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Tre libri fra letteratura e matematica

Autore: Paolo Armelli
Testata: Liberlist
Data: 29 settembre 2014

  Fin da quando l’avvento della scienza moderna ha via via separato le discipline prettamente scientifiche da quelle letterarie e umanistiche più in generale, mettendo fine ad esempio a quel connubio insuperabile di intelletti così tipici del Rinascimento italiano, le due branche fondamentali del sapere umano si sono guardate un po’ a distanza, a volte con circospezione, ma non senza un inesauribile interesse. Ecco allora tre titoli che riflettono sui rapporti fra matematica e letteratura, intrecciando percorsi inediti e sorprendenti.
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2. Stefania Piazzino, L’uomo che credeva di essere Riemann, e/o, 2014

Ernest Love è un matematico di chiara fama che un giorno all’improvviso riceve una notizia che lo fa uscire di senno: l’ipotesi di Riemann, uno dei fondamenti più complessi della matematica contemporanea e legata ai numeri primi che per decenni in molti hanno tentato invano di confermare, è stata finalmente dimostrata. Per lo shock il professore inizia a convincersi di essere lo stesso Bernhard Riemann, lo studioso di Gottinga che nell’Ottocento aveva messo a punto l’ipotesi. Da qui per lo psichiatra che è la voce narrante del romanzo di Piazzino parte un’indagine psicologica che si fonde a tinte un po’ da thriller in un gioco di suspence equilibrata come un teorema che si rispetti: c’è infatti chi è particolarmente interessato alla dimostrazione dell’ipotesi, possibile solo grazie al Riemann “redivivo” e che darebbe la chiave d’accesso a parecchi messaggi cifrati (economici e informatici) che su quell’espediente matematico si basano. Se si resiste a qualche passo in cui il groviglio matematico è notevole, il libro risulta godibile perché mostra la soluzione del teorema come una metafora della vita, di quegli obiettivi che inseguiamo senza forse mai volerli raggiungere veramente.