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La melodia di Vienna

Testata: Parla della Russia
Data: 16 ottobre 2014
URL: http://parladellarussia.wordpress.com/2014/10/16/la-melodia-di-vienna/

Questo libro mi ha riportata alla grande letteratura mitteleuropea, ai romanzi di un tempo, i classici dai quali ho iniziato a leggere e dei quali non mi stancherei mai. Romanzo storico e come molti del genere, saga famigliare, ripercorre circa 50 anni della storia d’Austria dal 1890 al 1940. E’ il crepuscolo dell’impero austro-ungarico; la decadenza è il tratto a mio avviso predominante dell’atmosfera che si respira. I personaggi sono pietre rotolanti verso un destino ineluttabile. L’ostinazione dell’Imperatore di mantenere tutto saldo e immutato, di controllare il potere per rimandare la fine è perfettamente rispecchiata nei personaggi che nella Vienna della Belle Epoque vivono, convinti dell’eternità del loro ambiente e del loro status. Così non è. Ovviamente. Arriva la I guerra mondiale, la sconfitta, l’umiliazione di un impero ridotto a nazione di 2° ordine. Arrivano le rivolte sociali, il nazismo, le deportazioni. Tutto finisce. Ho letto in giro diversi paragoni con i Buddenbrook, va da sé che Lothar Muller non raggiunge le vette di Mann e neanche di Singer. Per diversi motivi. Il primo è perché Muller è austriaco (non è tedesco e non è polacco). Il frame storico è del tutto diverso e diversamente un uomo di una città anseatica sente rispetto al suddito della capitale di un impero sconfinato. Secondo, Muller non è altrettanto bravo nella definizione dei personaggi, che per quanto completi e complessi tendono a restare monolitici. Pochi i cambiamenti dettati dalla vita e dalle vicende storiche, sfumature si notano solo alla fine del romanzo. I personaggi di Mann, invece, maturano e cambiano, pur restando fedeli a se stessi. Quelli di Singer, hanno un afflato corale, da famiglia appunto. Terzo, la famiglia non è destinata all’estinzione. La famosa terza generazione che tutto distrugge con un senso di decadenza da fine dinastia è smentito dal’impegno sociale e politico di Hans Alt. Rilevante la descrizione della famiglia allargata: conosciamo nonni, zii, cugini, nipoti, fratelli. Tutti vivono in un palazzo che con un angelo che suona la tromba al suo ingresso non può non ricordare il palazzo di Lubecca, maestosa. E’ chiaro che Muller ha letto Mann, ma a mio parere ne è stato solo ispirato. La parte più significativa del romanzo riguarda l’analisi dell’ Uomo Austriaco ovvero la riflessione sull’austriaco che al centro di un’Europa da lui dominata, resta chiuso nella bellissima e provinciale Vienna, resta vittima di un tardivo assolutismo monarchico e legato a un’epoca ormai tramontata. Non scordiamo che con l’Impero Asburgico termina Il Sacro Romano Impero e di questa eredità grave e vetustà i personaggi di Muller sono portatori solo parzialmente inconsapevoli. Il protagonista che si rivela centrale, Hans Alt, è la raffigurazione storica dell’Uomo senza Qualità, evidente ispirazione per la costruzione del personaggi e citato ripetutamente dall’autore. Hans però si rivelerà perfettamente conscio della propria umanità da cui saprà trarre le qualità necessarie a resistere nonostante le tragedie della vita e della storia. Una nota a proposito del personaggio di Henriette Stein-Alt, di origine ebrea, bella, passionale, volubile, leggera, divisa tra senso borghese e voglia di vivere. Si ispira dichiaratamente a M.me Bovary, ne ha l’irrequietezza e la vanità, non la distruttività. Gli altri personaggi, i fratelli Otto e Franz Alt sono caratterizzazioni della loro epoca e dell’ambiente sociale, ma ben tratteggiati. Il contorno dei personaggi secondari fa da sfondo alle vicende, permettendone lo svolgimento. Il romanzo è molto coerente.

Consigliato: leggendolo viene voglia di leggere di più sul periodo e sull’Austria. Un piccolo paese con un grande passato

Sconsigliato: si fa fatica a carburare e ad affezionarsi, ma poi scorre. E’ una saga famigliare in un romanzo storico, quindi attenzione al sonno.