e non c' è niente da fare: (ri)eccola la Trieste di Michelstaedter e Pahor, di Tomizza e della psicanalisi come cura necessaria per una malattia dolcissima, quella dell' anima in mille pezzi. Non basta, però: Heinichen ci infila pure un commissario salernitano. Trapiantato. Spaesato. «Proteo Laurenti è il nome di una specie di lucertola - spiega, divertito -, precisamente si chiama proteus anguinus laurentii, che da milioni di anni vive sotto il Carso». Una metafora, ovviamente: «Il mio commissario indaga e l' animale si nasconde».

Sì, ma il povero Laurenti tiene una famiglia caciara e si sporca i pantaloni col pesce. In fondo, è inevitabile anche questo: Trieste, crocevia di culture... «È la vera ricchezza della città - dice Heinichen - perché puoi capirla da più direzioni diverse. E il noir è un' ottima chiave di lettura: oggi noi guardiamo il mondo attraverso la cronaca, le indagini, le leggi, le infrazioni». È lontano «L' assassinio di via Belpoggio» di Svevo: il delitto come dramma psicologico. In Heinichen, a parlare sono i luoghi, insolite corrispondenze geopolitiche. Anche questo è il «personaggio città», come Montale definiva Trieste. E perfino quando Laurenti ha a che fare con la monnezza, come in «Danza macabra», il caso si fa internazionale: le mani della criminalità sullo smaltimento dei rifiuti. E proviamo ad immaginarcela questa città che mette da parte l' argenteria e rispolvera vicoli, barche che s' infugano, spari nella notte e poliziotti alle prese con mogli e soppressate? Che ripone gli schiaffi paterni di sveviana memoria e si affida all' intuito partenopeo di un poliziotto? Heinichen, c' è da riderci sopra. «Certo, cominciamo subito: dunque, ci stanno un tedesco, un triestino e un salernitano...».