Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

La scrittrice geniale

Autore: Luisa Simonetto
Testata: Elle
Data: 17 ottobre 2014

Capita raramente, ma capita. Di arrivare all'ultima riga di un libro molto amato e di sentirsene subito orfane. A me è successo da poco con L'amica geniale, Storia del nuovo cognome e Storia di chi fugge e di chi resta, l a trilogia di Elena Ferrante che è in realtà un unico grande romanzo (e/o la casa editrice). Tutto inizia da due bambine legate a filo doppio, Elena e Lila, in un rione povero di Napoli, alla fine degli anni Cinquanta. Fai la loro conoscenza e intuisci subito che ti cattureranno, ti inchioderanno, per non lasciarti andare mai più. Che stupore. Che meraviglia. E che senso di smarrimento, dopo. Un groviglio di emozioni forti. Inizi a dibatterti tra sentimenti opposti: la gratitudine eterna verso l'amica, il libraio, il passaparola che ti hanno messo in mano la storia di Elena e Lila, le amiche-nemiche geniali. E l'invidia profonda verso chiunque debba ancora leggerla: a partire dalla vicina di metropolitana, immersa nel primo volume, più o meno a metà. Lei sì che ha davanti ore e ore di pura estasi. Poi, inaspettatamente, ti salva il quotidiano che stai sfogliando di ma
lavoglia. Pagine culturali, notizia bomba: non tutto è perduto, ci sarà il quarto libro dellA.mica geniale, l'autrice sta revisionando le bozze, in novembre sarà in libreria (il giorno 5 per esattezza).
Ora, per una giornalista, l'urgenza è: ci vuole un'intervista, subito, prima che la facciano gli altri. Ma come sanno tutte le lettrici-groupie di Elena Ferrante, Elena Ferrante non esiste. Non in senso assoluto, ovviamente: non esiste per le Tv, i magazine, i blog letterari, i tour promoziona-li, twitter, facebook ecc ecc. Ha deciso nel '92, prima di dare alle stampe la sua prima opera, L'amore molesto, di non comparire mai con il suo volto, la sua voce, il suo vero nome. Ecco cosa scrisse allora a Sandra Ozzola, fondatrice con Sandro Ferri di e/o: «Non intendo fare niente per L'amore molesto, niente che comporti l'impegno pubblico della mia persona. Ho già fatto abbastanza per questo lungo racconto: l'ho scritto; se il libro vale qualcosa, dovrebbe essere sufficiente. Non parteciperò a dibattiti e convegni, se mi inviteranno. Non andrò a ritirare premi, se me ne vorranno dare. Non promuoverò il libro mai, soprattutto in televisione, né in Italia né eventualmente all'estero. Interverrò solo attraverso la scrittura, ma tenderei a limitare al minimo indispensabile anche questo. Mi sono definitivamente impegnata in questo senso con me stessa e con i miei familiari. Spero di non essere costretta a cambiare idea».
È l'inizio de La frantumaglia, un tascabile che raccoglie i rari rapporti epistolari tra Elena Ferrante e il mondo esterno. Inteso come giornali, registi, radioascoltatori, saggisti che hanno potuto intavolare una conversazione con lei. Pochi e selezionati, va da sé. C'è grande generosità nelle risposte, alcune così lunghe e articolate da risultare inediti in piena regola. Insomma, è un testo fondamentale, e "franturnaglia" è parola essenziale della poetica ferrantiana: leggetelo al volo, se davvero amate Elena. Io invece mi limito a un modesto "uno più uno", e chiedo un appuntamento telefonico a Sandra Ozzola. Per un motivo elementare: insieme a Ferri è l'unica a sapere davvero qualcosa di fondato sull'identità della scrittrice. E, da fidata depositaria di questo non piccolo segreto, l'unica a poter "dire".
C'è qualcosa di più dolce, per gli innamorati, del sentir parlare dell'oggetto del loro amore? «Buongiorno signora Ozzola, cosa ci può raccontare dell'ultimo volume in uscita, Storia della bambina perduta?». Mi risponde una voce vivace, con un'invitante sfumatura di simpatia. «Sicuramente, che la storia
finisce, me lo chiedono tutti con un filo di ansia: oddio, non è che resta incompiuta? Finisce ed è intensissima, estremamente ricca, anche dolorosa, riguarda lo sviluppo e la crisi dell'amicizia di Elena e Lila. È ancora ambientato in parte a Napoli, con scene potenti, come
quella del terremoto (anticipata su la Repubblica del 9 giugno, ndr): secondo me è da antologia scolastica del futuro, se ancora esisteranno le antologie, ragazzi e ragazze dovrebbero studiarla». Anche i maschi? Ma la scrittura di Elena non è "femminile"? «No, anche gli uomini la leggono, meno di noi, è vero, ma ci sono fan club di lettori sfegatati. Specie dell'Amica geniale, dove la dimensione claustrofobica dei primi lavori della Ferrante, mi riferisco soprattutto a I giorni dell'abbandono e a La figlia oscura, si stempera nel respiro più classico e lungo del romanzo popolare».
Riflettiamo insieme sui terni ricorrenti della mistica Jerrantiana: in particolare sulla perdita del sé, Lila la chiama "srnarginatura", a volte un andare in pezzi violento, come se il magma incandescente della personalità non si tenesse più insieme; altre, invece, un'esplosione di genialità, uno tsunami interiore che nott si spiega. Accade, e rende lo sÌile della nostra autrice ipnotico, irresistibile.
«Anni fa, una famosa editor di Milano disse dell'Amore molesto: non posso continuare a leggerlo, è troppo carnale e violento. La forza di Elena Ferrante è la capacità di affrontare dinamiche a noi tutte familiari con sincerità totale. Come se le svelasse per la prima volta, anche quando fanno male. Quante volte l'amicizia tra donne è ridotta a rivalità pura o elevata a vicinanza poetica? Qui c'è tutto. Momenti di tenerezza estrema, Elena che aiuta Lila a vestirsi per il matrimonio, la lava, la pettina... e altri dove se ne dicono di tutti i colori, senza pietà».
Il dolore, il colpo di scena che ti attanaglia il cuore non sono mai "decorativi", ma vitali, centrali. In questi libri non esistono episodi periferici, di contorno. «Ecco perché la scrittrice, chiunque essa sia, non avrebbe mai potuto scrivere "questi" libri mostrandosi», conclude Sandra, anticipando la mia ovvia domanda sull'identità di Elena Ferrante. «Proprio per la delicatezza dei temi, e per come li affronta, è difficile esporsi. E se la scelta è costringere Elena Ferrante a mostrarsi con il rischio che non pubblichi più una riga o continuare ad avere i suoi libri, io voto senza dubbi la seconda».
E così sia. Continua a scrivere per noi, Elena. Per sempre. E lasciamo che siano altre favolose autrici, innamorate dei tuoi libri, a parlarci ancora di te.