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Le inutili vergogne

Autore: Giuliana Furnò
Testata: Matte da leggere
Data: 23 settembre 2014

Giuliana Furnò, l’amica di Karma Communication, è ancora qui con noi…dunque le abbiamo “sottoposto” un altro libro che lei ha letto. Oggi, entusiasticamente, ce lo racconta.  Ancora una volta mi ritrovo a commentare un libro preso in prestito dalle Matte da leggere. E devo dire che comincio davvero a prenderci gusto. Ci sono libri nati per “piacere” a chi li legge, ci sono libri nati per restarti nel cuore. Le inutili vergogne, di Eduardo Savarese, E/O Edizioni, è uno di questi. Uno di quei libri in cui alla fine della lettura, il personaggio che anima quelle pagine sembrerebbe destinato a scomparire e invece qualcosa di lui resta in noi, lasciando una traccia indelebile. Nel mondo occidentale odierno, dove, al contrario delle apparenze, sono ancora tante (e immotivate) le paure che tendono a farci prendere le distanze da chi non appare simile a noi, il romanzo dello scrittore napoletano mi è subito apparso come un luogo in cui convivono realtà diverse, diversissime tra loro. Un luogo in cui la tensione tra carne e spirito, tra religioso e profano, tra obbedienza alla regola e sua trasgressione, si riappacificano, si compensano, si rispettano a vicenda, a tal punto da sembrare più simili di quanto non si pensi. Ma, come sempre, in stile Matte da leggere, prima la trama. Ne Le inutili vergogne è di quelle non banali, accattivante e ipnotizzante, che trascina il lettore nei temi del sesso e del peccato, contrapposti (ma non troppo) al ruolo di Dio e della fede. E poi c’è l’amore in ogni sua forma, quello con la “A” maiuscola, quello inteso come manifestazione più alta dell’anima. Un amore che non può, e non deve, prescindere dalla fisicità dei corpi. Il protagonista di questo conturbante romanzo è Benedetto, ricco ginecologo cinquantenne della Napoli bene, appassionato e famoso collezionista di Barbie, omosessuale single che cerca di mantenere una facciata di “normalità” con la sorella, le due nipoti e la società in generale. Benedetto collabora come volontario in un centro di aiuto per donne in difficoltà, guidato da padre Vittorio, un prete esuberante e fuori dall’ordinario. Questo centro è frequentato da un altro dei personaggi chiave del romanzo, nonché Nunziatina, trans convinto di essere incinto e che, nonostante l’apparente follia, avrà un ruolo fondamentale nel riscatto esistenziale del protagonista. Infine, importantissima e cruciale nell’intreccio della trama, è una voce, non un personaggio, ma una voce, quella di Gilda, la devotissima zia di Benedetto, che parla dal passato attraverso una serie di lettere nascoste. CONSIDERAZIONIGrazie alla lettura di questo libro ho scoperto un autore eccellente. Eduardo Savarese, magistrato napoletano e studioso di diritto internazionale, fa sfoggio della sua pregevole capacità di scrittura. Savarese si dimostra particolarmente sensibile e capace di raccontare e cogliere a pieno le tensioni più intime dell’essere umano, etero o omosessuale che sia. Uno dei temi più importanti che emerge dalle vicende dei personaggi principali del romanzo, infatti, è l’infinita guerra intima che ognuno di noi combatte tra quello che appare e quello che è, tra ciò che il mondo vede (e vuole vedere) e ciò che invece sentiamo di essere.Ho trovato impressionante l’abilità dello scrittore napoletano che, utilizzando parole così spontanee, così vere, come quelle presenti tra le pagine del suo romanzo, riesce a rendere con estrema semplicità conflitti e disagi interiori tutt’altro che semplici.Savarese esplora i diversi volti dell’amore raccontando vite che sostanzialmente hanno fallito perché l’amore lo hanno perduto. Perduto per voler seguire a tutti i costi la morale comune, per non essere tacciati come “diversi”, per non deludere chi si vuole bene.Benedetto, padre Vittorio, zia Gilda, tutti sembrano vivere un’esistenza fallimentare. Accettarsi liberamente e vivere un’esistenza autentica, o soffocarsi e vivere, anzi “sopravvivere”, una vita mascherata? Questa è la domanda che attanaglia i personaggi de Le inutili vergogne, e forse questa è una domanda che riguarda molte vite, anche fuori dai libri.La risposta che proviene dal romanzo di Eduardo Savarese è chiara e inequivocabile, e preferiamo darvela utilizzando le parole di uno dei protagonisti, Gilda, la religiosissima zia di Benedetto: “Rinunciare alla vita per paura non è la vera penitenza richiesta. Bisogna bandire le inutili vergogne, bisogna mangiare il frutto e poi metterlo da parte. […]. Le astinenze, quando sono amputazioni rigide e predeterminate dei nostri desideri più profondi, distruggono la pace.” Dalle parole fatte pronunciare a Gilda dall’autore si capisce cosa questi vuole dirci. Liberarsi dalle inutili vergogne non vuol dire ribellarsi a Dio, al contrario, assecondare liberamente le proprie inclinazioni, vivendo un’esistenza piena e sincera, rappresenta la sola via per tornare a Dio.L’unico modo per essere davvero puri, e onorare fino in fondo il proprio corpo e se stessi, è vivere la propria sessualità in modo autentico, sembra dirci Savarese. Proprio questo è ciò che succede a Benedetto, il protagonista principale, quando, avvilito e sfinito da una vita passata a fingere un’eterosessualità contraffatta, capisce che sta sbagliando tutto, che l’unica via di salvezza e purezza (intesa anche in senso religioso) è far esplodere la sua natura omosessuale arrivando a travestirsi da donna. Con questo romanzo, insomma, lo scrittore napoletano indaga profondamente il legame tra la carne e lo spirito, due aspetti che la religione cattolica da secoli insegna essere contrapposti, imponendo l’idea di un corpo come residenza simbolo del peccato e in netto contrasto con la purezza e la “verginità” dell’anima, un corpo da preservare e tenere lontano dai piaceri carnali. La provocazione di Edoardo Savarese risiede proprio in questo. La sua è un’accusa contro ogni tipo di ipocrisia, di luogo comune, di imposizione sociale.Un terremoto rivoluzionario, quello scatenato da Le inutili vergogne, che rende l’amore carnale perfettamente compatibile con la spiritualità e la religione, che travolge e capovolge la nozione cattolica della purezza: si è veramente puri (con se stessi ma anche davanti a Dio) non quando ci si astiene dalla carnalità, bensì quando si rispetta, assecondandola, la fisicità del proprio corpo. Vorrei dirvi ancora molto in modo da farvi cogliere le mille sfumature di questo splendido romanzo, ma non sarò certo io a togliervi il piacere di farvi avvolgere e catturare da una storia unica e sublime come quella narrata, con magistrale sapienza, da Eduardo Savarese.