Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

L'antenato del riccio

Autore: Cristina De Stefano
Testata: Elle
Data: 15 ottobre 2008

Dopo il successo dell’ “Eleganza del riccio” un altro libro di Muriel Barbery. Protagonista, un antipatico critico gastronomico.

Il suo riccio non ha più bisogno di presentazione. Fenomeno editoriale mondiale, solo in Francia ha superato il milione di copie, il record di L’amant di Marguerite Duras. Muriel Barbery, professoressa di filosofia di provincia, travolta dalla notorietà ha lasciato il lavoro e si è trasferita in Giappone con il marito. È qui che siamo andati a cercarla, in occasione della pubblicazione in Italia di Estasi culinarie (e/o), il suo primo romanzo, che contiene in gestazione molti personaggi del Riccio.

Il protagonista di Estasi culinarie è un critico gastronomico. I lettori che hanno amato la portinaia di L’eleganza del riccio, ameranno anche lui?
«Il critico gastronomico di Estasi culinarie, che poi tornerà in L’eleganza del riccio, è un personaggio antipatico, col quale il lettore non ha voglia d’identificarsi. Il centro del libro è il piacere delle evocazioni gastronomiche, mentre in L’eleganza del riccio era l’adesione alle voci interiori dei personaggi. Ho scritto Estasi culinarie senza pensare di scrivere un romanzo. Mi sono semplicemente lasciata andare al piacere di evocare esperienze di cucina, che finiscono per essere più importante del critico stesso. In questo mio primo romanzo la portinaia Renée fa una prima e breve apparizione. Ma all’epoca non sapevo che sarebbe diventata l’eroina del mio secondo libro. È stato rileggendo tempo dopo il monologo di Renée, nelle prime pagine di Estasi culinarie, che ho avuto l’idea di creare la voce di una portinaia coltissima»

La sua vita è cambiata dopo il successo di L’eleganza del riccio?
«Solo in parte. Oramai vivo a Kyoto con mio marito, e posso dedicarmi a tempo pieno alla scrittura. Ma questi cambiamenti non sono stati un terremoto: io e mio marito avevamo dei sogni molto precisi per la nostra vita e la grande fortuna di avere tanti lettori mi ha permesso di esaudirli. Non ho l’impressione di un cataclisma perché abbiamo un grande privilegio di poter dare alla nostra vita la direzione desiderata. Non tornerò a scuola: è un lavoro appassionante ma ho sempre pensato che non avrei potuto farlo tutta la vita. Non c’è niente di più entusiasmante di un insegnante entusiasta e niente di più triste di un insegnante scoraggiato.»

Ora a cosa sta lavorando?
«Al terzo romanzo, e non trovo che sia più difficile di prima. Difficile è il secondo, ci si domanda se si sarà capaci, o se il primo è stato un miracolo… Molti credono che il successo mi abbia paralizzata e questo mi sorprende. Suggerisce che io scriva per il successo. In realtà io continuo a scrivere per piacere. Ho libertà massima: quella di chi non si cura dell’accoglienza dei suoi scritti e della questione incontrollabile e alla fine secondaria del successo».

Suo marito Sthéphane è sempre ringraziato nei libri. In che modo partecipa alla sua scrittura?
«Per Estasi culinarie mi ha fatto da consigliere letterario. Ma per l’Eleganza del riccio è stato ancora più presente. Mi ispira con il suo universo mentale, le sue riflessioni filosofiche, psicologiche, esistenziali. Ed è un ottimo suggeritore: prima di tutto perché mi dice continuamente che posso farcela, mi incoraggia. Poi perché fornisce indicazioni molto precise in termini di narrazione. Perfino scene intere. La scrittura è il mio territorio. Ma gran parte di quello che la nutre viene da lui».