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La “Piccola osteria senza parole” dalle parti di Portogruaro

Testata: Portogruaro.net
Data: 10 aprile 2014

In libreria c'è una novità, un libro che racconta di storie delle nostre terre, ambientato nel portogruarese e firmato dall'autore locale Massimo Cuomo già titolare di altre pubblicazioni.
Pubblichiamo di seguito una interessante recensione di Giovanni Tronchin.

"Ma ce ne sono ancora di osterie? Me lo chiedo da veneto avventore di bar e se lo chiede anche in un suo libro Francesco Guccini, che si dà subito una risposta: “Da qualche parte d’Italia forse sì, in Veneto o nella Venezia Giulia”. Insomma proprio nella terra di Massimo Cuomo, i posti in cui è nato il suo nuovo bellissimo romanzo. Proprio dalle parti di Portogruaro per essere precisi, in una zona compresa tra le frazioni di Concordia Sagittaria, Sindacale e Lugugnana.

Corre l’anno 1994, quello dei mondiali di calcio negli USA che faranno da storia parallela a quella della narrazione diventando cornice e supporto alle sfumature caratteriali dei dialoghi e delle espressioni dei personaggi. La scena inizia con il protagonista Salvatore Maria Tempesta, un meridionale, che viaggia per la campagna veneziana impregnata di un costante puzzo di letame.
Piccola osteria senza parole racconta con passione e sincerità una terra di confine, un piccolo universo.
Racconta l’arrivo di uno straniero in una comunità chiusa, Scovazze, un paese in cui si parla poco ma le notizie (spesso le chiacchiere) la domenica all’uscita dalla messa sono già di dominio pubblico. Da queste parti le parole pesano, si pensa più in dialetto che in italiano ed è difficile parlare di sé, anche perché forse si è più occupati a fare che a dire.

Lo straniero che arriva e scuote la calma piatta del paese, amplificata dalla calura estiva, è un uomo del sud, un teron come se dise qua, una sorta di extraterrestre che non poteva avere un nome più vero: Tempesta.
Arriva con la sua ritmo cabrio color amarena, che sprofonda in un fosso perché le nutrie da queste parti si mangiano gli argini, finendo così nell’osteria del paese dove incontra un mondo di personaggi unici: la Gilda dai seni enormi dietro il bancone; i fratelli Sorgon che giocano a briscola fumando e bestemmiando; il gigante buono Carnera che di giorno lavora nei campi, di notte in fabbrica e non dorme mai; Il pensionato Borìn che corre per le strade dei campi con una valigetta in mano; l'esile Malattia che di mestiere sgozza polli; Il vecchio Bepo Basso che fissa immobile l'orizzonte dei campi mangiando solo gelati Piedone; il piccolo “avvocato” Paneghel che nella tuta arancione governa il traffico sulle strade dove stendono l'asfalto; la bella Silvana Rasutti che fissa il cielo con ogni tipo di occhiali. Un posto ai margini (Scovazze è la traduzione letterale del veneziano “scoasse”, spazzatura), dove tutti hanno un soprannome, persino le slot machines, e dove tutto può succedere.

E in effetti non siamo semplicemente dinanzi a una bellissima e centratissima fotografia di un paesino della profonda campagna veneta, c’è un mistero avvincente che guida “lo straniero” nella sua scoperta di luoghi e persone: una mezza fotografia, un “Paroliere”, una missione precisa. E proprio fra questi segreti si svilupperanno intense e profonde storie di amore e di amicizia.
Un bellissimo affresco a tinte originali, ma al contempo molto reali, di una terra che si anima attraverso le relazioni interpersonali. La storia di un incontro, perché ogni incontro è una storia. Una scrittura ironica, divertente e coinvolgente che riesce a zoomare ogni gesto, ogni sguardo, ogni espressione dandole un significato autentico e pregnante."