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Un noir che indaga le misteriose diversità della società triestina

Autore: Edoardo Vigna
Testata: Sette - Corriere della Sera
Data: 22 agosto 2014

Un giorno squilla il telefono di casa: il mio numero è sull'elenco, per un fatto di democrazia... "Sono una sua grande lettrice", mi dice una donna e continua per un un quarto d'ora in dialetto triestino a spiegarmi quanto sono belli i miei libri, a come le hanno salvato la vita quando era in ospedale. Ero già alla terza sigaretta e lei prende fiato e spara: "Sa, quando ho letto quella scena con le signore finte bionde di una certa età sedute al caffè degli Specchi, in piazza (Unità d'Italia, il cuore di Trieste, ndr), con quel piccolo cagnetta, ho pensato: quello stronzo mi ha visto!". Be', altro che complimenti: secondo il mio barbiere Oscar, che ho messo ne I morti del Carso -in realtà mi ha telefonato solo per insultarmi!». Ridacchia di gran gusto, Veit Heinichen, ricordando l'attempata ammiratrice. Sposa la tesi del coiffeur. Ma la verità, è c h e paradossalmente proprio l'insulto lo gratifica. Perché è la conferma che la sua scrittura ha colto nel segno. <<l miei non sono gialli, ma noir, un genere letterario che, rispetto ai primi, ha un protagonista in più: oltre al cattivo, alla vittima e all'inqllirente, ci siamo noi. La società.
oi che partecipiamo anche nella nostra passività. Oggi, solo con il romanzo riesci a narrare fatti che nei media tedeschi, italiani, francesi, ovunque, non trovano spazio o restano mezze verità quindi falsità. ~elle tensioni della nostra società che esplodono e diventano crimine. Nell'intreccio, sempre più forte, fra politica, economia e crimine organizzato che mette in pericolo la democrazia. Ecco: la funzione della letteratura è di illuminare. Epiù i fatti narrati sono veri e forti di per sé, più diventano plastici e comprensibili>>.
Spettacolari rapine sull'autostrada, una borghesia corrotta, traffici di esseri umani e di organi, truffe, odi interetnici, rancori storici, vendette, vecchi e nuovi fascismi. Per le vicende del commissario Proteo Laurenti tradotte in nove lingue, premio Selezione Bancarella 2014 per l'ultimo episodio, n suo peggior nemico la realtà quotidiana è più di un'ispirazione: <<Sono storie italiane, ma hanno sempre una dimensione europea. n crimine organizzato non ha nazionalità, per me è una specie di missione farlo capire soprattutto ai lettori tedeschi>>, precisa Heinichen. Casi che allungano i tentacoli verso la Slovenia, la Croazia, l'Austria, la Germania. <<Ecco perché Trieste è perfetta. Èil prototipo della città europea moderna, quella con più confini: la creatività è sempre figlia della diversità, la vera letteratura nasce dove ci sono contraddizioni e conflitti. E Trieste è anche la città più settentrionale del Mediterraneo, che vuoi dire primo luogo di confronto con il mondo del Nord. VNe il contrasto tra mare e montagna. Tra Est e Ovest. Era la città più meridionale della Cortina di Ferro, e si trova sulla stessa longitudine di Berlino. Inoltre vi hanno lasciato il segno go etnie. Ed è il luogo dell'incontro di economia e cultura: non a caso sui palazzi vedi spesso le sculture di Mercurio e di Apollo, i grandi fondatori delle imprese sapevano bene che l'uno non va senza l'altro».
Trieste nel caso di Proteo Laurenti, commissario capo nella imponente questura d'architettura fascista è anche una città di elezione. Q.tella in cui il suo creatore ha deciso di venire a vivere, dicendo addio «per sempre>> alla natìa Germania: «Ma anch'io ho, nei geni, la coscienza dei confini: sono nato e cresciuto dove la frontiera tedesca s'incunea fra Francia e Svizzera>>. Poi, nel tg8o, assai prima della caduta del Muro, Veit Heinichen venne a fare una gita qui. <<Per curiosità>>. Lavorava alla Mercedes, aveva 23 anni, e di lì a poco avrebbe avviato una carriera da editore, fondando anche la Berlin Verlag: <<Nel '93, quando col mio socio ci siamo trasferiti a Berlino per avviarla, ci hanno seguito 40 grandi scrittori, da Nadine Gordimer a Victor Erofeev. Ma continuavo a tornare sempre più spesso a Trieste, e nel '97, dopo aver ceduto le mie quote, mi sono trasferito». Due anni dopo, troverà anche la casa della vita: «Era quasi un rudere, la più vecchiahia della costiera triestina. Ho firmato in tre giorni, non avevo neanche i soldi!». Così, a 42 anni, i ponti con il passato erano tagliati e si è aperta la strada della scrittura (in tedesco, «non mi permetterei mai di farlo in italiano»). Trieste è diventata il futuro assoluto.
