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Thriller sportivo sui Mondiali.

Autore: Maria Chiara Strappaveccia
Testata: L'Indro
Data: 13 giugno 2014

Il libro ‘Vendetta ai Mondiali’ è un thriller sportivo di Paolo Foschi, edito il 21 maggio di quest’anno da Edizioni e/o, in cui il Commissario Igor Attila, personaggio di fantasia ed ex pugile professionista ancora convalescente dopo un drammatico incidente di moto, è richiamato in tutta fretta alla guida della squadra strampalata, ma efficiente, della Sezione Crimini Sportivi della polizia per fare luce alla vigilia dei Mondiali di calcio in Brasile sull’omicidio, tramite un’autobomba, del centravanti e capitano degli azzurri in una villa a pochi chilometri dal rinomato Centro federale di Coverciano. È un attentato che sconvolge la Nazionale e l’intero Paese. Le indagini svolte sul caso mettono in luce il torbido legame della vittima con un ricco industriale dell’acciaio, sponsor della Nazionale stessa, accusato di disastro ambientale.

Il Commissario è alla sua quarta indagine in campo sportivo, dopo ‘Delitto alle Olimpiadi’(vincitore del 47° Concorso letterario nazionale del Coni), ‘Il castigo di Attila e ‘Il killer delle Maratone’ sempre editi dalla stessa casa editrice. In ‘Vendetta ai Mondiali’ Igor Attila, alle prese con la tormentata storia d’amore con Titta e divorato dal rimpianto per i mancati successi sportivi sul ring, dovrà anche affrontare un misterioso caso di doping in atletica con un’inchiesta non autorizzata dagli imprevisti risvolti sentimentali, mentre il killer tenterà di uccidere ancora.

Paolo Foschi cerca con questo libro di evidenziare e mettere in luce temi a volte negativi legati al mondo dello sport, come l’ingerenza e le pressioni degli sponsor sul mondo calcistico e il doping, che spesso vengono dimenticati a favore dell’evento, ormai mediatico, legato ai Mondiali o ad altre manifestazioni sportive. Il tutto fatto con leggerezza e per suscitare un sorriso, pur nella drammaticità della vicenda narrativa di fantasia, che è sullo sfondo del libro stesso.

Abbiamo intervistato Paolo Foschi, autore di questo libro e giornalista del Corriere della Sera.

 

Come mai le è venuta l’idea di questo thriller calcistico in previsione dell’inizio dei Mondiali del Brasile? In breve: fantasia o botteghino?

Fantasia e amore per lo sport. È il quarto libro di una serie dedicata al mondo dello sport, in cui il protagonista principale è Igor Attila, responsabile di questa fantomatica Sezione Crimini Sportivi. Io ho sempre praticato sport fin da ragazzino, ho studiato come sportivo nel senso che mi sono diplomato in Educazione Fisica ed ho iniziato come giornalista sportivo. Adesso che non mi occupo più di sport, ma lavoro come giornalista di cronaca al Corriere della Sera ho deciso di scrivere questi libri sullo sport per rimanere legato a questo mondo che trovo affascinante. È un mondo però pieno di contraddizioni e di fatti negativi, sui quali cerco di far riflettere in questi libri, evidenziando i problemi connessi allo sport. In particolare nella storia ‘Vendetta ai mondiali’ cerco di far luce in maniera leggera, anche strappando qualche sorriso, pur essendo una storia drammatica quella narrata, sul rapporto che sussiste tra i gruppi economici e gli sponsor e il mondo dello sport in generale, ovvero sull’ingerenza e le pressioni che possono esercitare gli sponsor.

Crede che il suo libro sia una sorta di rito scaramantico sul futuro e porterà fortuna agli Azzurri impegnati nei Mondiali?

Questo me lo auguro vivamente e la mia mira è di mettere insieme due grosse passioni: lo sport e i libri gialli. Vorrei far capire che anche attraverso i romanzi noir e gialli si può parlare di sport e riflettere sulle sue problematiche: in questo libro, per quanto riguarda la vicenda principale della trama, si parla di calcio e a questo scenario si intreccia la vicenda di doping ambientata nel mondo dell’atletica, anch’esso uno sport praticato a livello agonistico e che amo tantissimo. L’atletica è dunque afflitta dalla piaga del doping, come tanti altri sport, e io cerco di far riflettere, sorridendo e raccontando delle storie, su questo ambiente.

