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Se gli italiani dimenticano la lezione del Mediterraneo

Autore: Francesca Giorgi
Testata: RESETdoc.org
Data: 13 ottobre 2008

Nel suo ultimo romanzo, Cristiani di Allah – un noir mediterraneo (Edizioni E/O, 2008, euro 12,50), Massimo Carlotto racconta, attraverso una sorta di poliziesco storico, la vicenda di quegli europei che nel XVI secolo si rifugiavano nel Nord Africa perché perseguitati nei propri paesi da regimi dispotici, dalla povertà, o semplicemente dall’esasperato moralismo delle Chiese cristiane. Lì si convertivano all’Islam. Una storia poco nota, come ricorda lo stesso Carlotto: “Fra occidentali e arabi non esiste ancora una storia condivisa. Nella nostra manca un pezzo, manca la registrazione di tre secoli di emigrazione europea verso il Maghreb. Ma gli italiani sembrano aver dimenticato il proprio passato”.

Cercare la libertà al di là del mare, rinnegare la propria cultura e il cristianesimo, convertirsi all’Islam e diventare corsari, solo per avere la possibilità di vivere secondo i propri desideri. Nel XVI secolo questa era una scelta condivisa da molti europei, uomini e donne. A Tunisi, Algeri, Tripoli, e su tutta la costa del Nord Africa, si rifugiavano persone di ogni provenienza e ceto sociale, perseguitate nei propri paesi da regimi dispotici, dalla povertà, o semplicemente dall’esasperato moralismo delle Chiese cristiane. Una volta giunti a destinazione, bastava poco per cambiare vita: con l’abiura, la circoncisione (nel caso degli uomini) e il giuramento di fedeltà all’Islam e ai governatori locali, si diventava a tutti gli effetti membri di comunità nate dal sogno di creare città senza nobili, in cui ognuno fosse realmente artefice del proprio destino.

In questo mondo apparentemente lontano e a noi quasi sconosciuto, è ambientato l’ultimo romanzo di Massimo Carlotto, Cristiani di Allah – un noir mediterraneo (Edizioni E/O, 2008, euro 12,50). O meglio, come si affretta a sottolineare lo stesso autore, “un romanzo storico sulle origini di questo genere letterario che tenta di recuperare nel poliziesco alcuni elementi di giornalismo e di ricerca, poiché la guerra di corsa fu, nei fatti, la prima attività criminale organizzata della storia del Mediterraneo”. Il libro si basa su una ricerca lunga e approfondita di materiali, soprattutto nel corpus della storiografia araba: “Fra occidentali e arabi – continua Carlotto – non esiste ancora una storia condivisa. Nella nostra manca un pezzo, manca la registrazione di tre secoli di emigrazione europea verso il Maghreb, come risulta da circa trecentomila censimenti di cristiani rinnegati”.

È il caso di Redouane e Othmane, l’uno – voce narrante del romanzo – albanese, l’altro tedesco, ex lanzichenecchi fuggiti ad Algeri e divenuti corsari per poter vivere liberamente la propria relazione omosessuale. Un amore profondo, snodo di tutta la vicenda romanzesca, attorno al quale ruotano eventi e personaggi storici reali. Perché proprio una storia di omosessualità? “Perché l'omosessualità – spiega lo scrittore padovano a Resetdoc - fu libera per quasi tre secoli e molti uomini per amare altri uomini fuggirono ad Algeri. Oggi, invece, i gay vengono impiccati in Iran e non sono tollerati in Algeria. Libertà e oppressione che si alternano nel tempo. Un tema affascinante che non ho voluto farmi sfuggire”.

A partire dall’assedio portato alla città di Algeri dalla flotta di Carlo V nel 1541, fino al viaggio di Redouane verso il Nuovo Mondo, Cristiani di Allah è un susseguirsi ininterrotto di battaglie, passioni, violenze, intrighi, catastrofi sentimentali, che tiene piacevolmente incollato il lettore con un linguaggio efficace e mai banale. Tuttavia, ciò che rende il libro qualcosa di diverso da un bel romanzo d’avventura è l’estrema cura dei dettagli, la profondità dei personaggi e, più di ogni altra cosa, la ricchezza e la novità della ricostruzione storica. Che l’autore ha voluto passasse anche attraverso un viaggio musicale, condotto insieme ai due musicisti Mauro Palmas e Maurizio Camardi. La loro ricerca sulle melodie e gli strumenti dell’epoca ha portato all’uscita di un cd, distribuito insieme al volume, e alla nascita di uno spettacolo teatrale, che Massimo Carlotto sta rappresentando in giro per l’Italia.

Anche nel libro la musica, (nelle figure di due musicisti e una cantante incontrati per caso da Redouane e Othmane durante una delle loro scorrerie), ha un ruolo fondamentale, quasi salvifico, di redenzione e di spinta alla vita, di ponte culturale molto più forte del denaro e del potere. “La musica – ci dice ancora Carlotto – rimane oltre le guerre e racconta le donne e gli uomini di quel tempo. E Lucia, la cantante, è una donna e ha come arma in quel mondo di uomini violenti solo la sua voce per opporsi al proprio destino di schiava. Mi è sembrata una metafora potente della realtà femminile in alcuni ambiti islamici”. Come un passato che torna in senso uguale e contrario, la storia del Mediterraneo continua a essere un susseguirsi di viaggi e storie di migrazione, perché anche oggi gli uomini vogliono essere artefici del proprio destino. “Ma gli italiani sembrano aver dimenticato il proprio passato di emigrazione e di migrazione interna, e c’è bisogno di un vero recupero della memoria perché possiamo riuscire a gestire il presente”.

L'arte, la musica, la letteratura, possono davvero scalfire lo scetticismo, i pregiudizi, le paranoie che sembrano investire la maggior parte delle persone sul fenomeno dell’immigrazione? “Non lo so. Credo che un autore non debba tacere e debba attraversare il suo tempo occupandosene, nel senso che è necessario prendere posizione. A volte anche in maniera impopolare. Ma, soprattutto, io credo che l'arte, nel suo complesso, possa essere un utile strumento di conoscenza”.