Amore assoluto. Perché ciò che si sceglie per amore, quando si hail coraggio di farlo, ha i l valore dell'assoluto. Basta vedere come ora ti racconta, mentre l'osserva nel bicchiere, la Malvasia del Carso "Skerk" che ha chiesto di stappare per l'ospite milanese a Walter, uno dei soci del Gran Malabar: «L'azienda che la produce è fra i 5-6 grandi viticoltori dell'altopiano qui sopra la città, dove soffia sempre il vento che pulisce tutto. Ogni cosa viene fatta in modo assolutamente naturale. L'uva viene messa in grandi tini senza pressarla, senza stabilizzazione di temperatura, senza aggiunta di lieviti. Se ti ci abitui, non puoi più vivere senza!». Un'aria leggera avvolge questa dichiarazione d'amore (cos'altro è?) e i clienti seduti ai avolini del Gran Malabar, in piazza San Giovanni, alle spalle del Gran canale e della chiesa di Sant'Antonio. «Q!.Iesto è il secondo ufficio di Laurenti», precisa Heinichen. <<Ho scelto un protagonista che poteva sapere tutto, un poliziotto in una certa posizione. Ma Proteo non è il mio alter ego: sì, arriviamo da fuori (il poliziotto èdi Salerno, ndr), e sono anch'io un "terrone", in Germania. Lui "abita" in una casa sotto la mia, nuota all'alba nel mare li davanti, e "frequentiamo" gli stessi bar. Però finisce qui: lui vive anche con la suocera, io mi sparerei!». Proteo non è nemmeno qualcuno di qui, assicura il suo deus ex machina, ma un mix di tre italiani di fuori: <<ln questura ho cari amici, ma se mi servono informazioni non
chiederei mai a loro, col rischio di metterli in imbarazzo. L'amicizia è importante». (Così viene il dubbio che invece l'ispirazione ci sia...). Comunque, il
protagonista (che «non si fa mancare niente, compreso un amore con l'avvenente capo della procura generale croata, Ziva, disegnata su una vecchia ex che mi snobbava...»), non ha "padri" letterari: «Amo Gombrowicz, maestro delle contraddizioni e delle assurdità, Sciascia e Simenon: ma Maigret non mi dà niente. Piuttosto, le descrizioni delle società di Anatole France e i film di Jean-Luc Godard... Volevo invece ribaltare il cliché dello sbirro. In Germania all'inizio mi dicevano: non può essere che, fra i tuoi poliziotti, uno legge, uno studia, uno si sente difensore della democrazia>>. nnome era importante. «Finché non trovo quello giusto, per i personaggi, non riesco a scrivere». Proteo Laurenti sembra l'incrocio perfetto. «ll cognome è tipico di Salerno; per il nome, i suoi genitori pensavano alla
mitologia greca, al dio incatturabile perché capace di trasformarsi in qualsiasi materia, finché viene acchiappato da Menelao, bloccato dai venti, attraverso la domanda giusta. Il mio Proteo invece è lui, a catturare». Non è solo questo. «Nelle profondità del Carso vive un animaletto, il Proteus Anguillus Laurentii: come lui vive
abissi, l'altro scava negli abissi».
Una bottiglia di malvasia tira l'altra. Per conoscere meglio la 1ìieste di Heinichen, non ci spostiamo dal locale di Walter. Perché, in realtà, è in questa piazzetta che tutto "precipita". Certo, in cima alla lista dei ristoranti preferiti da Laurenti c'è «Scabar, il miglior ristorante di pesce della città, gestito da Ami», che con Veit (alla seconda bottiglia è inevitabile passare al tu...) condivide un libro sulle tradizioni culinarie e culturali della città giuliana, ma anche la vita. Da Scabar, il figlio del commissario fa l'apprendistato da chef. Poi c'è il ristorante Bollicine («Cucina moderna di pe ce, sul canal Grande»), la trattoria Antica Ghiacceretta («Più piatti ipici») e lo storico caffè Tommaseo, <duogo di incontro di un certo ceto sociale». Ma è sempre tutto al Gran Malabar che torna: tra l'altro, il poliziotto ci arresta più volte Mimmo, delinquente ricorrente nelle storie. «Q!.Iesta piazzetta è il luogo in cui vedi tutto, ilbelloeilbrutto.Diquipassalagenteche viene da lontano, e dai vari quartieri della città.E1ìiesteènelcuored'Europa,anchein senso geopolitico». Ci si sofferma anche la Storia, con la drogheria Toso, arredata come no anni fa: <<Hanno di tutto, dallo zafferano ai lacci per le scarpe», continua Veit. «C'è un episodio che è lo specchio del cambiamento che vive la società: in un periodo in cui soffiava l'isteria per cui l'intera città sarebbe stata venduta ai cinesi, un lunedì pomeriggio, quando la drogheria era chiu a, Walter ha appiccicato sulla saracinesca scritte in cinese e lampioni rossi. L'unico avviso in italiano dava una data di riapertura. " iò, te ga visto, anche Toso ga' vendu' ai cin si!", dicevano le vecchiette che passavano. "Come? Lo ciamo a casa!", rispondevano altre. Euna trentina di persone l'hanno fatto!».
Veri contrabbandieri. Città tutt'altro che noiosa, insomma. «Si contraddice ogni cinque minuti. Lo spirito di confine significa che la prima cosa che impari è che l'altro è diversità, quindi ricchezza. E che gli stereotipi si sbagliano. Poi, nessuno che ha vissuto vicino a una dogana può dire di non essere mai stato un contrabbandiere, anche solo di una stecca di sigarette o una bottiglia di vino! Piuttosto c'è un problema di identità>>. In che senso? <d triestini di sangue greco, sloveno, italiano, tedesco... in primis di-cono: Mi son triestin. Se vai di là, dicono "Vcù in Italia?"». Dunque? Sai com'è, la malvasia annebbia i riflessi. .. «Chi ha bisogno di un'identità unica, perde tanto della vita. E se fosse la somma di identità diverse? È la stessa letteratura triestina a insegnarlo, nata in lingue differenti. L'italiano di Saba e Svevo, il serbo di Ivo Andrié, poi c'è Freud, che ha scritto qui la prima tesi, Le caratteristiche sessuali dell'anguilla, e Jules Veme, con Mathias Sandorf: puoi ancora seguime le tracce. Pure l'Ulisse di Joyce è stato iniziato qui. Peccato che tutto ciò non venga sfruttato turisticamente... Ma la politica è illetterata!». E torniamo al punto. Alla realtà, sempre al centro. Caro Veit, forse Oscar, sulla vecchietta finta bionda, aveva ragione!