Il mondo del calcio si presta da tanti punti di vista, sia perché è sempre di grande interesse e attenzione, sia perché ci sono dei personaggi straordinari che lo animano ed io mi sono ad essi un po’ ispirato: sponsor pieni di passione, allenatori con grandi personalità, giocatori che hanno una grossa visibilità ma anche grandi fragilità, perché non ci dobbiamo dimenticare che sono ragazzi di venti o trent’anni, mentre li vediamo come delle divinità. In realtà essi sono dei giovani con un dono della natura che li fa giocare a pallone benissimo, ma che recano nel fondo vere fragilità.

Cosa crede potrebbe accadere a livello nazionale se quello che lei narra succedesse davvero?

Sarebbe una cosa drammatica e avrebbe delle conseguenze tragiche, perché l’omicidio di un giocatore della Nazionale alla vigilia dei Mondiali costituirebbe un caso in grado di gettare il Paese nello sconforto sicuramente, ma sono sicuro che questo non capiterà. La vicenda racconta nel libro è uno spunto fantasioso per introdurre certi temi legati allo sport, ma è esclusivamente finzione narrativa.

E secondo lei a chi sarebbero affidate le indagini nel mondo reale?

Non esiste purtroppo una Sezione Crimini Sportivi, è anche difficile ipotizzarla, nel senso che i crimini che racconto nel libro sono in realtà quelli comuni, ma avvengono nel mondo dello sport. Avrebbe senso una squadra di polizia che avesse conoscenza delle problematiche dello sport, ma esse nella realtà vengono trattate come crimini comuni: nel caso in cui venisse uccisa una persona a Coverciano, come ho ipotizzato nella trama del libro, credo che l’inchiesta sarebbe affidata ai Carabinieri, perché la questura è priva della competenza specifica sul caso.

Ritorniamo alla vita reale: chi, nel contesto del terrorismo internazionale, avrebbe interesse a compiere attacchi contro i Mondiali?

In Brasile ci sono due fattori di rischio. Uno è quello dei gruppi terroristi internazionali in seno ai gruppi islamici, che cercano sempre azioni eclatanti; il secondo è quello relativo ai gruppi della destra americana, anche loro, per motivi diversi dai primi, alla ricerca di gesti che destino clamore. Il vero problema in Brasile è quello dell’ordine pubblico, per l’esteso conflitto sociale in atto fra la grandissima massa di poveri e i pochissimi ricchi. La preoccupazione peggiore per la gente deriva da questa conflittualità sociale molto alta nel Paese.

Crede che le recenti proteste in Brasile per i Mondiali rendano questa minaccia ancora più viva, o si esauriranno in un fuoco di paglia, una volta iniziate le competizioni?

Io non sono in grado di dirlo, perché non conosco a sufficienza la realtà brasiliana. So solo che c’è una situazione veramente esclusiva in Brasile, ma è stato messo in atto anche un imponente schieramento di forze dell’ordine, che usano metodi anche a volte un po’ brutali, quali la repressione, che ha messo a tacere molte espressioni di dissenso. Ma non sono francamente in grado di fare una previsione su questa tematica, non avendo gli strumenti necessari.

Alcuni analisti sostengono che queste proteste siano strumentali: i riflettori mondiali sono puntati sul Brasile e a quel punto le varie categorie protagoniste della protesta ne approfittano. Cosa ne pensa?

Credo che sia legittimo, per chi protesta, approfittare di questi momenti di visibilità che possono capitare e che fanno parte dell’essere cittadini civili, tranne il far uso della violenza o della repressione. Io ho letto e visto reportage fotografici sui media internazionali, di come la polizia abbia sfollato con la forza interi quartieri e favelas del territorio brasiliano per fare largo alle strutture dei Mondiali. Se è vero che è successo questo, queste persone sono anche legittimate a protestare, perché al di là dell’interesse per i Mondiali, esistono però gli interessi delle persone direttamente coinvolte, e non mi meraviglia che ci sia chi cerca questa vetrina internazionale per portare l’attenzione del pubblico sui problemi drammatici legati alla povertà in Brasile.

Le indagini che si svolgono nel suo libro mettono in risalto il torbido legame della vittima con un ricco industriale dell’acciaio, sponsor della Nazionale stessa, accusato di disastro ambientale. Quanto c’è di ‘torbido’ dietro agli sponsor della nostra Nazionale che viene celato ai tifosi?

