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Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio

Autore: Teo Lorini
Testata: PULP Libri
Data: 13 luglio 2006

Chi ha ucciso il Gladiatore, l’inquilino più odioso e odiato del condominio di Piazza Vittorio? Il colpevole è già bello e pronto. È Amedeo, il convivente della professoressa che insegna italiano agli immigrati. Tanto per cominciare si è reso irreperibile proprio lo stesso giorno del delitto. E, come se non bastasse, Amedeo non è chi dice di essere.

Ma allora chi è veramente Amedeo? In una sorta di “Rashomon” al cubo, le verità si moltiplicano per il vasto numero di inquilini, ospiti, bottegai di ogni origine e nazionalità che vivono o semplicemente gravitano attorno a quel palazzo nella piazza più multietnica di Roma. C’è Parviz il cuoco iraniano con il vizietto della bottiglia e l’amore per i piccioni per cui Amedeo è come un fratello. C’è Benedetta, la portiera napoletana, che stima Amedeo perché non usa mai l’ascensore e così non lo “scassa” come gli altri condomini. C’è l’algerino Abdallah con la sua bancarella di pescivendolo; è convinto di avere già incontrato Amedeo, ma forse era in un’altra vita. E ancora una badante peruviana che annega la nostalgia nel Pisco, un professore milanese di chiare simpatie legaiole, una popolana disperata per la scomparsa del suo cane.

Girotondo di personaggi e pastiche di idiomi, Scontro di civiltà è anzittutto un interessante esperimento. L’autore, algerino 36enne, da 10 anni a Roma, ha infatti pubblicato questo romanzo in arabo due anni fa e successivamente l’ha tradotto da solo in italiano. Il risultato vorrebbe essere -esplicita dichiarazione dell’autore- un omaggio al Gadda del Pasticciaccio. Va onestamente detto che l’opera dell’Ingegnere resta tutt’al più sullo sfondo come pio auspicio. Il quadro d’insieme non è però spiacevole: soprattutto nei primi capitoli, la lettura prosegue fluida e Lakhous rivela fantasia e capacità di osservazione. È sulla lunga distanza che l’opera mostra la corda, quando la tecnica dell’alternanza fra le voci dei singoli personaggi e il diario dell’enigmatico protagonista si fa meccanica e la rivelazione dell’identità di Amedeo è tirata troppo per le lunghe, col risultato di allentare la tensione e di lasciare, all’ultima pagina, il rimpianto per un tentativo coraggioso ma non del tutto riuscito.