Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Eduardo Savarese

Autore: Marilù Oliva
Testata: Libroguerriero
Data: 3 giugno 2014

ATTIVITÀ: scrittore/magistrato

SEGNI PARTICOLARI: invisibili agli occhi

LO TROVATE:  edusavarese@gmail.com

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare da grande?

Devo dire che non me lo ricordo. Però giocavo sempre a fare il professore di lettere…

E adesso, cosa dici?

Che vorrei costituire una comunità di silenzio per contemplare la bellezza e comunicarla.

È da poco uscito per edizioni e/o “Le inutili vergogne”. Un sottotitolo al libro.

“O … del realismo dei visionari”

Protagonista del romanzo è Benedetto o meglio: la lacerazione che produce in lui il dissidio tra spiritualità e omosessualità. Nello slancio verso Dio, a che punto avviene questa lacerazione?

In nessun punto. La lacerazione avviene prima che lo slancio parta. Indotta dalla tradizione culturale e religiosa. Dalla condanna della morale oggettiva, religiosa e non. Ma quando lo slancio parte, la lacerazione si rimargina.

In tutto il libro Benedetto è un personaggio in fieri, nel senso che diviene attraverso l’autentificazione della sua identità. Non è tuttavia, un personaggio che arriva alla conclusione di un viaggio: è come se, alla fine, il viaggio, per lui, avesse compiuto una prima, fondamentale tappa. È così?

Assolutamente sì. Ho rappresentato il destino che lo assedia proprio nella fase della vita in cui è ormai convinto che nulla possa realmente cambiare, perché si sente appagato, rassicurato, anche se infelice. Ed invece, altri lo mettono sotto assedio costringendolo a capitolare. E lo salvano.

Perché è così faticoso capire quanto alcune vergogne siano inutili?

Il concetto e la pratica della “vergogna” sono centrali nel rapporto tra noi e la comunità, a qualsiasi livello. Il senso della vergogna è il rifugio della nostra anima, incapace di lottare per la sua libertà.

Nel romanzo ha un ruolo fondamentale anche il momento liturgico…

Perché i riti sono fondamentali! Liturgia è bellezza, quando i simboli che vi agiscono li facciamo entrare in contatto profondo col nostro vissuto irripetibile. Nella liturgia c’è la memoria, o meglio il memoriale, c’è la forma, c’è il respiro della vita.

Una cosa che non ti piace del mondo editoriale

La scarsa libertà dell’ambiente. Troppi monopoli, a tutti i livelli.

Una cosa che invece ti piace

La mia casa editrice.

Una cosa che non sopporti, in generale

La mancanza di pietà.

Una cosa che mandi giù a malincuore

Il peso delle ingiustizie.

Una cosa che ti fa stare bene

Il corpo che si allena e suda.

Se un bambino ti chiedesse cos’è il male, cosa risponderesti?

L’indifferenza al dolore di ogni creatura.

E se lo stesso bambino ti chiedesse cosa significa essere uno scrittore?

Farsi carico del dolore delle creature.

Due pregi e due difetti

Lucidità e determinazione. Impazienza e infedeltà.

L’ultimo dubbio

Quale la vocazione vera?

Una certezza

L’amore di Dio.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato

Sai, non lo ricordo. Non sono uno che si arrabbia. Però, a dire il vero, all’ultima riunione di condominio!

A cosa stai lavorando, ora?

Un romanzo: purificazione dei costumi, fisica quantistica, distrofia.

Ci saluti con una breve citazione dal tuo romanzo precedente, “Non passare per il sangue”?

“Sembra guardare un punto fisso davanti a sé, dove passa e si riassume la sua storia, dove forse qualcuno la sta sbeffeggiando, ma dove vorrebbe poter intervenire per trovare pace. Una pace alle sue condizioni, però”.

E adesso ci saluti come ci saluterebbe Benedetto?

Ciao (con un mezzo sorriso, sollevato che ci siam levati di torno!).