In realtà in questo momento credo che non ci sia nulla. In passato ci sono state delle sponsorizzazioni un po’ più imbarazzanti, che hanno creato problemi agli sponsor stessi. Ora non c’è nulla di ‘torbido’e la mia nel libro è assolutamente una finzione narrativa per far riflettere. Ci sono tuttavia ad oggi problemi legati ai fornitori sportivi, come sponsor di grossi eventi, che riguardano l’utilizzo di manodopera a bassissimo costo nei Paesi emergenti. Dietro ai loro interessi c’è anche lo sfruttamento: nel mondo sportivo esiste moltissimo questa piaga perché le scarpe di marca, che acquistiamo per i nostri figli che giocano a calcio o per noi stessi per attività sportiva, sono spesso prodotte in fabbriche in cui non c’è rispetto per i diritti dei lavoratori.

Il suo personaggio di fantasia, Attila, si ritroverà coinvolto anche in un’inchiesta non autorizzata su un misterioso caso di doping. Quanto doping ci sarà in questo Mondiale?

Quanto ce ne sarà non lo so. Diciamo che forse non verrà fuori, perché purtroppo la ricerca di chi usa il doping è più avanti rispetto a quella dell’antidoping. Nello sport agonistico esiste un abuso di doping che viene fuori in pochissimi casi. Il calcio non è tra gli sport in cui si verifica il maggior uso di doping, ve ne è di più in altre attività. Sono convinto che nel calcio noi vediamo solo la punta dell’iceberg, quando qualche giocatore viene trovato positivo. Le sostanze che sono utilizzate di solito in questi casi sono gli stimolanti, che possono essere ricercati mediante i controlli solo durante le competizioni, e non durante le fasi di allenamento. Queste sostanze vengono invece usate negli allenamenti per innalzare il livello delle prestazioni del giocatore: dunque a monte c’è un problema di fondo, che fa restare indietro la definizione di doping e gli strumenti per dare la caccia a questo fenomeno. In questo contesto ‘i furbi’ (che poi tali non sono, per il male che arrecano a loro stessi) spesso la fanno franca.

Questa è la quarta indagine per il suo personaggio di fantasia, il Commissario Attila: come è cambiato nel corso degli anni questo personaggio?

È diventato un po’ più cinico e anche un po’ più malinconico, perché nel terzo libro ha un brutto incidente in moto e nel quarto si ritrova a fare i conti con una grossa menomazione fisica, che lo porta a confrontarsi con il mondo dello sport paraolimpico e per disabili. Questo, se da un lato gli dà più stimoli, al tempo stesso lo fa riflettere molto sulla sua condizione e sulla difficoltà dei disabili nell’affrontare l’attività motoria e lo sport in generale.

‘Vendetta ai Mondiali’ è più un libro sulla vendetta o sul terrorismo?

È un libro sulla vendetta, come forma distorta di ricerca della giustizia. Anche se non voglio svelare la trama del libro, va detto che ‘Vendetta ai Mondiali’ parte da una grossa ingiustizia subita e dal fatto che la persona che l’ha ricevuta cerca di vendicarsi.

Quali sono i suoi ricordi ‘mondiali’ e come vivrà Brasile 2014?

Io ho 47 anni e di ricordi ‘mondiali’ ne ho tanti, ma i più intensi sono quelli del Mondiale del 1982, anche se l’Italia ha trionfato successivamente, con la vittoria del tutto imprevista sul Brasile, dove erano campioni assoluti, del calibro per esempio di Falcao. La vittoria dell’Italia sul Brasile, con il primo goal di Rossi che spianò la strada alla qualificazione, è stata un’emozione irripetibile per me, che allora mi trovavo in vacanza al mare nel Cilento con i miei genitori, e nel Sud c’era grande partecipazione per questi eventi sportivi di massa nazionali. Vi fu una festa straordinaria, che ha lasciato in me un ricordo molto più intenso legato ai Mondiali, di altri eventi simili.

Vivrò Brasile 2014 con i turni al giornale nella cronaca; di solito, quando ci sono questi eventi ‘mondiali’, per questo settore del Corriere della Sera veniamo mandati in giro per la città a cercare tifosi dei vari paesi per confrontarci con loro. Credo che più che guardare le partite, dovrò seguire i tifosi.

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