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IL MONDO NON MI DEVE NULLA, UN RACCONTO BREVE DA LEGGERE TUTTO D'UN FIATO

Autore: Antonio Napolitano
Testata: Roar Magazine
Data: 21 aprile 2014

Il mondo non mi deve nulla (Edizioni e/o, 112 pp. 9,50€) è un romanzo breve che si legge tutto d'un fiato su un incontro particolare tra due personaggi agli antipodi: Adelmo, disoccupato e di professione ladro, è seduto su una panchina e all'improvviso nota una villa con una finestra aperta e ci si intrufola.

Ma mentre la sta svaligiando, proprio nel bel mezzo del furto, si ritrova Lise, la padrona di casa, ex croupier tedesca da crociera, che è seduta sul divano in attesa, e che invece di essere spaventata, è ben disposta al suo arrivo.


Sebbene Massimo Carlotto ci tenga a precisare che resta uno scrittore di genere e che il libro "è un noir in piena regola", in realtà l'autore abbraccia un percorso nuovo, quasi sperimentale. Non c'è violenza, non c'è criminalità. Adelmo è un ladro (quasi) gentiluomo e Lise è una vittima del suo mondo, che ha passato la vita a bluffare ma che poi è finita bluffata. E resta lì sessantenne, ancora piacente e sensuale, nell'attesa che qualcuno arrivi e faccia saltare il banco al posto suo. E quel qualcuno dovrà essere per forza Adelmo.

Il racconto si snoda come un valzer, in cui Lise conduce il suo ultimo ballo tra le mani rudi e l'animo comprensivo di Adelmo, che si fa guidare e possedere da lei. Ma in fondo, anche se il racconto ha toni molto più intimisti e lievi rispetto alle classiche storie di Carlotto, è sempre il denaro con le sue perversioni a muovere le fila dei personaggi.

L'ambientazione adesso non è più il Nord-est tanto caro all'autore padovano, ma è Rimini. Dal Nord-est alla Romagna, due aree che fino a poco fa (quando i partiti rappresentavano uno schieramento ben preciso) erano due roccaforti politiche all'opposto, una di destra e l'altra di sinistra, ma in fondo anche loro, per tanti versi, facce della stessa medaglia. Ma se dieci anni fa Carlotto ci raccontava di figli di industriali che si ribellavano ai padri e alla loro meschinità, oggi ci racconta della crisi che appiattisce tutto e non permette più di dare giudizi e soprattutto non c'è più la necessità di doversi giustificare: si è tutti colpevoli e innocenti allo stesso tempo.

Adelmo, quarantacinque anni, è stato licenziato da operaio e fa il ladro e lo fa con nonchalance come ce lo racconta lo stesso scrittore. "C'è la crisi" poi "tra quattro anni la crisi sarà passata" e si vedrà cosa succederà. In crisi come in guerra tutto è permesso. Ma mentre in guerra bisogna essere sempre attivi per portare a casa la pelle, qui ci si paralizza, come succede a Lise.

Perché non sono i soldi che muoiono con la crisi, ma è la speranza. E Lise splendida sessantenne, aiutata anche dalla chirurgia estetica, è vecchia per questo mondo, non per la sua età, ma perché "il mondo non le deve nulla". Se nei secoli scorsi in diverse società, dal Giappone al Canada, gli uomini divenuti anziani si ritiravano a morire nelle foreste perché non avevano più nulla da dare al mondo, adesso si ritirano, invece, perché è il mondo che non può dare più nulla a loro. Non hanno più credito da riscuotere. E non vanno a morire nella foresta, ma in una villa di Rimini, facendosi suicidare dal lusso.


Il mondo non mi deve nulla è un racconto scritto come un atto teatrale per la sua (quasi) unità di azione, spazio e tempo e finisce con un colpo di scena che scompagina tutto, ma che in fondo è l'unico modo per rimettere in ordine il finale e la vita dei personaggi. Carlotto si diverte a costruire il personaggio femminile di Lise o a giocare con quello di Carlina, la compagna del ladro, più che dare vita e forma ad Adelmo, che resta un po' troppo nell'angolo, sempre troppo passivo e dalle frasi e dai pensieri o troppo da bar o troppo filosofici.

E se Lise viaggia nell'anonimato e nel mistero che l'appartiene e Carlina è una cinica e realista donna delle pulizie, Adelmo invece è un personaggio poco riuscito e troppo costruito, anche se alla fine diventa l'eroe medio e decide di riscattare la sua vita, scegliendo di viverle tutte. Nel finale c'è una possibile soluzione alla crisi o più che altro una possibile risposta. Se la solita vita non porta a nulla, piuttosto che bluffare o farsi bluffare, è forse il caso di cambiarla e provare qualche altro tavolo o qualche altro gioco.

Visto che non si può vincere, almeno si potrà fare un atto di coraggio e dire "l'importante è partecipare".