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Libri, Fabio Bartolomei: Il paradiso è una pubblica amministrazione

Autore: Elena Giorgi
Testata: I'm not a groupie
Data: 25 settembre 2014

L’ho tanto atteso e, alla fine, l’ho divorato in più tempo di quello necessario.
Perchè?
Forse per centellinarlo e non ritrovarmi, in meno di due ore, di nuovo in attesa di un altro libro diFabio Bartolomei.

Sto parlando di “Lezioni in paradiso”, ultima opera dello scrittore romano che più di ogni altro sa dipingere l’odierna società con ironia, occhio critico e… delicatezza.
Si, perchè il vero punto forte di Bartolomei è la sua grande capacità di raccontarci l’Italia di oggi, sottolineandone tutti i difetti e gli eccessi, senza però farci incazzare troppo.

Succede anche leggendo la storia di Costanza, giovane e intelligente disoccupata in vita e impiegata come angelo custode nell’aldilà.

Costanza, la prima protagonista femminile di un libro bartolomeiano, è un’anima sensibile e malinconica.
Ha vissuto tutta la vita nel ricordo della madre morta e ora, che vive in paradiso, sente la mancanza costante del padre Orazio.
Ha il compito di vegliare su Goffredo, cinico, rozzo e corrotto direttore di un quotidiano, sempre pronto a umiliare i propri collaboratori. Un personaggio all’apparenza antipatico che, come tutti noi, è solo il frutto del suo passato irrisolto.

Notò che Goffredo aveva smesso di sorridere all’età di sette anni. Da neonato urlava di felicità, da bambino sorrideva a tutta bocca poi, anno dopo anno, la gioia si era fatta più contenuta, tentennante, infine inesistente. Colpa dei genitori, avevano vinto loro.

Il paradiso descritto da Bartolomei non è tutto rose e fiori.
E’ lo specchio di una qualsiasi pubblica amministrazione italiana: i dirigenti sono lavativi, ingordi e disonesti; gli impiegati angeli custodi sono disorientati, inermi, senza alcuna possibilità di carriera; la burocrazia impera e impedisce ai custodi di svolgere efficacemente il loro lavoro, mettendo sempre più a rischio la vita dei loro “diletti”.

Metafora della nostra classe politica e dirigenziale, ecco il custode anziano che non può (e non vuole) andare in pensione, quello rivoluzionario (e vagamente complottista) che grida e denuncia, quella distratta che coltiva il proprio orticello e non vede al di là del proprio naso.

Tiberio lanciò un’occhiata agli altri custodi nella sala riunioni e sottolineò l’ovvietà con un sorriso provocatorio. Poi, arringando i presenti, affermò che il regno dei cieli era contaminato dalla gioia e dalla fiducia, due sedativi che impedivano ai custodi di vedere con chiarezza la propria situazione e ribellarsi.

Costanza, di nome e di fatto, con la sua ingenua determinazione, la sua trasparente innocenza e la sua coraggiosa ribellione, riuscirà a rottamare il sistema?

Lo scoprirete nelle ultime pagine.
Poi, come me, sarete di nuovo orfani e in attesa.