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Il cromosoma dell'orchidea

Autore: Serenella Policarpo
Testata: Culturandia
Data: 12 maggio 2014

Ieri, in data 11 giugno 2014, nuovamente presso la suggestiva libreria “Libriamoci” situata a Bitritto (BA) via Carlo Alberto 66-68, si è tenuta la presentazione del nuovo capolavoro dell’autore di “Lupi di fronte al mare”, romanzo di grande successo, Carlo Mazza che torna sullo scenario letterario con un romanzo dall’allegorico ed emblematico titolo “Il cromosoma dell’orchidea”. L’evento si è svolto nuovamente nell’accogliente giardino situato nel retro della libreria. Accedendo nello spiazzo adibito appositamente per la presentazione, interessante è stato poter constatare lo spessore del libro per il pubblico che si è accinto ad assistervi: una folla affluente e mossa dal fascino del precedente successo, pronta e vogliosa di immergersi nuovamente in pagine mordenti dal denso significato. L’evento si è svolto in serata, alle 19.00, nella giornata dell’11 giugno nella quale giocava la squadra locale, il Bari, fondamentale è questa annotazione dato il successo e l’attaccamento dei cittadini verso la squadra, perché nonostante tutto si sono presentati numerosi all’evento, questo dato ci fa comprendere le aspettative, oltre che il piacere nell’esserci, nei confronti di questo libro e dell’autore stesso, dato il successo del precedente romanzo. L’intervista è stata svolta per l’occasione da Annalisa Laterza la quale con grande puntualità e passione ha messo in luce gli aspetti più salienti del romanzo e lo spessore riflessivo che caratterizza lo stesso. “Il cromosoma dell’orchidea”, catalogabile come un giallo, risulta caratterizzato da una scrittura fluida e scorrevole, a tratti leggero ed umoristico seppur tratti tematiche scottanti dallo spessore sociale. La storia caratterizzata da un “filone principale a due”, come la stessa Antonella Laterza afferma, si intreccia poi con altre storie. Vicenda dalla complessa matassa che si ripropone come obiettivo “una denuncia sociale”, un raccontare la realtà da chi, come tutti noi, ne è immerso. “Il cromosoma dell’orchidea” riprende in queste pagine un personaggio già affrontato ed approfondito in quello precedente: il capitano Bosdaves, qui preso ad indagare sulla morte di un amico d’infanzia, spacciata per suicidio. Parallelamente si sviluppa la storia di Gabriele Lovero, che alla vigilia delle elezioni amministrative,candidatosi riceve una proposta d’alleanza da un senatore, la quale celava in realtà un losco ricatto: favorire i progetti di due spregiudicati imprenditori,pronti e decisi a costruire un vasto complesso residenziale in un’area a rischio idrogeologico. Un romanzo che nella sua trama tratta la difficile e corrotta realtà meridionale caratterizzata nell’arrivismo e dal disinteresse per lo stesso ecosistema. Tra le righe di queste dense pagine possiamo cogliere ed intravedere la realtà barese-meridionale, seppur non esplicitamente citata, infatti l’autore utilizzerà sempre le parole “la città” generalizzando, dunque, questi aspetti seppur allusivi ad una realtà ben circoscritta. Carlo Mazza infatti, ci spiega come il localismo sia uno strumento fondamentale per l’autore, per permettergli di focalizzare tematiche e dinamiche tipiche di una città, ma che di esso bisogna farne un uso raffinato, non “ruffiano”, come lo stesso autore afferma, ma allusivo: alludere una realtà circoscritta, ma non farne il nome, perché chiunque possa riconoscerne la propria città. L’autore, tra l’altro, ci ricorda che oggi del localismo ne è fatto un uso spropositato e sfacciato, cosicché da rendere il romanzo più appetibile a chi riconosce fra quelle pagine il nome e la realtà della propria città, egli invece afferma che uno scrittore, che tale si possa definire, sa creare il clima giusto partendo dalla propria realtà permettendo però alle realtà di tutte le città di riconoscersi in esso, ed ecco perché l’inutilità di fare un nome preciso. Il genere noir, ci racconta ancora Carlo Mazza, ha sopperito al vuoto creato dalla letteratura bianca: essa infatti si occupa di tematiche sentimentali o comunque sia personali, spesse volte ispirate all’autobiografia dell’autore, narrando così esclusivamente la piccola storia, senza che più nessuno si preoccupi di raccontare la grande storia, quella nella quale chiunque possa riconoscersi. Si può dunque osare annoverando “Il cromosoma dell’orchidea” al genere noir. Grazie a questo genere la realtà può essere raccontata agevolmente, seppur non sia l’unico strumento utile a tale fine. Passione, quella per la scrittura, che l’autore ha coltivato in maniera discontinua negli anni, a causa dell’ingente impegno nel suo mestiere in quanto bancario professione limitante per una fantasia così dinamica che ha avuto modo di sfociare e svilupparsi con la pubblicazione di “Lupi di fronte al mare” e proseguita, nei ritagli di tempo, con questo nuovo romanzo. Presentazione interattiva che ha visto protagonista la curiosità e le domande del pubblico e la gentile disponibilità di Carlo Mazza pronto ad esaudire le curiosità di tutti i presenti. Fra le domande poste all’autore la più plausibile e, probabilmente, la più condivisa da tutto il pubblico è stata quella riguardante la scelta ed il significato del nome del romanzo, domanda sulla quale l’autore non si è potuto sbilanciare più di tanto in quanto se l’avesse fatto avrebbe svelato il messaggio del libro, l’unica chiarezza fatta a riguardo è stata sull’uso metaforico dell’orchidea sinonimo di rinascita. Tra le altre domande postegli una domanda-inchiesta di un lettore che, probabilmente come tanti altri, si aspettava dall’autore delle risposte sul come affrontare e risolvere queste tematiche e l’autore risponde a tale quesito affermando che ormai la realtà è così devastante che non sarebbe più credibile e che il ruolo dello scrittore è quello di sollevare dubbi, questioni, scuotere le acque. E’ un romanzo feroce che racconta la realtà cruentamente senza indorarla perché ormai lo scopo dello scrittore non è più dipingere una realtà ideale, bensì presentare al lettore la realtà così com’è. La scrittura non ha le soluzioni ai nostri problemi, le prospetta, solleva dubbi: scrivere è un combattimento contro la realtà, leggere vuol dire voler combattere. “L’Italia”, afferma Carlo Mazza, “è un Paese dannato, dalla realtà artefatta”. Un romanzo che però, nel suo realismo, non resta insensibile alla tematica dell’amore, anche in queste pagine presente. Un romanzo che tra le devastanti realtà mette in luce anche le nostre tradizioni: dalla tavola, al linguaggio, ai soprannomi (consuetudine tipicamente meridionale), alle abitudini. Fra i progetti dell’autore, il desiderio di scrivere una trilogia, dunque ancora una volta potremmo trovarci di fronte a Bosdaves, personaggio che ancora vorrebbe approfondire. “Per capire la realtà, dobbiamo allontanarci da essa, alle volte ne siamo talmente tanto immersi che nemmeno ci rendiamo conto di esserci”, afferma Wallace promotore del realismo moderno al quale l’autore si rifà, “rendere consapevoli le persone del mondo e del modo in cui vivono. Allontanare ciò che ci è vicino”. Per chiunque abbia voglia di combattere contro la realtà, di essere consapevole del modo e del mondo in cui vive “Il cromosoma dell’orchidea” è la giusta lente d’ingrandimento sulle nostre dinamiche.