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Quei fiori del male che crescono nel Meridione

Autore: Piero Ferrante
Testata: Stato Quotidiano - Macondo città dei libri
Data: 8 giugno 2014


Quando le storie sono destinate a non finire, inutile provare a fermarle. Viaggiano anche nel silenzio, sulle ali del vento, mute nell’attesa di trovare sfogo nella parola scritta. La saga di Antonio Bosdaves, dopo il primo capitolo di “Lupi di fronte al mare”, non poteva troncarsi. Troppo semplice. Due anni sono passati da quel primo romanzo. Poi, stessa casa editrice, E/O, stessa collana, SabotAge, stessi profumi di mare misti a muffe di rancido sociale, e da qualche settimana il Capitano è tornato. La penna di
Carlo Mazza l’ha infilato in un’altra di quelle sporche storie di corruzione, passato e morte. Titolo: “Il cromosoma dell’orchidea”.


Una Storia meridiana, dal per nulla vago riferimento pugliese, che ruota attorno alla campagna elettorale di Gabriele Lovero, sindaco di centrosinistra a guida di una città contraddittoria, bellissima fuori ma sfregiata nell’anima. Lovero è alle prese con un dubbio. L’esperienza gli ha insegnato la necessità politica del compromesso, quell’arte meschina e sottile di cedere per avere. Ma quell’accordo propostogli da uno scafato senatore, Barracane, è qualcosa di più di un patto politico: piuttosto una firma posta in calce ad un atto notarile stilato dal demonio. Barracane è l’ago della bilancia degli equilibri tra gli schieramenti ma anche garante degli appetiti dei palazzinari. Ereditare i voti di Barracane vorrebbe significare automatica riconferma. Ma, per contraltare, rischiare di fare la parte del burattino nelle mani di un potente e scafato puparo. Su questo sfondo si muovono le indagini di Bosdaves, alle prese con il presunto suicidio di un amico d’infanzia, Luigi Vinciguerra. Una vecchia storia mai risolta, passata nel silenzio riservato ai giusti, specie quando le loro parole rischiano di far andare di traverso i bocconi ai potenti. Vinciguerra è stato rinvenuto cadavere, cranio fracassato, nell’anfratto di una cava, una di quelle attorno alla quale si muovono i progetti edilizi dei portatori d’interessi di Barracane e ad alto rischio idrogeologico.

Un dedalo di storie personali, “Il cromosoma dell’orchidea”. Destini che si incontrano e si scontrano in cammini lunghi anni. Labirinti umani inestricabili, dove passione, carnalità, militanza, squallore, dubbio, solitudine, rancore, bramosia si perdono e si ritrovano, combinandosi vicendevolmente. Drammi umani e umanità drammatiche.


Carlo Mazza è un formidabile artista, un pittore che pesa le sfumature e le sa riprodurre con fedeltà quasi assoluta. In pochi, come lui, hanno saputo tracciare una riga per delimitare, e dunque raccontare, la zona grigia che si muove nelle città del Sud. Quell’oscuro luogo di mercato dove la corruttela si fa norma e normalità (e tanto peggio per chi pensa il contrario, resterà per sempre fuori dai giochi); dove tutto è in vendita, il trucco sta nel saperne fissare il prezzo giusto; dove la politica perde la sua aurea romantica, si fa mercimonio e cede il passo alla convenienza; dove la dignità è messa all’asta e battuta a possidenti compratori, portatori di voti e interessi; infine dove gli ideali soccombono, scambiati come figurine di poco valore.


Insomma, ci sono tutte le contraddizioni del Meridione ne “Il cromosoma dell’orchidea”. Un Meridione che specchiandosi in quel suo mare che porta col vento la lingua di Sofocle e di Eschilo e le arie balcaniche, si vede smunto da una malattia di lungo corso, immiserito dal cancro del malaffare, che ha generato metastasi di corruzione, diseguaglianza, scempio sociale oltre che edilizio. E allora questo di Mazza è un romanzo disilluso, ambientato in un tempo e in un contesto in cui i sogni si divorano per aperitivo. Un noir elegante e frustrante, con i piedi piantati ad Ovest e lo sguardo fisso a Levante, puntato nell’Adriatico, spalle a Bari, fronte all’Albania. Una letteratura di contropotere, evidentemente resistente, che non si accontenta di romanzare, ma che narra il presente e il possibile con lucidità e consapevolezza, quella lucidità e quella consapevolezza proprie del noir. Un vaso di Pandora che racchiude verità e, con esse, tutti i peccati di un’eterna terra promessa mancata. Astenersi da lettura turisti balneari, danzatori di pizzica stagionali e affini.