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CARLO MAZZA racconta IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA

Autore: Carlo Mazza
Testata: Letteratitudine
Data: 1 settembre 2014

CARLO MAZZA ci racconta il suo romanzo IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA, (edizioni e/o –collezione Sabot/age) attraverso un’autointervista. Le prime pagine del libro sono disponibili qui…

Carlo Mazza intervista Carlo Mazza su “Il cromosoma dell’orchidea”

 

di Carlo Mazza

Carlo, nei tuoi romanzi la vicenda poliziesca è concepita come una trama di servizio rispetto all’obiettivo di raccontare la realtà. E’ così anche per “Il cromosoma dell’orchidea”?

Certamente. Credo che questa sia la principale differenza tra “giallo” e “noir”. La mia idea è che il giallo elude la descrizione del contesto sociale, mentre il noir non solo affronta il tema, ma punta a restituire il caos e la confusione della realtà contemporanea, in ultima analisi l’assenza di logica nei comportamenti umani.

Ne “Il cromosoma dell’orchidea” non hai parlato di Bari, come nel precedente romanzo “Lupi di fronte al mare”, ma di una grande città del Mezzogiorno. Eppure i personaggi sono gli stessi, l’ambientazione è la stessa. Quindi come si giustifica la tua scelta?

Vorrei dire, innanzi tutto, che è stata una scelta sofferta, perché ha comportato la rinuncia a più di una pagina che mi sembrava ben riuscita. Il dialetto è sempre così coinvolgente! Quello barese, poi, è uno straordinario arcobaleno di suoni e colori… Perché rinunciare a tutto questo, almeno per una volta? L’ho fatto perché il localismo dei romanzi è divenuto sempre più ingombrante e mi piaceva l’idea di un segnale in contro tendenza.

Tuttavia, bisogna riconoscere che il localismo è una risorsa fondamentale per un narratore: si tratta di utilizzare le esperienze e le conoscenze derivanti dal rapporto con il proprio luogo di origine o di vita, per riversarlo sulla pagina bianca. Certamente, ma esso deve presentarsi come una ricchezza non ostentata, con riferimenti meno espliciti e più allusivi, che possono essere le aspirazioni dei personaggi o la musicalità del linguaggio, per suggerire un “dove” particolare. Riuscirci o meno è un altro discorso. Ad ogni modo, mi infastidisce l’idea che il successo un romanzo dipenda dalla numerosità di citazioni dei nomi delle vie, dei bar e dei cinema di una certa città. Mi pare un’operazione più commerciale che letteraria.

Qual è stata la risposta dei lettori alla tua scelta?

I lettori di molte località hanno riconosciuto nella storia narrata quella della loro città. Una sorpresa!

Le vicende di malaffare e di corruzione sono dunque così simili?

Evidentemente sì.

Dunque la rinuncia ad un localismo “esplicito” moltiplica le possibilità di riconoscimento del lettore. Ma non esiste il rischio di narrazioni sovrapponibili a qualsiasi situazione? Se le storie che si scrivono possono avvenire ovunque, come si distinguono tra loro?  

Una possibile soluzione è nei registri narrativi: le vicende sono sempre le stesse, cambia la maniera di raccontarle. Per fare un esempio, basti pensare agli innumerevoli modi di descrivere il “triangolo” amoroso: lui, lei e l’altro.

Forziamo il ragionamento fino all’estremo. Faulkner sosteneva che tutte le storie possono ricondursi a due archetipi narrativi: il coraggio degli uomini e la bellezza delle donne. Pollicino e Cenerentola.

Giusto. E allora a caratterizzare le vicende non possono essere che i particolari, che restituiscono con immediatezza il valore di un personaggio o il senso di un’azione. Un critico ha scritto di avere compreso il clima di “Madame Bovary” da un gesto riguardante un personaggio, il mite marito della protagonista Emma: costui si passa la lingua sulla gengiva per eliminare i residui di cibo, alla fine del pasto.

Un’inezia!

Che tuttavia chiarisce bene la sua distanza da Emma, e che rende la rozza goffaggine dell’uomo meglio di quanto potrebbero fare lunghe dissertazioni.  Il particolare restituisce la verità delle cose: nelle investigazioni poliziesche, nelle indagini intrapsichiche, nella letteratura, nelle relazioni umane, e in molti altri ambiti.

Per esempio?

Un italiano vissuto nel Novecento, il medico e storico dell’arte Giovanni Morelli, divenne celebre per un metodo che gli consentiva di individuare l’autore di un dipinto o distinguere un falso da un originale. Morelli sosteneva che se noi di un quadro percepiamo la totalità, non sapremo riconoscerne l’autenticità. Dobbiamo, invece, soffermare la nostra attenzione sui particolari del dipinto. È su quelli che la coscienza dell’artista è meno vigile.

E quali sarebbero questi dettagli?

L’aureola di un angelo o il lobo di un orecchio. Il particolare, per la sua modesta importanza, è dipinto dall’artista senza la preoccupazione di mostrarsi coerente con la corrente pittorica di provenienza. Freud trasse ispirazione dal metodo di Morelli per il concetto di lapsus freudiano, che consente di comprendere una persona per una parola sfuggita involontariamente. Nel particolare è celata la rivelazione artistica, la cui ricerca dà senso all’arte. Tutti questi tempi sono trattati nel romanzo e ne rappresentano un aspetto importante.

Che cos’è il romanzo “Il cromosoma dell’orchidea”?

Una storia di particolari, racchiusi nei gesti e nelle parole. Mi sento in sintonia soprattutto con quei lettori che confidano di averlo letto una seconda volta, rintracciando così aspetti prima sfuggiti. Si legge in fretta, questa è la verità. I tempi contrastano fortemente con la mia personale idea della lettura: una serata lunga, la quiete, la penombra del salotto, il lume discreto. Grazie ai lettori pazienti, sono quelli per i quali vale la pena scrivere.

Qual è la tua massima ambizione?

L’unica possibile per un narratore: restare nel cuore del lettore anche dopo che è stata letta l’ultima pagina.

* * *

Carlo Mazza è nato a Bari nel 1956, dove ha sempre vissuto. Lavora in banca da 35 anni e tra i suoi interessi ha coltivato anche la scrittura teatrale.Con il personaggio di Antonio Bosdaves ha già pubblicato per la collezione Sabot/age il poliziesco “Lupi di fronte al mare” (Edizioni E/O 2011), incentrato sulle relazioni tra politica, finanza e sanità, e finalista al Festival Mediterraneo del Giallo e del Noir 2012.