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L'eleganza di Muriel ai fornelli

Autore: Lisa Corva
Testata: Grazia
Data: 22 settembre 2008

Dopo il successo del riccio, arriva il nuovo libro della Barbery, Estasi culinarie. «Non so cucinare dice». «Preferisco mangiare!»

Diciamolo subito: Renée, la scorbutica portinaia che legge Tolstoj e adora il sashimi, protagonista del libro L’eleganza del riccio, compare anche nel nuovo libro di Muriel Barbery, Estasi culinarie (Edizioni e/o). Proprio all’inizio a pagina 11, e poi ci lascia, per non tornare più. Già, perché Estasi culinarie (che in realtà è il primo libro della Barbery, uscito in sordina qualche anno fa, e adesso ripubblicato per la gioia dei fan), è sempre ambientato nella parigina Rue de Grenelle, dove viveva la burbera Renée. Ma la protagonista stavolta non è lei: è Pierre Arthens, l’antipatico critico gastronomico che in L’eleganza del riccio esce subito di scena. Le “estasi culinarie” del titolo sono le sue: sul letto di morte, rievoca cibi e gusti, cercando di ritrovare «un sapore dimenticato, annidato nel più profondo di me stesso e che alle soglie della morte, si manifesta come l’unica verità che in vita mia sia stata detta – o messa in pratica». Di più non vi diciamo (la ricerca della golosità perduta è un gioco, ma anche un thriller gastronomico). Ci rimane però una curiosità su tutte.

Perché Muriel Barbery continua a tornare su Rue de Grenelle?
«Francamente, dopo aver scritto il mio primo libro, mai e poi mai avrei immaginato che certi personaggi potessero ritornare nel secondo e, soprattutto, che tutto si sarebbe svolto allo stesso indirizzo. M a qualche anno dopo la pubblicazione di Estasi culinarie ho ripreso in mano il libro, e sono capitata sul breve monologo di Renée, proprio all’inizio. Mi sono allora ricordata dell’osservazione del mio editore. Secondo lui la voce della portinaia era molto “popolare”, troppo da stereotipo. Si ricordi che lei è una scrittrice, mi aveva detto, per gli scrittori tutto è possibile; la sua portinaia può, se vuole, parlare come la duchessa di Guermantes. Così avevo riscritto quelle pagine, e me n’ero dimenticata. Ma risfogliando il libro, e ricordandomi la nostra conversazione, mi è venuta voglia di dare vita a una portinaia lontano dai clichè, una donna colta, con una vita segreta, clandestina. È così che è nato L’eleganza del riccio».

Sono tante le “estasi culinarie” che descrive nel suo nuovo libro. Dalle sardine alla griglia di un’infanzia in Bretagna al sorbetto gourmet all’arancia… La sua qual è?
«Non ho dubbi, il poulet chasseur, il pollo alla cacciatore che cucinava mio padre».

Ha dedicato un intero romanzo ai piaceri del cibo. Ma le piace cucinare?
«Cucino raramente: non sono brava, preferisco ammirare e gustare le creazioni altrui».

Un piatto italiano da dieci e lode?
«Il risotto al nero di seppia».

Le ora vive in Giappone, dove l’estasi culinaria è…
«Si chiama “mochi” ed è un dolce a base di farina di riso, in genere ripieno di “azuki” (una pasta zuccherata di fagioli rossi, ndr). È morbido, zuccherino, delizioso».

Ha nominato un dolce giapponese, eppure il mondo intero – Italia compresa – va pazzo per il sushi.
«L’Europa sta scoprendo poco a poco il genio, anche gastronomico, giapponese. E il sushi non è che la porta d’entrata a un mondo stupefacente, dove la gioia è nella purezza, e la complessità nella semplicità».

L’eleganza del riccio, in Italia è alla 25esima ristampa e ha venduto fin’ora 600 mila copie. In Francia un milione. Lei non è una scrittrice, è una star. Eppure se n’è andata a vivere in Giappone. Perché?
«L’eleganza del riccio ha cambiato la mia vita. Prima vivevo in Normandia, ero un’insegnate di filosofia. Ora vivo a Kyoto e posso dedicarmi a tempo pieno alla scrittura. Il libro mi ha permesso di realizzare dei sogni: è un’occasione straordinaria. Sono a Kyoto da sette mesi e conto di rimanerci a lungo, forse qualche anno. Qui sto lavorando al mio prossimo romanzo».

Che non sarà ambientato in Rue de Grenelle?
«Direi proprio di no».

Da Kyoto, però, ha aperto un blog: http//muriel. Barbery.net. Fatto non di parole, ma di foto: poetiche, quasi zen, scorci luminosi di fiori o cieli giapponesi.
«Sono di Stéphane, mio marito. Le sue foto parlano di quello che amo. E visto che amo anche la discrezione, ho voluto un blog con poche parole, dove però sia possibile ai lettori che mi vogliono bene di lasciare un messaggio. Tutto qui: semplicemente».